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La tua guida per l'avventura

Autore: Ilaria Pedrali

L’impresa Survival del Capitano Sora. Una mostra a Milano

Gli scatti del Capitano Sora al Polo Nord in mostra al museo della scienza In questi giorni Milano è la capitale degli alpini. Proprio oggi, infatti, ha il culmine la…

Gli scatti del Capitano Sora al Polo Nord in mostra al museo della scienza

In questi giorni Milano è la capitale degli alpini. Proprio oggi, infatti, ha il culmine la 92esima Adunata Nazionale, con la sfilata che ha attirato sotto la Madonnina mezzo milione di penne nere. Sono stati molti gli eventi organizzati in città, per celebrare gli alpini. Tra questi è degna di nota una mostra fotografica che celebra le gesta eroiche, survival per dirla con un termine a noi caro, del capitano Gennaro Sora in occasione della celebre impresa del generale Umberto Nobile del 1928, finita in tragedia.

Sora

Il Capitano Sora

Sora è un leggendario Alpino nato a Foresto Sparso, in provincia di Bergamo, il 18 novembre 1892 e morto nello stesso paese il 23 giugno 1949. Nel 1928, insieme ad altri otto alpini, fu chiamato a partecipare alla seconda spedizione che il generale Umberto Nobile si accingeva a intraprendere per raggiungere il Polo Nord con il dirigibile Italia. Per Nobile, che era un grande esploratore, oltre che ingegnere e accademico, dell’epoca, si trattava della seconda spedizione al Polo Nord, a carattere scientifico.

Sora Alpini

il Dirigibile Italia

Gennaro Sora venne chiamato a supporto, e venne scelto per la sua capacità di domare i ghiacciai e per la straordinaria resistenza fisica. La spedizione ebbe inizio il 15 aprile e terminò tragicamente il 25 maggio, quando il dirigibile precipitò sul Pack a causa di una violenta tempesta, determinando il fallimento della spedizione e la morte di una parte degli uomini a bordo.

Incarnazione dello spirito degli Alpini

Il Capitano Sora si distinse negli interventi di salvataggio per la sua incredibile tenacia, incarnando così al meglio lo spirito degli Alpini, sempre pronti a intervenire nel momento del bisogno. Espresse al suo superiore la volontà di mettersi alla ricerca dei superstiti. Entrò in contrasto con lui che voleva seguire una linea di maggiore cautela, ma densa di errori.

Polo Alpini Sora

i soccorsi guidati dal Capitano Sora

Sora si mosse così da solo. Con il suo obiettivo immortalò i momenti della spedizione di salvataggio e i ben 400 chilometri di marcia sulla banchisa polare. Questi scatti sono esposti fino al 25 maggio, a ricalcare le date di quella spedizione, al Museo della Scienza di Milano.

 

 

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L’intervista a Stefano Greogretti su Survival & Reporter in edicola

Nel numero di Survival & Reporter da qualche giorno in edicola potete trovare una bella intervista a Stefano Gregoretti, l’endurance athlete, che con le sue avventure ha esplorato i luoghi…

Nel numero di Survival & Reporter da qualche giorno in edicola potete trovare una bella intervista a Stefano Gregoretti, l’endurance athlete, che con le sue avventure ha esplorato i luoghi più remoti e ostili della terra. Di lui dalla pagine di questo blog abbiamo scritto più volte, raccontando la sua ultima straordinaria avventura in Kamtchatka, dove insieme a Ray Zahab Gregoretti stava cercando di portare a termine la traversata dell’estrema penisola russa.

Oltre 500 km in situazioni climatiche estreme, con temperature che oscillano tra i 20 e i 40 gradi sotto zero. un’avventura che si è conclusa quando mancavano 100 chilometri all’arrivo, per via delle avverse condizioni meteo.

