fbpx
La tua guida per l'avventura

Autore: Ilaria Pedrali

Quando sono le donne (italiane) a vincere imprese ai limiti dell’impossibile – Survival & Reporter

Francesca Canepa è stata la prima italiana a vincere l’Utmb, la madre di tutte le gare. Un’impresa ai limiti del Survival. Nell’ultima edizione dell’Ultra Trail del Monte Bianco, nel settembre…

Francesca Canepa è stata la prima italiana a vincere l’Utmb, la madre di tutte le gare. Un’impresa ai limiti del Survival.

Nell’ultima edizione dell’Ultra Trail del Monte Bianco, nel settembre scorso, a vincere è stata un’italiana: Francesca Canepa, della Valle d’Aosta. Il tempo è stato da record: 26h03’48”. Dietro di lei la spagnola Uxue Fraile Azpeita e la francese Jocelyne Pauly. Un podio aveva già visto protagonista l’atleta italiana, ma che mai aveva fatto risuonare le note dell’inno di Mameli.

L’impresa di Francesca, che è entrata nella storia dopo aver già conquistato un palmares di tutto rispetto, dimostra che anche le donne possono non solo partecipare ma anche eccellere nelle corse estreme e in tutte quelle imprese sportive che si avvicinano al survivalismo. All’Umtb Francesca Canepa ha sbaragliato le concorrenti e il pessimo meteo. In alcuni tratti, infatti, le temperature sono scese fino a dieci gradi sotto lo zero. Da Chamonix a Chamonix, correndo per 170 chilometri sui sentieri di Francia, Italia e Svizzera. Era ventunesima a un terzo di gara, ma con costanza, determinazione e sicura del proprio ritmo, l’italiana ha saputo effettuare una rimonta eccezionale.

Subito dopo aver tagliato il traguardo, insieme ai suoi due figli, ha dichiarato: “Sono riuscita a stare sempre concentrata, a seguire e dare ascolto e forza al mio corpo. Ho passato anni difficili, nei quali non è stato facile continuare a credere in me stessa. Ho vinto la gara che per me vale come un’olimpiade. E siccome il trail non è uno sport olimpico non potevo sognare altro”.

Pur essendo un’atleta dalla nascita, la Canepa si è avvicinata alla corsa in età adulta. Oggi ha 47 anni e fino ai 40 anni non aveva mai corso. Da quando ha cominciato a correre ha vinto, tra le altre gare, il Tor des Géants, l’Hong Kong 100, l’Eiger Ultra Trail, la Transgrancanaria, il Cappadocia Ultra Trail. Tutto merito del suo fisico, allenatissimo, e alla sua grande concentrazione. 

Vi abbiamo presentato la storia di Francesca Canepa per ribadire che le donne sono tra le atlete che riescono a dare il meglio di sé anche in ambito di survivalismo sportivo. Ecco perché sono le benvenute al primo Survival Contest che noi di Survival & Reporter stiamo organizzando per il prossimo mese di luglio. A breve comunicheremo tutti i dettagli per la partecipazione. Per il momento, Ancora una volta, non possiamo che dirvi… stay tuned…

Nessun commento su Quando sono le donne (italiane) a vincere imprese ai limiti dell’impossibile – Survival & Reporter

L’italiano che studia i ghiacci dell’Antartide – Survival & Reporter

Pietro Milillo ha scoperto un’imponente cavità sotto il ghiaccio, grande quasi quanto Manhattan L’ultima scoperta sotto il ghiaccio del Polo parla italiano. Pietro Milillo è uno scienziato che lavora alla…

Pietro Milillo ha scoperto un’imponente cavità sotto il ghiaccio, grande quasi quanto Manhattan

L’ultima scoperta sotto il ghiaccio del Polo parla italiano. Pietro Milillo è uno scienziato che lavora alla Nasa. Ha 29 anni ed è a capo di un team di glaciologhi provenienti da tutto il mondo. Il loro lavoro ha permesso di scoprire l’esistenza di un’imponente cavità al di sotto del ghiacciaio Thwaites.

