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La tua guida per l'avventura

Autore: Ilaria Pedrali

Torna Swimtheisland, per nuotare in acque libere

A Sirmione e Bergeggi il più importante appuntamento italiano del nuoto in acque libere Da domenica 23 giugnoil nuoto in acque libere tornerà protagonista con Swimtheisland by Jaked. Anche nel…

A Sirmione e Bergeggi il più importante appuntamento italiano del nuoto in acque libere

Da domenica 23 giugnoil nuoto in acque libere tornerà protagonista con Swimtheisland by Jaked. Anche nel 2019 il title sponsor della manifestazione rinnova la propria partnership con TriO Events nell’organizzazione del più importante appuntamento italiano della disciplina e non solo. Il perfetto connubio tra sport e territorio sarà al centro delle due tappe in programma con la conferma delle splendide location di Sirmione e Bergeggi.

Con 24 nazioni rappresentate dai 900 partecipanti da tutto il mondo, Swimtheisland Sirmione pulserà nel cuore della cittadina in provincia di Brescia. Dopo la partenza dall’incantevole Spiaggia del Prete la scia delle caratteristiche boe gialle colorerà le acque del Lago di Garda per abbracciare il borgo medioevale e i paesaggi naturali al suo cospetto, testimoni dell’antica storia scaligera. Alle ore 10.55 avrà inizio la gara Classic su un tracciato di 3.2 km con arrivo sul lungolago Armando Diaz in un tempo massimo di 2h, mentre alle ore 11.30 al via la gara Short su 1.8 km da concludere in 1h20’. Tutte le informazioni sulle iscrizioni e sulle gare, aperte sia ai tesserati FIN/FITRI/UISP che agli amatori, su www.swimtheislandsirmione.it

Swimtheisland Bergeggi

Sabato 5 e domenica 6 ottobrela manifestazione sbarcherà in Liguria con Swimtheisland Bergeggi. Le limpide acque e i tratti rocciosi di costa della riviera di ponente savonese offriranno ai partecipanti i panorami mozzafiato dell’Area Marina Protetta dell’Isola di Bergeggi. La due giorni sarà l’occasione perfetta per scoprirne l’inestimabile patrimonio marino, tra grotte sotterranee come Punta Pedrani e spettacolari punti di immersione come il Canalone e il Pifferaio, ma anche i caratteristici paesi legati alla tradizione marinara italiana, come Spotorno, Bergeggi e Noli, di origine medioevale ed eletto tra i Borghi più Belli d’Italia.

Il programma gare

Sabato 5 ottobre il ricco programma, pensato per condividere la passione del nuoto anche in famiglia, avrà inizio alle ore 12. I piccoli nuotatori si metteranno alla prova con Kid’stheisland su percorsi di 100 metri (6/7 anni), 200 metri (8/9 anni) e 400 metri (10/11/12 anni), mentre alle ore 14 spazio al Family/Team Event (800 m) con squadre composte da 3 o 2 componenti, di cui almeno una donna. Alle ore 15 partiranno i turni di qualificazione dello Sprint Challenge (800 m) con finale fissata alle ore 17.30, a cui avranno accesso i primi 5 classificati di ogni batteria e i migliori 10 tempi tra i non qualificati diretti. Alle ore 16, infine, la MWM Relay (800 m), che si svolgerà a staffetta (Man-Woman-Man) con ogni membro impegnato sull’intero percorso. Intensa anche la starting list di domenica 6 ottobre con la Short Swim (1800 m) alle ore 10, la Classic Swim (3500 m) alle ore 12, la Long Swim (6000 m) alle 13.45 e la Combined Swim (Short 1800 m + Long 6000 m). Per informazioni e iscrizioni http://swimtheisland.com

Sport e solidarietà con RarePartners

Charity partner di Swimtheisland sarà RarePartners, la realtà non profit dedicata allo sviluppo di nuove terapie e strumenti diagnostici nel settore delle malattie rare. Parte del ricavato della manifestazione sarà devoluto all’associazione, insieme a una raccolta fondi presso lo stand, proprio per sostenere quei progetti di ricerca individuati che presentano una possibilità di sviluppo ma che necessitano di aiuti economici e competenze specifiche per trasformarsi in cura.

