Esiste una nicchia del triathlon, l’XTri, legata molto da vicino al concetto di avventura e di estremo. 

A cura di Simone Andrea Manelli*

Il triathlon, per chi ancora non conoscesse questo sport, è una disciplina che racchiude in sé tre sport, il nuoto, il ciclismo e la corsa. In una gara di Triathlon, dunque, l’atleta si cimenta prima nel nuoto poi nel ciclismo ed infine nella corsa. Le distanze variano a seconda del tipo di gara (super sprint, sprint, olimpico, medio e intero o Ironman). Le distanze definite Ironman, o intere o full, consistono in 3.800 metri di nuoto (in acque libere, lago o mare)/ 180 km ciclismo / 42  km di corsa.

Un po’ di storia

Il Triathlon nasce negli anni 70, precisamente nel 1977 nelle Hawaii. Un gruppo di amici da tempo discuteva su quale fosse la gara più dura sotto il profilo della resistenza fisica, se fosse la Waikki rough water swim di 3,8 km a nuoto, se la 180 km bike race around Oahu o la Honolulu Marathon, naturalmente di 42,195 km. Il comandante della marina, John Collins suggerì ai ragazzi di unire le tre discipline in un’unica gara. Tutti si fecero un grande risata ma, quel giorno, dalla sete di avventura, di sfida e ricerca del limite di quei ragazzi, nasceva il triathlon, ed era nata la gara che ha fatto la leggenda di questo sport, l’Ironman delle Hawaii. Alla prima edizione parteciparono in 14. uno dei concorrenti comprò la sua bici il giorno prima della gara, un altro si fermò per una pausa ristoratrice da Mc Donald, e il primo vincitore fu Gordon Haller.

Naturalmente dal 1977 ad oggi le cose sono cambiate molto. Sono cambiate le bici, oggi strumenti molto sofisticati e costosi; vengono utilizzati materiali molto resistenti e allo stesso tempo leggeri come il carbonio o il titanio. Inoltre rispetto agli anni ’70 è stato approfondito e studiato il fondamentale tema dell’alimentazione soprattutto durante la gara.

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Un momento dell’ultima Stone Brixia Man

 

Il triathlon (e l’XTri) in Italia

Le gare più popolari (ma anche quelle più costose) sono quelle del circuito IRONMAN (il cui motto è Anything is Possible). In Italia l’Ironman si disputa, per il terzo anno consecutivo, a Cervia, in Emilia Romagna, verso la fine del mese di settembre. Ma in Italia ci sono anche altre gare su distanze c.d. intere e che sono organizzate da altri circuiti. A Venezia (Mestre) si disputava, sino al 2018, una gara del circuito Challenge. All’isola d’Elba, sempre a fine settembre si disputa l’Elbaman (sia il medio sia e la gara su distanze intere). Una gara che si sviluppa, come è facile intuire, in un contesto meraviglioso e che è resa più impegnativa, rispetto ad esempio a Cervia, proprio per il dislivello complessivo della frazione di ciclismo. Infatti nell’IM di Cervia il dislivello complessivo della bici è quasi impercettibile, circa 700 m spalmato su 180 km, mentre all’Elbaman il dislivello è di circa 2500 m.

Ma è al di fuori dei circuiti più popolari che si staglia la piccola galassia delle cosiddette gare di XTri. Si tratta di gare estreme. Molto dure e che si svolgono, normalmente, in luoghi dove la natura è incontaminata. Si tratta di gare che presuppongono una adeguata preparazione fisica e mentale. Le difficoltà possono essere determinate sia dal clima rigido (freddo inteso o clima particolarmente piovoso o caldo torrido) ma anche e soprattutto dal dislivello complessivo della gara spalmato sulle due frazioni di ciclismo e della corsa. La vera protagonista di queste gare è la salita (e la fatica). E di norma è proprio il dislivello che fa la vera selezione. Parliamo di gare dove il dislivello della frazione di bici minimo è di 4000 m e quello della corsa dai 1000 m di dislivello e oltre.

La Stone Brixia Man

In Italia, il prossimo 6 luglio, si disputa la 3° edizione dello Stone Brixia Man. Una gara che prevede, su distanze intere, 4000 m di dislivello per la frazione di ciclismo e 2000 m di dislivello per quella della corsa. La frazione di nuoto si svolge nel lago di Iseo con arrivo a Sulzano dove viene allestita la prima delle due zone cambio (T1 – transizione nuoto – bici / T2 – transizione bici – corsa).

A rendere ancora più dura la gara è l’orario di partenza. Gli atleti si tuffano da una chiatta alle 4 del mattino a 3800 metri da Sulzano; questo comporta che alle 2 si deve essere già alzati per fare una ricca colazione per poi accedere alla zona cambio dove bisogna portare le ultime cose (barrette, gel e borracce) da utilizzare durante la frazione di ciclismo. Verso le 3 gli atleti vengono imbarcati su di una chiatta (FOTO 1 e 2) e trasportati al punto di partenza.

La notte è fottutamente buia e l’acqua è decisamente nera. Gli atleti sono dotati di una boa luminosa ma certo che l’idea di nuotare in un lago al buio non è particolarmente invitante. Ma anche questo fa parte del gioco, dell’avventura. Alle quattro esatte la chiatta raggiunte il punto dal quale gli atleti si dovranno tuffare per affrontare la frazione di nuoto. Gli ottanta partecipanti si tuffano nel nero assoluto, dove l’acqua del lago si fonde con il cielo nero. Unico riferimento è la luce del faro posizionato all’arrivo a Sulzano e sulla sponda opposta del lago. In pochi secondi si possono scorgere le ottanta lucine formare una piccola colonna.