La cavità è profonda circa 300 metri e ha un’estensione di 40 chilometri quadrati. Più o meno è grande quanto le città di Como, Gorizia, Bergamo, oppure come due terzi del distretto di Manhattan. La sua formazione sarebbe dovuta a causa dei cambiamenti climatici e può contenere circa 14 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Il Thwaites è uno dei luoghi più difficili da raggiungere sulla Terra, hanno spiegato i ricercatori, i quali hanno aggiunto che “sta per diventare più conosciuto che mai”.

La scoperta di Pietro Milillo porta con sé una grande valenza scientifica. Perché la cavità in questione si è formata un brevissimo lasso di tempo. Gran parte del ghiaccio, infatti, si sarebbe sciolto soltanto negli ultimi 3 anni. La speranza degli studiosi è che non si sciolga del tutto il ghiaccio che compone il Thwaites, perchè potrebbe provocare un allarmante innalzamento del livello dei mari, con pesanti conseguenze per l’intero ecosistema.

Si stima che se tutto il ghiaccio del Thwaites si sciogliesse, l’innalzamento delle acque sarebbe pari a 65 centimetri. Nella peggiore delle ipotesi c’è chi azzarda che lo scioglimento trascini con sé altri ammassi di ghiaccio, che potrebbero far alzare le acque anche di quasi due metri e mezzo. Il che significa che nel mondo molte città costiere e molte isole dell’Oceano Pacifico corrono il rischio di essere sommerse. L’infiltrazione di acque marine più calde fa sciogliere il ghiaccio a un ritmo mai visto prima, tanto che come spiega lo stesso Milillo “alcuni settori dell’imponente ghiacciaio Thwaites arretrano di circa 800 metri l’anno”.

 

Nessun commento su L’italiano che studia i ghiacci dell’Antartide – Survival & Reporter

Sempre meno gare di vero survivalismo. Ma presto grandi novità in arrivo – Survival & Reporter

Quelle che un tempo erano gare di survival, oggi si chiamano per lo più O.C.R.. Cioè corse a ostacoli in mezzo al fango, in condizioni estreme. La Spartan Race e…

Quelle che un tempo erano gare di survival, oggi si chiamano per lo più O.C.R.. Cioè corse a ostacoli in mezzo al fango, in condizioni estreme. La Spartan Race e le altre gare di cui abbiamo diffusamente parlato qualche tempo addietro su questo blog ne sono la testimonianza.

Certo, appuntamenti importanti ce ne sono. A maggio a Bolzano si svolgerà la Survival Race, giunta alla sua terza edizione. Una gara di corsa ad ostacoli su un percorso ad anello di 8 km e che comprende il superamento di 8 ostacoli di natura militare. Si svolge su un percorso di gara che ha come punto di partenza e di arrivo il Reiterhof Edelweiss, e si sviluppa interamente sull’Altopiano del Salto con un dislivello di circa 250 mt.

Un momento della seconda edizione della Survival Race in Alto Adige

Gare analoghe ce ne sono state in Valle d’Aosta, in Piemonte, in Umbria. I partecipanti si sono messi alla prova, sfidandosi in prove di orientamento, gestione del fuoco, rifugi di emergenza. E soprattutto tanta corsa. Niente a che vedere, però, con la Montane Spine Race, di cui già vi abbiamo parlato.  

Ma il survival sportivo è anche altro, perché si basa su un impegno che mischia abilità e attitudini primordiali. Presto questo affascinante e avventuroso mondo vedrà un’importante novità. E noi di Survival & Reporter ne saremo i protagonisti. In agenda, infatti, va segnato un appuntamento importante. Quello con il Survival Contest. A breve da questa pagine vi forniremo tutte le informazioni necessarie.

