Quando ho sentito questa voce era ormai troppo tardi. I corpi di Daniele Nardi e Tom Ballard erano stati avvistati da qualche ora. Un’immagine sgranata, lontana, due macchie di colore semi sommerse da un oceano di crudelissima neve. La montagna se li era presi e li teneva con se lassù. Eppure io stavo sentendo la voce di quell’uomo che per mesi aveva saputo catturare l’attenzione, l’affetto e le speranze di una intera Nazione, e portarla su in vetta con lui. “Un ragazzo di pianura” è questo che sento nel messaggio vocale. E’ Daniele che parla.

Gli avevamo chiesto un’intervista qualche mese fa per inserirlo nel prossimo numero di Survival&Reporter, magari per festeggiare con lui la conquista della vetta e l’apertura della nuova via sul Nanga Parbat. Chiaramente ci eravamo resi conto che la preparazione di una tale avventura avrebbe limitato fortemente il tempo a disposizione per le interviste ma alla fine, quando quasi non ci speravamo più erano arrivati questi messaggi vocali. Otto registrazioni fatte con il suo cellulare appoggiato chissà dove magari in pausa tra un allenamento e l’altro o prima di una conferenza, otto volte la voce d’un solo uomo che si racconta e decide di farlo con una domanda: ”Chi è Daniele Nardi?”

Come se nella frenesia della preparazione, nella corsa al raggiungimento della forma fisica perfetta, e alla vigilia di una così importante spedizione si sia voluto ricordare di se stesso per un secondo. Fare il punto. Raccontarsi.

Nella tragedia della sua scomparsa ci resta di lui il ricordo che ci ha saputo lasciare attraverso i messaggi dei social, i video, le trasmissioni, ma questo ci piace pensarlo non come un messaggio pubblico, gettato nella baraonda dei network televisivi o di internet, ci piace pensare che questo messaggio, dettato in solitaria al microfono di un cellulare, sia qualcosa di privato, di intimo, di unico.

Come se Daniele ci avesse voluto parlare di lui, uno ad uno, sentendosi libero di raccontarci cosa veramente fosse il suo alpinismo.

“Siamo esseri spirituali”, dice la sua voce registrata, e quello spirito non è rimasto sulla via ghiacciata del Mummery, anzi, è tornato indietro, alla sua valle, alle sue vette, ai suoi affetti ed infine a tutti noi.

Daniele Nardi era un ragazzo di pianura, che ha aperto la via all’impossibile.

Di Alberto Palladino e Davide Di Lelio