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Un momento della scorsa edizione della Stone Brixia Man

Solo con la tua fatica

In quel momento sei solo. Con i tuoi pensieri. Le tue paure. La tua fatica. Bracciata dopo bracciata, senza riuscire nemmeno a vedere la mano che fende l’acqua. Dopo una quarantina di minuti si inizia a vedere il lontano e timido bagliore del sole. Si possono distinguere i monti che fanno da cornice al lago. Dopo poco meno di un’ora i primi atleti escono dall’acqua che è ancora buio (Foto 4) e corrono verso la zona cambio. Velocemente si tolgono la muta per indossare l’abbigliamento necessario per affrontare la frazione di ciclismo.

Dovranno pedalare senza tregua per ore e ore. In salita. È davvero dura la frazione di bici. Bisogna saper gestire il caldo, il freddo, la fame, la stanchezza e soprattutto la fatica. A Ponte di Legno dopo aver conquistato il Mortirolo e il Passo Gavia viene riposta la bici in T2 (zona cambio bici/corsa) e da qui parte la terza avventura, raggiungere il passo paradiso. 42 km di trail con 2000 metri di salita. Le gambe questo punto sono davvero dure, i muscoli sono provati. I primi impiegano poco meno di 14 ore e gli ultimi poco meno di 20 ore. Ne arrivano generalmente una cinquantina al traguardo. Gli altri o mollano o vengono fermati dai cancelli orari. Si perché a rendere ancora più dura la gara sono anche dei limiti orari, i c.d. cancelli orari. E dunque se mediamente ad una gara di Triathlon Xtri partecipano un centinaio (grosso modo) di persone, ad una gara del più popolare circuito Ironman partecipano alcune migliaia di persone. A Cervia nel 2018, si sono iscritti 2644 atleti.

Una sfida con se stessi 

Queste esperienze sportive rappresentano una sfida con se stessi. Bisogna riuscire a gestire il sonno. L’alimentazione. Lo stress. La paura. La stanchezza. Gli imprevisti. Si, perché gli imprevisti, in una gara lunga come questa, possono essere tanti. Non bisogna perdersi d’animo e bisogna fortemente desiderare di arrivare al traguardo.

Per raggiungere l’obiettivo bisogna affrontare una preparazione lunga e impegnativa. La stragrande maggioranza di quelli che decidono di affrontare questo genere di sfide non sono atleti professionisti. Dunque la vera sfida è quella di riuscire a far conciliare gli impegni lavorativi e familiari con il tempo dedicato agli allenamenti. Per fare questo si sfruttano le ore del mattino per gli allenamenti, sottraendole al sonno, la pausa pranzo e la sera. Naturalmente il fine settimana. La disciplina che richiede più tempo è certamente la bicicletta.

Allenare fisico e mente

Oltre al fisico bisogna allenare la mente. Elemento altrettanto importante. Gestire famiglia, lavoro e allenamenti non è facile e bisogna per questo riuscire a creare armonia. Si impara a superare momenti di crisi, di sconforto. È poi necessario impostare una dieta corretta e imparare a gestire l’alimentazione durante la gara.

Naturalmente tutto ha un senso se si prova piacere nello stare ore e ore in bici in mezzo alla natura solitaria della montagna. Spesso sei da solo, sia in gara sia durante gli allenamenti. Questo, per chi ha tale inclinazione, ti consente di vivere anche una dimensione spirituale molto intensa, di contatto profondo con se stessi e con la natura che circostante. Sono esperienze che rendono necessariamente più forti e saldi. Personalmente mi sono domandato cosa spinga “ragazzi” ultraquarantenni (quando va bene) ad affrontare sfide come queste quando si potrebbe tranquillamente praticare del sano “divaning”. Ritengo che in alcuni di noi arda un profondo senso di irrequietezza oltre al bisogno di misurarsi con i propri limiti. In queste prove impari a conoscere te stesso ed a fare i conti con i tuoi punti deboli. È un’ottima palestra di resilienza. La risposta che mi sono dato, approfondendo la materia attraverso la lettura di alcuni libri sul tema, è che chi non si arrende al divano, allo scorrere inesorabile del tempo, ha bisogno di nuovi stimoli. Nuove sfide. Penso faccia parte della nostra natura più antica, atavica.

La resilienza

Il prof. Pietro Trabucchi, psicologo dello sport e autore di studi e di numerosi testi sulla resilienza (uno dei padri del Tor de Geant) ha studiato e approfondito il tema della resilienza. il termine viene mutuato dalla metallurgia ed indica, infatti, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. È il contrario della fragilità. Secondo il Prof. Trabucchi “la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino.”(dal sito www.pietrotrabucchi.it). È innegabile che chi è abituato a “fare fatica” a lanciarsi in nuove sfide, è più predisposto, poi, nella quotidianità della propria vita (lavoro, famiglia etc) alle fatiche, alle sfide alle quali siamo continuamente sottoposti.  Ciò che ho imparato, personalmente, è gestire la sconfitta, trovare nel fallimento una risorsa e proseguire nel perseguimento dell’obiettivo.

*triatleta estremo