Oggi è utile sapere che il vero obiettivo che ci anima e ci spinge a organizzare una vera gara di sopravvivenza, è il desiderio sincero di promuovere il survivalismo sotto tutte le sue forme. Siamo fermamente convinti che sia sempre più difficile praticare il survivalismo, e che valga la pena di mettersi in gioco per conoscere i propri limiti, superarli e sviluppare le proprie capacità psico-fisiche. Non solo: vogliamo dimostrare inoltre che il survival è per tutti, e a tutti può essere d’aiuto nelle situazioni più disparate. Fondamentale a questo riguardo è la dimensione esperienziale, che è il giusto completamento della parte formativa per un appassionato di survival

Il nostro invito è quindi quello di rimanere sintonizzati e di non perdere i prossimi post, dove vi sveleremo altre interessanti novità! Stay tuned…

Nessun commento su Sempre meno gare di vero survivalismo. Ma presto grandi novità in arrivo – Survival & Reporter

Kiruna sta per essere inghiottita dalla Terra. Traslochiamola! – Survival & Reporter

In Svezia stanno spostando la città di Kiruna, che stra sprofondando a causa della miniera di ferro locale. Kiruna è uno dei posti più freddi del mondo, a 150 km a…

In Svezia stanno spostando la città di Kiruna, che stra sprofondando a causa della miniera di ferro locale.

Kiruna è uno dei posti più freddi del mondo, a 150 km a nord del Circolo Polare Artico, che a poco a poco si sta facendo inghiottire dalla Terra. In questa città ha sede la più grande miniera di ferro del mondo. Per questo negli anni il sottosuolo è stato continuamente scavato, portando a una pesante destabilizzazione del terreno. Questo sta mettendo a repentaglio la sicurezza di case, aziende ed edifici storici.

Ecco che da qualche anno è stato messo a punto un piano per spostarsi un po’ più in là. Precisamente due o tre chilometri a est, su un territorio più stabile. Un progetto faraonico, dal costo stimato in 1,69 miliardi di euro a cui lavoreranno oltre 800 operai. Questo trasloco epocale, che piano piano è già in corso, viene pagato interamente dalla compagnia mineraria, insieme alle istituzioni.

Trasloco Kiruna

Si tratta del trasloco più grande di sempre nella storia, che coinvolge i circa 20 mila abitanti di Kiruna, da sempre attaccati alla loro città e intenzionati a preservarne l’identità, la storia e l’economia. E così casa dopo casa, gli edifici vengono interamente smontati, caricati sui camion e spostati di qualche chilometro, per ricostruire la città in un luogo più sicuro, non soggetto ai cedimenti del terreno.

il trasloco di Kiruna

Ma un ruolo importante lo gioca la miniera, che a Kiruna dà lavoro a 2.300 persone. La Lkab, la compagnia che estrae il ferro dai giacimenti sotto le montagne Luossavaara e Kiirunavaara, ha avuto l’idea di salvare tutto il salvabile, dopo aver avvertito che l’espansione della miniera stava causando seri pericoli all’incolumità degli edifici della città. le continue esplosioni sotto terra, infatti, stanno danneggiando le fondamenta delle case.

Entro il 2022 circa 3mila abitazioni, alberghi, edifici pubblici, ospedali, persino vie e piazze, verranno smontate e spostate. Kiruna non è la prima città che viene spostata, ma è la più grande. Fino a oggi, infatti, la storia ricorda traslochi analoghi per al massimo poche centinaia di persone, mentre a Kiruna si sposteranno quasi in 20 mila.

In questo video della BBC viene mostrato come sta avvenendo il trasloco più grande che la storia ricordi.