 

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Un’italiana trionfa nella gara mtb più dura al mondo

Mara Fumagalli è la vincitrice della Bmw Hero Südtirol Dolomites Sabato 15 giugno oltre 4mila partecipanti provenienti da 41 Paesi si sono dati appuntamento a Selva di Val Gardena, per…

Mara Fumagalli è la vincitrice della Bmw Hero Südtirol Dolomites

Sabato 15 giugno oltre 4mila partecipanti provenienti da 41 Paesi si sono dati appuntamento a Selva di Val Gardena, per correre la decima edizione della Bmw Hero Südtirol Dolomites. La gara di mountain bike è nota per essere la più dura e spettacolare al mondo. Molti gli atleti di calibro mondiale, e molti gli amatori. Due, come di consueto, i tracciati: 86 e 60 chilometri, tutti attorno al gruppo del Sella.

Nell’albo d’oro della decima edizione di Bmw Hero Südtirol Dolomites sono entrati i nomi di Hector Leonardo Paez Leon (per la sesta volta) e di Mara Fumagalli che hanno conquistato il successo rispettivamente nei due tracciati. Anche le donne erano assai rappresentate nella competizione, essendo ben 219, pari al 5% del totale dei partecipanti. Una percentuale non da poco, vista la durezza della prova.

Paez Leon trionfa per la sesta volta

Paez, del team Giant Polimedical, ha dominato la classifica maschile della categoria Elite, chiudendo il lungo e massacrante tracciato, con i passi Gardena, Campolongo, Pordoi e Duron da valicare per un totale di 4.500 metri di dislivello, con il tempo di 4:30.52. “Non volevo una fuga solitaria – ha commentato Paez dopo la vittoria – ma il terreno era scivoloso e gli avversari, in un certo punto in salita, hanno fatto un’altra traiettoria: da lì ho guadagnato qualche metro e ho tenuto, visto che gli altri si staccavano e così sono andato via da solo”.

Hero anche per le donne

La Bmw Hero Südtirol Dolomites è iscritta nel calendario internazionale della Uci Marathon Series, pertanto le donne Elite hanno gareggiato nel percorso di 60 chilometri con 3.200 metri di dislivello che ha visto il successo di Mara Fumagalli, portacolori della squadra A.s.d. Evolution Team, che ha concluso in 3:54.15. Queste le prima parole di Fumagalli: “Ci tenevo tantissimo a vincere la Hero in maglia tricolore e finalmente ce l’ho fatta: per me è una grandissima vittoria e vale quasi come un mondiale. Rispetto allo scorso anno ho avuto molta più motivazione e sono arrivata ben preparata, la volevo vincere a tutti costi”.

2020: edizione mondiale

Ma alla Bmw Hero Südtirol Dolomites stanno già lavorando all’edizione 2020, he ha in serbo grosse novità. La gara si allarga e diventa Hero World Series, con due appuntamenti di tutto rispetto. Dal 6 all’8 febbraio è in programma Dubai Hero, nella riserva di Hatta che punta a diventare meta d’eccellenza dell’ecoturismo. E poi la Thailandia, Chang Rai per la precisione. Qui dall’8 al 10 ottobre i biker pedaleranno la propria maratona nella foresta pluviale. A Selva di Val Gardena l’appuntamento è per il 20 giugno 2020. Per tutte le gare l’obiettivo è unico: diventare Hero.

