Il Rub’ al-Khali

Nell’infuocato oceano di roccia e sabbia che copre la penisola arabica c’è una leggenda millenaria che racconta di Iram, la città scomparsa. Una “favola” tramandata di bocca in bocca da generazioni di mercanti, beduini, avventurieri e profeti che in quel deserto infinito hanno viaggiato come marinai. Si tratta di una storia così antica da essere citata nei testi sacri ebraici e nel Corano, dove, realtà storica e religione, si fondono in una misteriosa ucronia.

Nel folklore arabo si racconta di una ricchissima città carovaniera sorta nel 3000 a.C. nel deserto del Rub’ al-Khali, nellattuale Oman, e diventata florida e prosperosa grazie all’afflusso di rotte carovaniere che vi facevano tappa sulla via dell’incenso e grazie alla scoperta di una ricca oasi sotterranea. Questa città veniva chiamata Iram dei Pilastri (arabo: Iram at al-‘imad), anche detta Ubar, o “la Città d’Ottone”.

Per secoli la città rimase avvolta nel mistero tanto che per molti la sua esistenza non era che il frutto di storie fantastico come quelle raccolte nel ciclo letterario de “Le mille e una notte” in cui proprio la città di Iram viene citata nel ”Racconto della fanciulla con le due cagne” come un luogo dove gli abitanti sono stati trasformati in pietra e dove chi vi arriva può portare via le ricchezze che trova: “Ath-Thaâlibi racconta: «Avvenne che due uomini entrarono in quella caverna e trovarono da una parte dei gradini, vi discesero e scoprirono una cripta lunga cento cubiti, larga quaranta cubiti, alta cento cubiti; nel centro della cripta c’era un trono d’oro e un uomo di vasta corporatura occupava tutto il trono, per lungo e per largo. Portava tuniche intessute d’oro e d’argento, e aveva sulla testa una tabella d’oro con un’iscrizione. I due la presero, e portarono via da quel luogo tutto quel che poterono caricarsi di verghe d’oro e d’argento e di altre cose». (Le mille e una notte)”

La grotta/cisterna sotto Iram

Ma cosa successe ad Iram? Nel Corano (89, 6-8) è scritto che la città fu punita assieme alla tribù di ‘Ad, pronipoti di Nhu (Noè), quando il re Saddad sfidò gli avvertimenti del profeta Hud e Allah scatenò una tempesta di sabbia che cancellò la città seppellendola da qualche parte sotto le sabbie del Rub’ al-Khali. «Girando allora il suo volto verso il cielo, disse: “O Dio del cielo, io ti chiedo la pioggia per il mio popolo: sii il nostro protettore”. Nello stesso istante apparvero tre nuvole; la prima era rossa, la seconda nera e la terza bianca. Da queste nuvole uscì una voce che diceva: “Quale vuoi che si diriga verso il tuo popolo?” Qāʾil si disse tra sé e sé: “Se questa nuvola rossa si dirigesse verso il mio popolo, non ne scaturirebbe pioggia, del pari la nuvola bianca, restasse anche tutto un giorno, non ne uscirebbe pioggia. È la nuvola nera che assicura la pioggia”. Allora Qāʾil disse ad alta voce: “Chiedo che questa nuvola nera vada verso il mio popolo”»( Ṭabarī, Dalla creazione a David, in op. cit., pp. 116. Storia del profeta Hūd.)

Ma se tutto questo trovava riscontro nelle fonti storiche e religiose per secoli non aveva mai avuto una controprova scientifica. Nel II secolo d.C. Claudio Tolomeo disegnò una mappa con una regione abitata da un popolo chiamato Iobaritae, ossia Ubariti, dal nome leggendario della città Ubar, ma si dovette attendere fino agli anni ottanta per avere le prove certe della sua legendaria esistenza, quando un gruppo di archeologi grazie alle immagini satellitari della Nasa, alle penetrazioni del sistema Spot e Landsat e, più avanti a immagini scattate dallo Space Shuttle, per identificare antiche vie carovaniere per il commercio dell’incenso e scoprire dove convergessero.

L’avventuriero Ranulph Fiennes, l’archeologo Juris Zarins, il regista Nicholas Clapp e l’avvocato George Hedges esplorarono l’area in molte occasioni. I ricercatori si fermarono presso un pozzo chiamato Ash Shisa, e nei pressi dell’oasi scoprirono un sito precedentemente identificato come il forte di Shis (XVI sec.). Gli scavi hanno scoperto un insediamento anteriore e artefatti provenienti da altre regioni. Questo forte più antico era costruito sopra una caverna di calcare che poteva contenere una fonte d’acqua, rendendolo un’importante oasi lungo la via commerciale per Iram. Una volta che il livello dell’acqua si era abbassato, la struttura si era indebolita fino al collasso della caverna tra il 300 e il 500 d.C. che distrusse l’oasi. Altre quattro campagne di scavo sono state condotte dal dott. Juris Zarins, tracciando la presenza storica della tribù di ‘Ad, i presunti costruttori di Iram.

Cosi la città di Iram o Ubar tornò alla luce cn il suo carico di misteri e storia che già aveva affascinato Lawrence che l’aveva ribattezzata l’Atlantide del Deserto.