Nessun commento su Kiruna sta per essere inghiottita dalla Terra. Traslochiamola! – Survival & Reporter

L’avventura Survival nel relitto del Titanic – Survival & Reporter

Un’insolita iniziativa permette di esplorare il relitto che giace a quasi 4 km di profondità nell’Atlantico Oggi è possibile visitare il relitto del Titanic, che giace sul fondo dell’Oceano Atlantico…

Un’insolita iniziativa permette di esplorare il relitto che giace a quasi 4 km di profondità nell’Atlantico

Oggi è possibile visitare il relitto del Titanic, che giace sul fondo dell’Oceano Atlantico a 3.810 metri di profondità. Un’avventura non alla portata di tutti, visto che il costo si aggira sui 105 mila dollari. Ma anche per chi ha un conto in banca di tutto rispetto non si tratta comunque di un’impresa facile. 

Una parte del relitto del Titanic

La compagnia statunitense Ocean Gate Expeditions ha infatti organizzato una iniziativa imperdibile per tutti coloro che hanno uno spirito avventuriero. Si chiama Titanic Survey Expedition e altro non è se non un’immersione verso il relitto del Titanic. Non una semplice esplorazione ma di una vera e propria missione di squadra. O meglio, di più missioni. 

Sì, perché l’avventura che porta a esplorare il relitto del transatlantico più tristemente famoso della storia, si compone di sei missioni che durano undici giorni ciascuna. Vi possono partecipare al massino nove persone, e la prima spedizione dovrebbe partire già dal prossimo mese di giugno. L’ultima si concluderà con la metà di agosto.  I cosiddetti “citizen explorer”, però, non dovranno essere solo persone danarose. Dovranno essere degli specialisti in mansioni nautiche, saper usare attrezzature digitali per raccogliere immagini, video 4K e dati scansionati dal sonar, per poi elaborarli con gli scienziati esperti della squadra.

Gli avventurosi partecipanti potranno così arrivare a 3.810 metri di profondità e ammirare da vicino quel che resta del Titanic. Si immergeranno con il mini-sommergibile Titan, che è dotato di una nuova tecnologia che gli consente di inabissarsi fino a 4 km e trasportare cinque persone. Oltre alla sua struttura progettata in fibra di carbonio e titanio. Grazie alla visuale dal vivo della parte frontale del sommergibile, sarà possibile esplorare il relitto fin nei minimi dettagli. Ma lo scopo dell’esplorazione non è solo di natura “turistica”. L’obiettivo principale alla base della visita al relitto, infatti, è lo studio e la documentazione del sito, per permettere ai ricercatori di valutare il grado di deterioramento del Titanic. 

Il mini sommergibile Titan
Nessun commento su L’avventura Survival nel relitto del Titanic – Survival & Reporter

Un italiano si è lanciato sull’Antartide con il paracadute – Survival & Reporter

Danilo Callegari è il primo italiano ad aver realizzato questa impresa ai limiti dell’impossibile. Dopo la donna che per prima ha sorvolato l’Antartide in tuta alare, un italiano si è…

Danilo Callegari è il primo italiano ad aver realizzato questa impresa ai limiti dell’impossibile.

Dopo la donna che per prima ha sorvolato l’Antartide in tuta alare, un italiano si è lanciato con il paracadute sui ghiacci del Polo Sud. Si tratta di Danilo Callegari, il primo italiano a lanciarsi in caduta libera nel freddo cielo d’Antartide con uno spettacolare lancio in paracadute da un aereo in volo a 5.000 metri d’altezza. 

Il lancio è stato parte del progetto Antartica Extreme, che purtroppo non è andato del tutto a buon fine. Callegari, infatti, ha dovuto rinunciare all’ambizioso obiettivo di raggiungere il Polo Sud in completa solitudine e autonomia. Ma non per questo si è dato per vinto. E ha portato a termina un’altra, grandissima, impresa.

Danilo Callegari è rientrato in Italia da poco, ma sul suo sito internet è stato possibile seguire passo passo la sua spedizione, grazie a un diario di bordo costantemente aggiornato. 