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Non è mai troppo tardi per attraversare la Russia in bicicletta

Francesca Filippi, 69 anni e 9 mila chilometri in bici da Mosca a Vladivostok I chilometri percorsi dono già più di 1.500 ma il traguardo è ancora lontano per Francesca…

Francesca Filippi, 69 anni e 9 mila chilometri in bici da Mosca a Vladivostok

I chilometri percorsi dono già più di 1.500 ma il traguardo è ancora lontano per Francesca Filippi. Questa signora romana di 69 anni ha deciso di attraversare da sola in sella alla sua bicicletta la Russia. È partita lo scorso 26 maggio da Mosca e la sua meta finale è Vladivostok. Il tempo previsto è di 90 giorni e il percorso è quello della Transiberiana.

Francesca Filippi ha dedicato la sua vita allo sport, nella continua ricerca dei propri limiti e di come superarli. Al suo attivo ci sono già numerose avventure cicloturistiche al limite dell’impossibile, in Cina, Irlanda, Ungheria, Austria, India e Lituania. Il progetto che la vede in sella alla sua bici nelle terre russe si intitola Conoscere per Comprendere.

Obiettivo Natura

Nelle intenzioni di Francesca, come lei stessa ha spiegato, c’è l’intenzione di effettuare ogni giorno di viaggio un gemellaggio tra un’entità fisica e\o giuridica italiana con una nel territorio russo. Un gemellaggio che potrebbe concretizzarsi in uno scambio di comunicazione o, ancora meglio, ospitalità. Già nel 2017 ha intrapreso un progetto simile, partendo da Teramo per raggiungere Capo Nord. In quell’occasione ha gemellato il ghiacciaio più a sud d’Europa (il Calderone) con quello più a Nord in Hammerfest, al cui sindaco Francesca ha consegnato una targa con incastonata una pietra del ghiacciai situato sul Gran Sasso.

Perché Francesca Filippi oltre a essere una vera sportiva, è anche una grande appassionata di natura. Non a caso è ambasciatrice del Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga nel mondo. E nella sua avventura attraverso la Russia porta con sé la bandiera del Parco, per poter raggiungere l’obiettivo di gemellare il Parco del Gran Sasso Monti della Laga con il Parco Nazionale siberiano di Stolby, scelto come tappa intermedia.

La Riserva Naturale Stolby (Krasnoyarsk Siberia) ufficialmente Parco nazionale dal 1925, è un vero paradiso degli arrampicatori. Si trova nel bel mezzo della Siberia, laddove la Ferrovia Transiberiana compie metà del suo lungo tragitto da Mosca a Vladivostok.

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Vuoi stare meglio? Stai outdoor per due ore a settimana

Il contatto diretto con la natura migliora sensibilmente la nostra salute Per godere di una saluta di ferro, ed essere felici, basta stare un paio d’ore alla settimana a contatto…

Il contatto diretto con la natura migliora sensibilmente la nostra salute

Per godere di una saluta di ferro, ed essere felici, basta stare un paio d’ore alla settimana a contatto con la natura. Potrà sembrare una banalità, e ben lo sanno gli appassionati di outdoor ad ogni livello. Ma ora ad avvalorare la tesi è arrivata anche la scienza. Una ricerca condotta su un campione di 20 mila inglesi ha stabilito quanto già si sapeva, aggiungendo però che vi sarebbe un tempo minimo di permanenza per godere dei vantaggi dell’immersione nel verde.

Quello che la scienza non è ancora riuscita a dimostrare sono i motivi per cui il contatto outdoor con la natura apporti tanti benefici all’organismo umano. Ci sono scuole di pensiero che ritengono sia la maggiore attività fisica a cui lo stare all’aperto costringe ad apportare i benefici. E chi invece pensa sia proprio la natura in sé ad avere un’azione terapeutica, grazie all’azione distensiva che ha sui nervi. Sta di fatto, però, che ai partecipanti alla ricerca è stato chiesto di descrivere la loro giornata abituale. Loro hanno detto quante ore passavano mediamente a settimana in parchi, aree verdi, campagne, insomma a contatto con la natura.