L’intervista

Al suo rientro in Italia la redazione di Survival & Reporter ha intervistato Stefano Gregoretti e si è fatta raccontare cosa si prova prima, durante e dopo le sue imprese ai limiti della sopravvivenza. Perché Gregoretti non è nuovo ad avventure di questo tipo. Nel 2018, ad esempio, aveva corso la TransNamibia. Prima ancora aveva percorso in fat bike i 250 km dell’isola di Baffin nell’Artico Canadese. E ancora, c’è stato il deserto di Atacama, in Cile, e l’attraversamento di tre regioni del Nord del Canada a piedi, con gli sci e in fat bike.

Molto più di un ultrarunner o di un endurance athlete. Stefano Gregoretti è anche un esploratore. Perché, come lui stesso afferma “quando sei sul posto per trovare la rotta tutto quello che avevo visto dalle mappe o da Google Earth non valeva più. Dovevo semplicemente guadagnare un punto più alto, come si faceva una volta, 50 anni fa o 4mila anni fa, per leggere il territorio dall’alto e capire se da lì si poteva passare o no. Tutte le volte che potevo salivo ed esploravo il territorio coi miei occhi e decidevo dove passare. Avevo una rotta stabilita, ma era una cosa generale, la rotta particolare me la dovevo costruire io guardando con gli occhi dove dovevo passare”.

Continua a leggere l’intervista sul numero di Survival & Reporter in edicola.

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L’Inferno City va a un ligure e a una piemontese

Il ligure Riccardo Mori e la piemontese Carol Zenga conquistano Inferno City all’Idroscalo di Milano Neppure la pioggia ha fermato la contagiosa energia dei 1.500 appassionati obstacle runner che hanno…

Il ligure Riccardo Mori e la piemontese Carol Zenga conquistano Inferno City all’Idroscalo di Milano

Neppure la pioggia ha fermato la contagiosa energia dei 1.500 appassionati obstacle runner che hanno sfidato i propri limiti a Inferno City. La diabolica corsa a ostacoli organizzata da Andromeda Sport è sbarcata all’Idroscalo di Milano. La prima water edition italiana non poteva che essere bagnata, con l’acqua protagonista assoluta della manifestazione. Tratti da percorrere a nuoto, con l’immancabile tuffo dal ponte, insieme ai tradizionali muri da scavalcare, corde da risalire, pesi da trasportare e strutture da superare in sospensione, anche in acqua, appendendosi a prese di ogni tipo.

La classifica

A vincere la seconda tappa del circuito Inferno Run, tra gli uomini, il 22enne Riccardo Mori (Inferno Team) di Chiavari (Ge) con il tempo di 42’41’’, seguito da Raffaele Depedri (Force Run Army) in 42’49’’ e Alessandro Coletta (Team Warrior Race Italia) in 43’30’. Tra le donne, gradino più alto del podio per la 24enne di Venaria (To) Carol Zenga (Inferno Team), campionessa italiana in carica, con il tempo di 1h26’41’’, seguita da Rebecca Cardinali (Accademia Genovali) in 2h02’23’’ e Monica Isabello (Team Warrior Race Italia) in 1h05’21’’. Per le squadre, la classifica ha visto affermarsi rispettivamente Inferno Team, Team Warrior Race Italia e White Donkeys OCR Team.

inferno run milano

un momento della gara

I due giovani vincitori del Team Inferno sono stati i più veloci a varcare la finish line difendendo tutti e tre i braccialetti previsti dal regolamento. Dopo 8 km di corsa disseminati di 25 ostacoli, naturali e artificiali, dai nomi danteschi, da Conte Ugolino a Lucifero. Per gli atleti competitivi Inferno City è, infatti, tappa del Campionato Italiano OCR, qualificante agli Europei e Mondiali e valida per il Campionato Regionale Lombardia della Federazione Italiana OCR. Tantissimi anche i non competitivi che, nonostante le condizioni meteo, hanno scelto di condividere questa nuova esperienza sportiva mettendo alla prova i propri limiti e contando sul reciproco aiuto.