Proprio il sito spiega quali erano le ambizioni del progetto, che era partito lo scorso 23 ottobre e che se anche qualcosa è andato storto ha permesso a Callegari di portarsi a casa la sua quarta Seven Summits dopo Aconcagua, Elbrus e Kilimangiaro.

Un aereo decollerà da Punta Arenas (Cile) portandomi ai margini della banchisa di Weddell.
Da questo punto inizierò la mia avventura.
Con gli sci ai piedi, trainando una slitta del peso di circa 160kg complessivi di carico, con all’interno tutto l’occorrente per la sopravvivenza, punterò dritto in direzione sud / sud-est per circa 1.300km, distanza necessaria per raggiungere il Polo Sud Geografico.
Raggiunto il Polo Sud Geografico, un aereo bimotore ad elica mi preleverà portandomi sopra la zona della regione della montagna più alta d’Antartide (Monte Vinson) dove, da una quota di circa 5.000 metri, verrò paracadutato.
Il Monte Vinson, 4.897mt. (S 78°34’59” – W85°24’59”) è la montagna più alta d’Antartide, quarta vetta del 7SUMMITS Solo Project (progetto intercontinentale iniziato nel 2011 con il Sudamerica, continuato poi con Europa ed Africa. Il progetto prevede la scalata in stile alpino delle 7 cime più alte dei 7 continenti, creando attorno ad ognuna di esse un’avventura estrema, unendo ARIA-TERRA-ACQUA).
Raggiunto il suo campo base, inizierò la scalata a questo colosso di ghiaccio.
Una volta portato a termine questo terzo importante obiettivo, verrò esfiltrato dall’Antartide via aerea su Punta Arenas (Cile) con il successivo rientro in Italia.

Sarei il primo uomo al mondo a completare una trilogia di questo tipo in Antartide:

il Polo Sud Geografico

un lancio in paracadute

la montagna più alta

Sarei anche il primo italiano a raggiungere in solitaria e in completa autonomia il Polo Sud Geografico.

Nessun commento su Un italiano si è lanciato sull’Antartide con il paracadute – Survival & Reporter

I 5 ponti tibetani più suggestivi d’Italia – Survival & Reporter

Tra le attività outdoor le escursioni sui ponti tibetani sono tra le più belle ed avvincenti. Ecco i cinque ponti tibetani ad alto tasso di adrenalina d’Italia. Un itinerario sospeso…

Tra le attività outdoor le escursioni sui ponti tibetani sono tra le più belle ed avvincenti. Ecco i cinque ponti tibetani ad alto tasso di adrenalina d’Italia.

Un itinerario sospeso tra cielo e terra, che regala paesaggi mozzafiato e forti emozioni. Sono i ponti tibetani. Strutture di collegamento costituite da una fune che ha funzione di marciapiede e da due funi/mancorrenti laterali superiori distanziate di circa un metro da quella marciapiede. Più le funi sono tese più alta è la stabilità del ponte e minori le oscillazioni laterali. E sorprendentemente è l’Italia ad avere alcuni dei ponti tibetani che sono entrati nel Guinness dei Primati

Ponte della Luna – il più impressionante 

Il Ponte della Luna

Il ponte della Luna si trova in Basilicata e fa parte del percorso dei ponti tibetani di Sasso di Castalda. Lungo 300 metri e alto 102 dal torrente sottostante permette di camminare sospesi nel vuoto fino ad arriva al rudere del castello che domina il villaggio da un suggestivo punto panoramico. Il Ponte della Luna è formato da tanti pioli di ferro collegati da funi d’acciaio e nient’altro, così da avere una vista totale sul torrente sottostante. E se l’adrenalina non si fosse scaricata a sufficienza, al termine del percorso si trova uno sky-walk in vetro. 