Ebbene, chi praticava outdoor per più di due ora a settimana aveva maggiori possibilità di essere in buona salute. E queste due ore erano spalmate su un’intera settimana. Un tempo di permanenza superiore alla media, dato che è stato scoperto che ogni persona trascorre a settimana “solo” 94 minuti (poco più di un’ora e mezza) a settimana all’aperto. Basta quindi una sola mezz’ora in più per stare meglio.

Stando a quanto spiegato dai ricercatori, l’aspetto più interessante dello studio riguarda il fatto che, indipendentemente dall’esser giovani o meno giovani, poveri o benestanti, residenti nei piccoli centri o nelle grandi città, praticare sport o meno, i benefici dello trascorrere 2 ore immersi nella natura sono identici per tutti. Una buona notizia anche per chi non è un appassionato di sport, ma semplicemente un amante della vita all’aria aperta.

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Un altro regalo dal permafrost: la testa di un metalupo

I resti dell’esemplare adulto di lupo gigante del Pleistocene sono venuti alla luce nel permafrost del distretto di Abyisky, nel nord della Jacuzia La scoperta è stata fatta lo scorso…

I resti dell’esemplare adulto di lupo gigante del Pleistocene sono venuti alla luce nel permafrost del distretto di Abyisky, nel nord della Jacuzia

La scoperta è stata fatta lo scorso anno, per caso, lungo le rive del fiume Tirekhtyakh, ma è stata resa nota soltanto negli ultimi giorni a Tokyo. L’occasione è stata l’inaugurazione di una mostra sui mammut lanosi organizzata da scienziati della Jacuzia e giapponesi. Una testa di lupo gigante vissuto ben 40 mila anni fa è venuta alla luce dal permafrost che si scoglie in Siberia.

Resti in ottime condizioni 

Come hanno spiegato i paleontologi che ne stanno studiando i resti, il cranio del lupo è ancora dotato di un folto pelo e di grandi zanne intatte. È lungo una quarantina di centimetri. A prenderlo in consegna per capirne meglio le caratteristiche è stato un gruppo di scienziati giapponesi. Secondo le loro prime valutazioni l’animale era un individuo adulto di età compresa tra i 2 e i 4 anni e sarebbe vissuto nel Pleistocene. Dai primi rilievi l’animale sarebbe morto quando ormai aveva completato lo sviluppo. Ad occuparsi di analizzare il DNA del lupo sarà invece il Museo di Storia Naturale svedese.

Mai prima d’ora si era verificato un ritrovamento di una tale importanza. Per questo motivo gli scienziati si sono dati il compito di analizzarne il DNA per confrontarlo con quello dei lupi moderni, e provare a ricostruirne l’aspetto originale. Quello che i ricercatori vogliono inoltre scoprire sono eventuali ulteriori dettagli sulla vita dei predatori dell’epoca, e capire se in quell’area si sia mai registrata la presenza umana.

Un’eventualità, quella delle presenza umana, che si ritiene assai improbabile. Il fatto che sia stata ritrovata solo la testa del lupo potrebbe far pensare a dei cacciatori. In realtà gli scienziati propendono più per l’ipotesi che la testa sia stata mozzata dal ghiaccio. Solo analisi più approfondite potranno fare chiarezza in merito.

Gli altri ritrovamenti 

Insieme al lupo è stato ritrovato anche un cucciolo di leone delle caverne, perfettamente conservato, morto poco dopo la nascita. L’esemplare ribattezzato Spartak, era lungo 40 centimetri e pesava 800 grammi: è il quarto riportato alla luce da questo team di scienziati, dopo una serie di ritrovamenti tra il 2015 e il 2017.

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Sulle orme di Sandokan con il Salgari Wild Trail

Al via la seconda edizione dell’imperdibile appuntamento per gli appassionati di running eco dinamico. Un po’ survivalismo sportivo, un po’ orienteering, un po’ running, un po’ percorso a ostacoli. Il…

Al via la seconda edizione dell’imperdibile appuntamento per gli appassionati di running eco dinamico.