La prima corsa a ostacoli plastic free

La collaborazione con Gruppo CAP ha permesso a Inferno City di diventare a tutti gli effetti la prima corsa a ostacoli italiana plastic free, coniugando così valori fondamentali come la passione per lo sport con il rispetto per l’ambiente. Agli obstacle runner sono stati, infatti, messi a disposizione bicchieri biodegradabili e borracce, fornite nel pacco gara, per dissetarsi ai ristori lungo il tracciato e al Water Truck del gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano. Gli interventi realizzati dalla società sul verde, sulle strutture e sulle acque hanno, inoltre, consentito a tutti i presenti di condividere un’emozionante giornata immersi nell’area naturale del Parco.

inferno run milano

La partenza cella Inferno City

“Per Idroscalo, Inferno Run è la conferma di quanto il Parco sia diventato una meta di riferimento per runner e sportivi. Il Mare di Milano è un luogo open air dove praticare tantissimi sport, anche i più sfidanti proprio come il triathlon – commenta Alessandro Russo, Presidente e Amministratore Delegato Gruppo CAP – Una manifestazione che è stata anche l’occasione perfetta per mettere in luce il virtuoso binomio sport e acqua, legame che trova una concreta risposta nel valore dell’acqua del rubinetto: buona, sicura e di qualità e nella sua cultura sostenibile. Grazie all’impiego del nostro Water Truck, infatti, Inferno Run è diventata plastic free con tanto di bicchieri biodegradabili e borracce riutilizzabili, distribuite a tutti i partecipanti”.

All’Idroscalo il quinto anno della manifestazione

“Proprio all’Idroscalo di Milano – dichiara Niccolò Nava, organizzatore di Inferno Run – festeggiamo il quinto anno della manifestazione. Inferno Run è nata nel 2014 con uno spirito assolutamente goliardico e siamo orgogliosi di aver contributo alla crescita di tutto il movimento dell’obstacle racing, una disciplina emergente praticata da oltre 45mila appassionati a livello nazionale solo nel 2018”.

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Vacanze outdoor: il boom dell’anno

Lo scorso anno il turismo all’aria aperta ha registrato un fatturato di 4,9 miliardi di euro Che l’outdoor fosse il nuovo modo di fare le vacanze lo avevamo già raccontato…

Lo scorso anno il turismo all’aria aperta ha registrato un fatturato di 4,9 miliardi di euro

Che l’outdoor fosse il nuovo modo di fare le vacanze lo avevamo già raccontato qualche tempo fa. Ma ci riferivamo in particolare ai turisti stranieri, che scelgono l’Italia come meta di elezione per il turismo all’aria aperta. Adesso arriva una nuova buona notizia, che riguarda l’outdoor in generale. Tutti, ma proprio tutti, ne vanno matti.

Un’indagine dell’Osservatorio del Turismo Outdoor 2019 dimostra che lo scorso anno il turismo all’aria aperta ha registrato un fatturato di 4,9 miliardi di euro. La stima di crescita è di 1,3 punti percentuali per il 2019 e un totale di oltre 68 milioni di presenze con un aumento stimato del 2,3% per un totale di circa 70 milioni.

In particolare i dati della ricerca affermano che è lo sport en plein air a riscuotere grande successo. Sono oltre 200 le discipline praticate, 30 milioni i praticanti attività sportiva all’aperto, di cui 6 quelli che si spostano in una località turistica per praticarle. Dati di tutto rispetto, che testimoniano come negli ultimi anni sia cambiato il concetto di turismo. Sia in termini di durata, sia in termini di esperienza ricercata durante l’attività ricreativa.

Ciò significa che l’avventura all’aria aperta è uno stimolo sempre più apprezzato e accolto da chi va in cerca di emozioni nel tempo libero. Non a caso si parla sempre più si turismo esperienziale, dove la componente avventurosa, a contatto con la natura gioca un ruolo fondamentale.