Ponte di Cesana Claviere – il più lungo 

Il Ponte di Cesana Claviere

Il Ponte di Cesana Claviere non è solo il più lungo d’Italia. È il più lungo al mondo con i suoi 468 metri. Un percorso che si articola su tre ponti, di cui l’ultimo è sospeso a 90 metri da terra. Si percorre in un’ora e mezza. L’itinerario attraversa le Gorge di San Gervasio ed è costituito dalla successione di tre ponti in cavi. Quello di 70 metri e quello di 408 sono collegati. Il terzo, invece è separato dal sentiero di 90 metri realizzato nel 2008. L’altezza massima è di 30 metri da terra, ma l’emozione nel percorrerlo è davvero tanta. 

Ponte nel Cielo – il più alto

Il Ponte nel Cielo

Il Ponte nel Cielo è il ponte tibetano più alto d’Europa. Collega la località Campo Tartano, fra le Orobie in Valtellina, ai maggenghi di Frasnino. Il ponte è alto ben 140 metri e largo un solo metro. È stato inaugurato lo scorso anno ed è composto da settecento assi in legno di larice e si distende per una lunghezza di 234 metri. L’idea che ne ha permesso la realizzazione era quella di agevolare il lavoro degli alpeggiatori. Ma il ponte è diventato una meravigliosa attrazione per gli amanti delle emozioni forti. 

Ponte delle Ferriere – il (fu) più lungo al mondo

Il Ponte delle Ferriere

Il Ponte delle Ferriere è stato il ponte più lungo al mondo, entrando nel Guinness dei Primati nel 1990. È lungo 227 metri e largo 1,3. Venne costruito nel 1923 per permettere agli operai di andare al lavoro, e collega i paesi toscani di Mammiano Basso e Popiglio, rimanendo sospeso sul torrente Lima. Col passare degli anni ha perso la sua funzione originaria, ma è rimasto un avvincente percorso per ammirare un paesaggio mozzafiato e regalare emozioni adrenaliniche a chi lo attraversa. Il ponte è realizzato con strutture che poggiano su 4 cavi di acciaio, mantenuti in tensione. 

Ponte tibetano sulla Ferrata Dibona – il più difficile 

Il Ponte tibetano sulla Ferrata Dibona

Il Ponte tibetano sulla Ferrata Dibona si trova sulle Dolomiti, e sicuramente è il ponte più difficile da raggiungere. Si estende dal rifugio Lorenzi, sul Monte Cristallo, fino alla località Ospitale. Il ponte è proprio all’inizio della scalata ed è lungo 27 metri. Pochi, ma la vera impresa è arrivarci. Sì, perché prima di poter fare l’esperienza del ponte si deve passare da una scala metallica e attraversare una passerella di legno che porta in un ex tunnel bellico. Da qui si prosegue sulle rocce fino ad arrivare al ponte. Impressionante il panorama che si può intravedere dagli assi di legno sotto ai piedi. 

Nessun commento su I 5 ponti tibetani più suggestivi d’Italia – Survival & Reporter

La donna che ha vinto la gara più dura al mondo correndo e allattando – Survival & Reporter

La scozzese Jasmin Paris ha vinto la Montane Spine Race, una della gare più dure del pianeta. Lo ha fatto allattando.  In tutto sono 268 miglia, cioè 431 chilometri. È la…

La scozzese Jasmin Paris ha vinto la Montane Spine Race, una della gare più dure del pianeta. Lo ha fatto allattando. 

In tutto sono 268 miglia, cioè 431 chilometri. È la Montane Spine Race, una delle gare tra le più difficili al mondo, che mette a dura prova la tenuta fisica e mentale dei partecipanti. A vincere l’edizione di quest’anno è stata una dona di 35 anni, Jasmin Paris, che ha sbaragliato tutti i 136 concorrenti, tra cui le altre otto donne. Ha percorso le 268 miglia che separano Edale, in Inghilterra, e Kirk Yetholm, in Scozia, in 83 ore, 12 minuti e 23 secondi. L’atleta che si è classificato secondo ha tagliato il traguardo 15 ore dopo di lei. 