Un po’ survivalismo sportivo, un po’ orienteering, un po’ running, un po’ percorso a ostacoli. Il Salgari Wild Trail è tutte queste cose messe insieme. E forse anche qualcosa in più, perchè butta un occhio all’ecologia e al rispetto dell’ambiente. La seconda edizione della manifestazione si svolgerà domenica 23 giugno a Torino. Si tratta di una manifestazione dedicata a tutti gli appassionati di escursionismo e sport di avventura, che ripercorre i luoghi della collina torinese che hanno ispirato il celebre scrittore Emilio Salgari.

Il Salgari Wild Trail è una corsa sui sentieri selvaggi, un running non agonistico su tracciato boschivo che si snoda dalla riva del Po (215 mt) al Colle della Maddalena (715 mt). In tutto 10 chilometri di itinerario con 500 metri di dislivello dal punto più basso a quello più alto della città con prove eco-dinamiche di destrezza al “Salgari Campus” in tema “natura-avventura”. Per i primi 5 chilometri verrà attraversato l’intero alveo del Rio di Reaglie che sfocia nel Po in zona Madonna del Pilone a pochi metri dalla vecchia abitazione di Emilio Salgari.

È proprio in questi boschi che Salgari ha tratto l’ispirazione per i suoi romanzi dal sapore avventuroso e quasi esotico. E proprio per rendere omaggio al più prolifico degli scrittori d’avventura che sono esistiti, 30 anni fa è sorto sulla riva sinistra del Rio di Reaglie il “Salgari Campus”, parco di Ecologia Umana visitato ogni anno da migliaia di ragazzi, adulti e sportivi.

Salgari Torino

la locandina della manifestazione

Tante le discipline outdoor

Le pratiche sportive messe in campo dal Salgari Wild Trail riguardano varie discipline Outdoor.  Si va dal trekking al trail-running, passando per lo spartan-racing, il surviving, il canyoning, l’orienteering, il nordic walking. E senza dimenticare lo scouting, il rowing, l’hiking e l’eco-running. Via libera quindi a salite, discese e passaggi su funi e reti, superamento di palizzate, semplici tiri con arco e/o giavellotto, problem solving di orientamento, guadi su tratti anche fangosi, passaggi su attrezzi che richiedono destrezza ed equilibrio. L’evento è realizzato in collaborazione con la FISSS.

 

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Trionfo di Sarzilla e Zane alla Milano Deejay Tri

E un atleta fa la proposta di matrimonio alla fidanzata sulla finish line. Oltre 1.300 triatleti hanno infiammato la prima caldissima giornata dell’atteso weekend all’insegna del triathlon all’Idroscalo di Milano…

E un atleta fa la proposta di matrimonio alla fidanzata sulla finish line.

Oltre 1.300 triatleti hanno infiammato la prima caldissima giornata dell’atteso weekend all’insegna del triathlon all’Idroscalo di Milano con la terza edizione di Sea Milano Deejay Tri, frutto della sinergia tra Comune di Milano, SEA Milan Airports, Radio DEEJAY e TriO Events. La manifestazione, con il supporto della Regione Lombardia, della Città metropolitana di Milano, della Città di Segrate e di Peschiera Borromeo, è stata come sempre caratterizzata dalla coinvolgente animazione degli speaker di Radio DEEJAY Andrea e Michele e dall’immancabile avvio alle gare di Linus.

I vincitori

Nel Super Sprint (400m – 10km – 2.5km), pensato proprio per avvicinare quanti più curiosi alla triplice disciplina, si è imposto, tra gli uomini, Davide Cerizza (CUS Pro Patria Milano) con il tempo di 34’55’’, seguito da Edoardo Fava (UISP River Borgaro) in 35’39’’ e Andrea Belussi (JCT Vigevano) in 36’27’’. Prima vittoria, tra le donne, per Eugenia Introini (JCT Vigevano) con il tempo di 40’19’’, seguita da Alessia Andrea Bellandi (ASD 226 Triathlon V.) in 43’40’’ e Alessia Fumasoli (TRI Aironi) in 44’06’’.