Ne sono testimonianza le tante proposte che il nostro Paese offre per praticare sport estremi o comunque ricchi di adrenalina. Trekking, ultratrail, endurance, canyoning, arrampicata sono i settori di maggiore traino, oltre a essere quelli che regalano grandi emozioni e la possibilità di entrare a stretto contatto con la natura. Misurandosi con i propri limiti in una sfida al limite della sopravvivenza.

 

*La ricerca sul turismo outdoor è stata condotta da Human Company, il gruppo fiorentino che ha al suo attivo otto strutture tra Veneto, Toscana e Lazio, in collaborazione con Travel Appeal, startup italiana specializzata in Data Science e Intelligenza Artificiale al servizio della Travel Industry.

 

 

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Slackline ad alta quota. Alcuni suggerimenti

Uno sport d’avventura, che regala emozioni e tanta adrenalina Sta prendendo sempre più piede lo slackline, l’attività di stare in equilibrio su una sottile striscia di tessuto di nylon leggermente…

Uno sport d’avventura, che regala emozioni e tanta adrenalina

Sta prendendo sempre più piede lo slackline, l’attività di stare in equilibrio su una sottile striscia di tessuto di nylon leggermente allentata tesa tra due supporti. Che siano alberi, pali, o alte vette sono sempre di più le persone che provano l’emozione che questa disciplina riesce a regalare. Perché lo slackline è uno sport d’avventura, capace di migliorare la salute e mantenere in forma chi lo pratica.

La forma più estrema di slackline è l’highline, che si pratica ad alta quota. Si tratta di una disciplina per veri temerari. Si svolge in montagna e a grandi altezze, con la fettuccia legata a due rocce sulle estremità opposte di uno strapiombo. Si tratta dell’evoluzione più tecnica, complessa, rischiosa e adrenalinica dello Slackline.

Nella storia di questa disciplina i campioni più forti sono Nathan Paulin e Danny Menšík, che detengono il record su highline. Già conosciuti per il loro precedente record, hanno battuto il loro stesso primato il 19 aprile 2016 ad Aiglun, in Francia, percorrendo, la più lunga Highline mai percorsa prima: 1.020 m a 600 m di altezza!

Di seguito vi forniamo alcune idee per praticare lo slackline.

Sulla Pietra di Bismantova

Giunge alla terza edizione il Bismantova Highline Meeting. Dal 15 al 19 maggio prossimo si svolgerà la 5 giorni che permette di entrare completamente nel mood della slacklife e vivere un’esperienza incredibile, praticando ogni tipo di attività outdoor immersi nella fantastica cornice della Pietra di Bismantova. 24 highlines da 18m a 165m, distribuite in 4 diversi settori e aperte dalle 8 alle 20 per permettere a tutti di riuscire a farsi delle belle sessions di slackline.

A Bergamo, per imparare

Arriva in Italia il primo corso pratico e teorico dedicato alla sicurezza in highline. Si rivolge a chi lo slackline lo sa già fare, ma non si è mai cimentato in alta quota. Si svolgerà in sue date, a luglio e a settembre in provincia di Bergamo, al monte Cornagera di Aviatico.

In equilibrio tra i fiordi della Norvegia

Un’impresa non da tutti, anche se ad altissimo tasso di adrenalina. L’ha compiuta il norvegese Espen Hatleskog, che legato a una corda di sicurezza ha camminato in equilibrio a mille metri di altezza tra due scogliere a Kjerag, nei fiordi della Norvegia. il video parla da solo.

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Brexit: un italiano ha inventato il kit di sopravvivenza

A inventarlo è stato un italiano residente nel Regno Unito Si chiama Brexit vegetable growing survival kits ed è un vero e proprio kit di sopravvivenza. È composto da un…

A inventarlo è stato un italiano residente nel Regno Unito

Si chiama Brexit vegetable growing survival kits ed è un vero e proprio kit di sopravvivenza. È composto da un pacchetto 12 diversi semi con cui fare crescere pomodori, cavolo nero, insalata, basilico, carote, broccoli, spinaci sufficienti per almeno un anno, verdure da coltivare in giardino oppure sul balcone. Motivo dell’invenzione? La Brexit.