Jasmine Paris in un momento della gara

Continui saliscendi nello sterrato, tra temperature inclementi, venti freddi e l’incognita neve, non hanno fermato questa donna d’acciaio che ha anche migliorato il precedente record di 12 ore. Per intenderci e caprie la difficoltà di questa lunghissima gara, una corsa al limite della sopravvivenza, si pensi che è come correre più di dieci maratone di seguito e ascendere l’equivalente di una volta e mezzo il monte Everest.

Il percorso della Montane Spina Race

Ma la vera particolarità, o forse la bizzarria che fa entrare la Paris nella storia dell’ultratrail è che nel frattempo ha pure allattato. Nelle poche tappe di ristoro consentite, infatti, l’ultramaratoneta si è persino tirata il latte per la sua bambina di 14 mesi. “Gran parte del percorso avviene in aree remote”, ha dichiarato Jasmin, che di professiona fa il veterinario. “Quindi è fatto in solitudine, è un altro importante elemento che incide. Dunque è una prova di forza per molti aspetti, una sfida immensa. Io avevo la migliore delle motivazioni per arrivare alla fine: mia figlia che mi aspettava”. 

Jasmine Paris con la sua bambina all’arrivo
Nessun commento su La donna che ha vinto la gara più dura al mondo correndo e allattando – Survival & Reporter

Guida sicura su due ruote? Ora c’è la scuola – Survival & Reporter

Una scuola di guida sicura per vivere la moto con la D maiuscola. Perchè il mondo dei bikers è sempre più rosa. Si chiama BikerX ed è una startup nata dall’esperienza di una donna per promuovere la conoscenza…

Una scuola di guida sicura per vivere la moto con la D maiuscola. Perchè il mondo dei bikers è sempre più rosa.

Si chiama BikerX ed è una startup nata dall’esperienza di una donna per promuovere la conoscenza della guida sicura su due ruote. Non solo: BikerX vuole anche contribuire alla diffusione della cultura dell’essere motociclista e favorire l’approccio a donne e nuove generazioni.

Dai Istat e Aci alla mano, nella sola città di Milano sono oltre 20 mila le donne che si spostano in moto. Per andare al lavoro accorciando i tempi di percorrenza, certo, ma anche come filosofia di vita. Perché la moto negli ultimi anni è diventata una fedele compagna della routine settimanale e del tempo libero anche per le donne. Basti pensare che negli ultimi cinque anni c’è stata una crescita del 32,4% delle donne che hanno acquistato una moto. E nel solo 2017 la crescita è stata del 16,6%. Una moda, forse, importata dagli Stati Uniti, dove le centaure sono ben il 19% del totale dei motociclisti. Ma tra i nati tra gli anni ’80 e il 2000 il 26% dei proprietari di moto è al femminile.

La moto è una passione che, per contro, viene praticata su strade sempre più intasate e troppo spesso dissestate. Tutti elementi che mettono in pericolo la sicurezza degli amanti delle due ruote e che richiedono una profonda conoscenza della moto stessa e di come guidarla nella maniera più opportuna. Ecco che mai come ora è importante avere dei corsi di guida sicura. 

Per far fronte a questa necessità, dall’esperienza di qualificati istruttori specializzati nelle due ruote è nata BikerX. Si tratta di un’organizzazione offre corsi di vari livelli dedicati a neofiti, neopatentati o a chi vuole migliorare la propria tecnica di guida. Ma che soprattutto promuove la conoscenza e la cultura delle due ruote attraverso eventi in cui verranno combinati tecnica di guida, il piacere del turismo in moto e la passione per questa compagna di viaggio. 

Il progetto prenderà il via con la sessione inaugurale il prossimo 23 marzo 2019 all’interno dello spazio Campo Prova dell’autoscuola Gatti di Reggio Emilia. Un centro permanente di formazione alla guida unico in Italia. In totale una superficie di 50.000 m2attrezzata con viali, incroci, rotonde, che permette di simulare tutte le più frequenti situazioni di guida che si verificano in un’area urbana. 