Vittoria di Michele Sarzilla nell’Olimpica Silver

Nella distanza Olimpica Silver (1500m – 40km – 10km) gradino più alto del podio per Michele Sarzilla (Raschiani TRI Pavese), con il tempo di 1h54’02’’, seguito da Andrea Giacomo Secchiero (Gruppo Sportivo Fiamme Oro) in 1h56’ e Franco Pesavento (T41) in 1h56’11’’. “Nella frazione di ciclismo ho espresso la mia maggiore esperienza – ha commentato il vincitore dell’Olimpico Michele Sarzilla – Al terzo giro il gruppo si è ricompattato e sono stato dietro a ruota per risparmiare energie per la corsa. In questa frazione mi sono sentito subito bene forzando il passo. Una gara con un livello molto alto di atleti nazionali e internazionali, sono davvero soddisfatto per l’ottimo risultato”.

Ilaria Zane vince tra le donne

Tra le donne, a vincere Ilaria Zane (DDS Triathlon Team) con il tempo di 2h06’02’’, seguita da Luisa Iogna-Prat (DDS Triathlon Team) in 2h09’47’’ e Asia Mercatelli (TTR) in 2h15’29’’. A darsi battaglia all’Idroscalo numerosi campioni italiani, tra cui Martina Dogana, Daniel Fontana, Davide Uccellari, Dario Chitti e Valerio Patanè. Questo il commento della vincitrice Ilaria Zane: “Sono partita davanti a testa bassa guadagnando vantaggio, fino a quando Luisa Iogna-Prat, in una strepitosa condizione fisica, mi ha raggiunto e abbiamo cominciato a collaborare. Ho cercato poi di lavorare sui miei obiettivi, transizioni veloci e mantenere il ritmo. Il caldo si è fatto decisamente sentire. Sono riuscita a fare la differenza proprio nei primi metri fuori dall’acqua, dove ho spinto al massimo”.

Inattesa proposta di matrimonio

Sempre sulla distanza olimpica si è svolta anche la gara a staffetta con team da tre partecipanti, uno per ciascuna frazione, vinta in 2h09’52’’ dal Team Velociclista, formato da Alberto Mottura, Giovanni D’Anniballe e Valerio Saglioccolo. A emozionare tutti i presenti l’inattesa proposta di matrimonio di Luca, impegnato nella competizione, alla sua fidanzata Veronica, che lo attendeva sulla finish line.

 

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L’asteroide che colpì la Scozia 1,2 miliardi di anni fa

Secondo gli studiosi, si tratterebbe del più grande asteroide ad aver colpito la Gran Bretagna. Ci fu un tempo in cui le terre che oggi si chiamano Scozia altro non…

Secondo gli studiosi, si tratterebbe del più grande asteroide ad aver colpito la Gran Bretagna.

Ci fu un tempo in cui le terre che oggi si chiamano Scozia altro non erano che una distesa di terra arida vicina all’Equatore. Più o meno stiamo parlando di 1,2 miliardi di anni fa. A quell’epoca pare che un enorme meteorite colpì la zona, provocando un grande cratere. Gli scienziati hanno cominciato a individuare i segni di questa collisione già da una decina di anni, ma solo adesso sono riusciti a stabilire l’esatta collocazione di dove sia avvenuto l’impatto.

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Oxford e Aberdeen, coordinati da Ken Amor, pubblicato sul Journal of the Geological Society afferma che un oggetto largo circa un miglio si era schiantato in un punto nel Minch, uno stretto che separa la terraferma e le Ebridi Interne settentrionali da Lewis ed Harris, a sei miglia ad ovest dal villaggio di Lochinver. Tale scoperta è il risultato di alcuni test effettuati sulle rocce vicino ad Ullapool, nella Scozia nord-occidentale.