Ad avere l’idea di questo singolare kit è stato un italiano che vive nel Regno Unito, Paolo Arrigo. Da 20 anni è un commerciante in sementi importate rigorosamente dall’Italia e di fronte al fenomeno dei tanti che si stanno preparando all’uscita dall’Europa facendo scorta di cibo ha pensato di fornire il suo contributo.

“L’idea del kit di sopravvivenza è nata una sera tra amici davanti a una bottiglia di grappa. Avevamo notato i messaggi catastrofisti che circolavano sui social sulle ricadute della Brexit”. Dopotutto che le persone stiano accumulando cibo in grandi quantità nel Regno Unito è una verità di cui già vi avevamo parlato in questo post. “Si sa che i prodotti che vengono accumulati quando si teme un disastro sono sempre gli stessi. Pasta, medicine e sementi”ha precisato Arrigo.

brexit kit sopravvivenza

Il kit di sopravvivenza Made in Italy per la Brexit

I semi del kit di Arrigo, che vengono venduti al costo di 24,99 sterline sono nutrienti e facili da coltivare. Ci sono spinaci, broccoletti e piselli nani, e sono progettati per consentire la coltivazione e la raccolta del cibo durante tutto l’anno. Paolo Arrigo ha anche assicurato che nel kit ci sono le istruzioni complete in grado di trasformare chiunque in coltivatore.

Il kit è sul mercato già da qualche mese ed è stato un vero e proprio successo commerciale. Solo il primo giorno ne sono stati venduti un migliaio e le vendite continuano anche oggi a un ritmo sostenuto. Molti lo regalano ad amici Brexiters, e molti altri lo acquistano per la curiosità. Anche perché in Inghilterra non esistono più importatori e produttori di sementi e quelle che ci sono arrivano dall’Olanda, Germania e Italia. E a fronte dell’eventualità Brexit sono sempre di più le persone che vogliono assicurarsi scorte fresche, che non possono essere stoccate.

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In edicola il nuovo numero di Survival & Reporter!

Survival & Reporter di maggio/giugno è in edicola È uscito oggi, lunedì 6 maggio, il nuovo numero di Survival & Reporter, il bimestrale dedicato al mondo del survivalismo, dell’outdoor e…

Survival & Reporter di maggio/giugno è in edicola

È uscito oggi, lunedì 6 maggio, il nuovo numero di Survival & Reporter, il bimestrale dedicato al mondo del survivalismo, dell’outdoor e dei reportage. Un numero eccezionale, con tanti articoli, interviste e preziosi consigli di sopravvivenza.

In copertina due storie diverse, entrambe ricche di emozione. Una dedicata a Stefano Gregoretti, l’endurance athlete, che con le sue avventure ha esplorato i luoghi più remoti e ostili della terra. La redazione di Survival & Reporter ha intervistato Gregoretti e si è fatta raccontare cosa si prova prima, durante e dopo queste imprese ai militi della sopravvivenza.

L’altra grande storia è quella di Gabriele Micalizzi, il reporter di guerra sopravvissuto all’Isis. Anche in questo caso una bella intervista, tutta da leggere, corredata da foto inedite sull’avventura di Micalizzi in Siria.

In Survival & Reporter, però, c’è anche molto altro. Consigli sull’orientamento nella foresta, su come produrre utensili con la pietra, sul primo soccorzo in ambienti ostili, su viaggi in mete lontane a prezzi accessibili. E molto, molto altro.

Imperdibili, poi, le rubriche di Lorenzo Crestale, Luigi Cicchelli, Silent Croc, Paolo Bozzo, Alex Wander, Decimo Alcatraz, Valeria Ciravegna, che ormai ci accompagnano nella nostra avventura editoriale. 