Dopo aver svolto particolari e personalizzati test attitudinali finalizzati a descrivere le proprie peculiarità nella guida e nell’approccio emotivo alla strada, i partecipanti al corso, monitorati da un team di esperti istruttori, affronteranno le due sessioni principali, una teorica e una pratica. 

In aula sarà posta maggiore attenzione alla guida sicura su due ruote, soffermandosi sull’importanza dell’abbigliamento da utilizzare in sella a una moto, sulla giusta postura da adottare, con particolare attenzione alla corporatura, sulle componenti meccaniche, sui rischi più comuni e cenni sul primo intervento in caso di incidenti. Successivamente, all’interno di aree dedicate alle prove su due ruote, verranno testate concretamente le impostazioni di guida. Un vero e proprio percorso teorico e pratico che permetterà di affrontare con sicurezza le insidie della strada e vivere appieno il mondo delle due ruote.

Nessun commento su Guida sicura su due ruote? Ora c’è la scuola – Survival & Reporter

Perché fare kayak (e non solo) in Repubblica Dominicana? – Survival & Reporter

Dal kayak al canyoning, dal rafting all’arrampicata, e molto altro. La Repubblica Dominicana è la meta ideale per una vacanza avventurosa. Non solo spiagge bianchissime e resort extra lusso, dove…

Dal kayak al canyoning, dal rafting all’arrampicata, e molto altro. La Repubblica Dominicana è la meta ideale per una vacanza avventurosa.

Non solo spiagge bianchissime e resort extra lusso, dove sonnecchiare e farsi coccolare in totale comodità. La Repubblica Dominicana è il luogo ideale per l’outdoor e per gli sport d’avventura. Soprattutto nell’area compresa tra i fiumi Jamao e Yasica. 

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Il comune di Jamao al Norte nella provincia di Espaillat nel nord della Repubblica Dominicana è considerato la meta ideale per praticare il kayak. Sono presenti, infatti, riserve naturali uniche segnate dal passaggio di questi due importanti corsi d’acqua. Qui è bellissimo avventurarsi in kayak, grazie agli oltre 5 km di acque color turchese nelle quali affondare la pagaia fino a raggiungere banchi sabbiosi passando per alberi centenari. 

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Ma soprattutto sono gli abitanti della zona che permettono di far vivere l’esperienza più autentica del viaggio e dell’avventura. Sono infatti sono i giovani sportivi del luogo che accompagnano gli esploratori per tutto il percorso, lungo il quale è possibile anche effettuare fermate per degustare prodotti tipici locali. Oppure cenare insieme a una famiglia del posto.

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Per gustare al meglio l’esperienza dell’esplorazione della Repubblica Dominicana sono molte le attività che oltre al kayak rendono unica l’avventura: canyoning, rafting, arrampicata, percorsi a cavallo lungo il fiume.

Canyoning Arroyo Frio

Tra queste il tour del Canyon de Arroyo Frio. Un canyoning della durata di 5 o 6 ore in un contesto davvero suggestivo. Qui ci si cala nelle gole profonde e strette scavate nella roccia per ammirare le imponenti 18 cascate da una prospettiva inusuale. Perché tra le numerose attrazioni naturalistiche della Repubblica Dominicana non tutti sanno che ci sono impressionanti cascate che lasciano i visitatori senza fiato e riservano ai più temerari degli scenari davvero inediti.

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Un’altra esperienza da provare è la discesa in corda doppia. Include quattro ore di arrampicata lungo il canyon del fiume. Una magica avventura che conduce fino alle impressionanti cascate. Fondamentale avere una buona preparazione fisica e una conoscenza della tecnica di discesa in corda doppia perché il percorso riserva emozioni forti. 

Nessun commento su Perché fare kayak (e non solo) in Repubblica Dominicana? – Survival & Reporter

Type on the field below and hit Enter/Return to search