Caratteristiche simili a quelle di Nördlingen

Ad attirare l’attenzione degli studiosi sono stati degli “strani blob verdi” nella roccia. Una condizione simile a quella già riscontrata nella città di Nördlingen, nella Baviera occidentale, che si è formata proprio sul letto di un analogo cratere di 25 milioni di anni fa. Dopo agli esami del caso si è giunti alla conclusione che anche in Scozia ci si trovava di fronte a prove evidenti dell’impatto di un asteroide: cristalli di quarzo deformati dallo shock della collisione.

La collisione

Questa collisione sarebbe avvenuta a una velocità di 38.000 chilometri all’ora, e avrebbe provocato un cratere largo 12 miglia sul suolo. L’impatto risale a 1,2 miliardi di anni fa, quando la maggior parte della vita sulla Terra era ancora negli oceani e le piante ancora non avevano messo le radici sulla Terra. “L’impatto avrebbe sollevato enormi nubi di polvere e gas in tutte le direzioni dal luogo in cui oggi si trova il cratere“, affermano gli studiosi, e ciò che rimane del cratere è immerso in acque profonde 200 metri e ricoperto di sedimenti. Certo, niente a che vedere con lo schianto dell’asteroide nella penisola messicana dello Yucatan, 66 milioni di anni fa, che pose fine al regno dei dinosauri, ma comunque un impatto di tutto rispetto.

A quando la prossima collisione?

Si pensa che asteroidi delle dimensioni di quello che colpì il Minch colpiscano una volta ogni 100.000 anni, anche se all’epoca dello schianto in Scozia il fenomeno era cosa abbastanza frequente. Secondo alcuni studiosi esiste la possibilità che il prossimo mese di settembre un nuovo asteroide colpisca la Terra.

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Una vespa per sopravvivere alle cimici asiatiche?

Rappresentano un flagello per l’agricoltura. Un aiuto, non esente da rischi, dalla vespa samurai. Tecnicamente si chiama “cimice marmorata asiatica”: è l’invasore dell’estate 2019 nel Nord Italia. A lanciare l’allarme…

Rappresentano un flagello per l’agricoltura. Un aiuto, non esente da rischi, dalla vespa samurai.

Tecnicamente si chiama “cimice marmorata asiatica”: è l’invasore dell’estate 2019 nel Nord Italia. A lanciare l’allarme la Coldiretti, la quale ha spiegato che dopo le cavallette nelle campagne di Nuoro in Sardegna, con il caldo improvviso si sta verificando un’invasione di sciami di cimici nelle campagne e nelle città, dal Friuli al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia Romagna fino in Piemonte.

Una vera e propria invasione

Un’invasione talmente pesante che costringe i cittadini dei centri abitati a barricarsi in casa. Inoltre, la cimice asiatica è particolarmente prolifica, e deposita le uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta. E se per l’uomo più che altro si tratta di un fastidio, causato dal cattivo odore che questi insetti emanano, il danno è pesantissimo per l’agricoltura. Le punture della cimice, infatti, rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto. Particolarmente colpite risultano essere le coltivazioni di mele, pere, kiwi, pesche, ciliegie, albicocche e piante da vivai con danni che possono arrivare fino al 40% dei raccolti nei terreni colpiti.

La cimice asiatica

Il nome scientifico della cimice asiatica è Halyomorpha halys. È un insetto originario dall’Asia orientale, in particolare Taiwan, Cina, Giappone. Gli studiosi la definiscono una varietà estremamente polifaga che si nutre di un’ampia varietà di specie coltivate e spontanee. Da qui la sua passione per le piante da frutto.

Come difendersi?

