A un mese dalla morte dell’alpinista molte le iniziative per ricordarlo. E per sempre una cima del Semprevisa porterà il suo nome

È già passato un mese da quando Daniele Nardi è morto. Era il 25 febbraio, infatti, quando si sono perse definitivamente i contatti radio con lui e Tom Ballard, impegnati nella scalata del Nanga Parbat passando per lo Sperone Mummery. Una via inesplorata, che non ha mai lasciato scampo a nessuno.

Sono state molte, in questi giorni, le iniziative a lui dedicate, specialmente a Sezze (LT), sua città di origine. Una fiaccolata è stata organizzata da una ventina di associazioni culturali e sportive della zona, con lo scopo di ricordare Nardi e Tom Ballard, suo compagno sul Nanga Parbat. E poi l’initolazione della palestra dell’istituto superiore Pacifici e De Magistris.

Ma soprattutto nei giorni scorsi si è raggiunto un accordo per intitolare a Daniele una delle cime del Monte Semprevisa, il più alto dei monti Lepini, che unisce il versante pontino con quello romano della catena montuosa. Un iter che richiede circa sei mesi di tempo, e che si stima si possa concludere con la cerimonia di intitolazione della Cima Nardi nel prossimo mese di agosto.

Nel frattempo, il 31 marzo sul Semprevisa si terrà una passeggiata per ricordare Nardi. Sulle pendici di quel monte Daniele ha mosso i suoi primi passi da esploratore quando era da ragazzino, per poi trasformare il Semprevisa nel punto di riferimento per gli allenamenti quotidiani, oltre che nel luogo in cui è stato celebrato il suo matrimonio.

Pochi giorni fa, inoltre, al campo base sul Nanga Parbat, in Pakistan, è apparsa una targa in latta in memoria di Nardi e Ballard. Ad attaccare alla roccia della nona montagna più alta del mondo la placca, con incisi i nomi dell’italiano e dell’inglese e la data della loro morte a 5.900 metri, alcuni compagni di avventura e di scalata.

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