Ma come difendersi da questo parassita che infesta città campagne, soprattutto nel Nord Italia? Se il rimedio numero uno, cioè la disinfestazione che sarebbe dovuta avvenire prima della schiusa delle uova, è tardi per essere attuato, una speranza arriva da un altro insetto: la vespa samurai. Accanto a serre e reti a copertura delle coltivazioni, e zanzariere per le abitazioni, è lei l’unico rimedio a questo flagello per l’agricoltura. Tanto che si sta valutando la sua immissione nel territorio italiano tramite decreto ministeriale.

vespa samurai cimice

la vespa samurai

La vespa samurai

La Trissolcus japonicus, questo il vero nome della vespa samurai, è originaria dell’Asia orientale ma ormai è presente anch’essa in Europa e America. È considerata l’antagonista naturale della cimice marmorata dal momento che ne colpisce direttamente le uova. La vespa depone le uova all’interno di quelle della cimice e uccide le larve appena si sviluppano.

Una soluzione non esente da rischi

Basterà una vespa per far estinguere le cimici? Forse sì. Ma il rischio vero è che con l’immissione della vespa samurai nel territorio italiano ci siano ripercussioni sull’ecosistema. La Trisollocus japonicus, infatti, è innocua per l’uomo ma non per gli altri insetti. Essendo un predatore, infatti, una volta estinte le cimici potrebbe cibarsi di altri insetti, innescando una reazione a catena.

 

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In Galles è riemersa una foresta preistorica

Si tratterebbe della leggendaria Cantre’r Gwaelod Recentemente nel Regno Unito si è abbattuta una violenta tempesta, chiamata Hannah, i cui venti hanno superato i 130 km/h e hanno lasciato oltre…

Si tratterebbe della leggendaria Cantre’r Gwaelod

Recentemente nel Regno Unito si è abbattuta una violenta tempesta, chiamata Hannah, i cui venti hanno superato i 130 km/h e hanno lasciato oltre 10mila abitazioni senza energia elettrica. Soprattutto in Galles. Danni enormi, che tuttavia potrebbero aver contribuito a far riemergere un regno scomparso da millenni.

Le raffiche di vento più intense, infatti, si sono verificate ad Aberdaron, nella penisola di Llyn, nel Galles del Nord. La violenta perturbazione avrebbe riportato alla luce i resti di quella che potrebbe essere un’antica e leggendaria foresta. Nei pressi dell’attuale villaggio di Borth, nella contea gallese del Ceredigion, si trovava infatti una immensa foresta preistorica che si estendeva per diversi chilometri. Gli archeologi ritengono che tale foresta fosse già presente fin dall’età del bronzo.

La leggenda di Cantre’r Gwaelod

Circa 4.500 anni fa questa grande foresta, dal nome Cantre’r Gwaelod, fu sepolta da acqua di mare, sabbia e torba, ispirando persino racconti epici. Si narra che la zona fosse una sorta di paradiso. L’abbondanza di acqua permetteva di coltivare e far crescere quello che si voleva. Per evitare che il mare inondasse questa terra, fu costruita una diga, che si apriva nei periodi di bassa marea, mentre in quelli di alta si chiudeva. Il guardiano di questa diga era un tale di nome Seithennin, grande amico del re Gwyddno Garanhir, ma anche grande bevitore. Un giorno, durante una festa al castello del re, arrivò una forte tempesta che nessuno riuscì a calcolare. La leggenda vuole che la colpa fosse proprio di Seithennin che essendosi ubriacato non era stato in grado di capire cosa stava succedendo. Sta di fatto che la diga era aperta, e la tempesta scaraventò sulla terra di Cantre’r Gwaelod tutta la sua furia, seppellendo sotto l’acqua la terra di Re Gwyddno.

Gli studi archeologici

Fin qui la leggenda. Ma studi archeologici hanno dimostrato che nel sito infatti sono stati ritrovati una serie di reperti come impronte fossilizzate di uomini ed animali, ed alcuni strumenti. Resti che nel 2014 furono resi visibili per breve tempo a causa di una marea particolarmente bassa. Oggi, grazie alla devastazione della tempesta Hannah, sono riemersi pini, querce e betulle che si ritiene appartengano all’età del bronzo. E a distanza di oltre un mese dalla tempesta rimangono ancora visibili.

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