Infine l’intervista a Valentina Fortuna, una donna che ha fatto dell’arrampicata la sua passione di vita, tanto che può essere definita una “danzatrice sulle rocce”.

Non ci resta che darci appuntamento in edicola e augurarci una buona lettura!

 

 

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Non solo Monte Bianco, anche il Cervino è a numero chiuso

Contro il sovraffollamento per salire in vetta sarà necessario prenotare il bivacco. Qualche settimana fa avevamo dato notizia dell’obbligo di prenotazioni per salire in vetta al Monte Bianco. Ora anche…

Contro il sovraffollamento per salire in vetta sarà necessario prenotare il bivacco.

Qualche settimana fa avevamo dato notizia dell’obbligo di prenotazioni per salire in vetta al Monte Bianco. Ora anche per il Cervino arrivano norme analoghe. Dall’estate, infatti, scatta l‘obbligo di prenotazione per la Capanna Carrel, rifugio a 3.830 metri e punto di sosta tra la prima e la seconda giornata di scalata ai 4.478 metri della vetta.

Una nota della Società Guide del Cervino afferma che l’intenzione di questa nuova normativa è quella di “evitare lo spiacevole sovraffollamento in numerose giornate nel periodo estivo, vista anche la grave mancanza di acqua a disposizione per tutti gli utenti, la difficoltà nel gestire e smaltire l’enorme quantità di rifiuti lasciati al rifugio, l’impossibilità di offrire un minimo di servizi igienico-sanitari per un numero troppo alto di persone e inoltre per cercare di ridurre pericolose code e intasamenti mattutini”.

L’intento è garantire più sicurezza.

La Capanna Carrel, che è gestita dalle guide del posto, infatti, può contenere 50-60 persone. E l’intento che anima l’obbligo di prenotazione è quello di poter dare la possibilità ai gestori di effettuare turni che garantiscano un migliore servizio. “La scalata – sottolinea il presidente della Società guide alpine del Cervino, Flavio Bich- si può anche fare in giornata. Non vogliamo imporre un numero chiuso, ma evitare la bolgia che si verifica parecchi giorni d’estate, con i rifiuti che si ammucchiano perché nessuno li riporta a valle e le code lungo la parete che provocano ritardi a tutti”.

Negli ultimi anni, dopo la ristrutturazione del rifugio dell’Hörnli, con l’aumento delle tariffe e il divieto di bivacco, molti alpinisti che prima salivano lungo il versante svizzero hanno scelto il versante italiano, anche se più impegnativo. Ne sono seguiti molti incidenti, alcuni dei quali anche mortali. Ecco che la nuova normativa non vuole limitare la possibilità di salire in vetta al Cervino, ma ha lo scopo di rendere le avventure più sicure e evitare di “stipare un numero di persone maggiore rispetto alla capienza del Rifugio”.

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Un uomo è caduto in un vulcano. Sopravvissuto

Un soldato dell’esercito americano alla Hawaii è precipitato nella caldera del vulcano Kilauea per scattarsi un selfie Un’avventura incredibile, che si è conclusa nel migliore dei modi. Un 32enne è…

Un soldato dell’esercito americano alla Hawaii è precipitato nella caldera del vulcano Kilauea per scattarsi un selfie

Un’avventura incredibile, che si è conclusa nel migliore dei modi. Un 32enne è caduto nella caldera del vulcano Kilauea, alle Hawaii, ed è precipitato per 22 metri. Anziché cadere sul fondo della caldera è riuscito ad aggrapparsi a una sporgenza. Nel frattempo i suoi compagni di viaggio sono riusciti a chiamare i soccorsi.

Pronto l’intervento da parte delle autorità del parco che con i vigili del fuoco della contea delle Hawaii hanno localizzato l’uomo e lo hanno tratto in salvo. L’operazione di recupero si è conclusa in circa un’ora, e il 32enne è stato trasportato in elicottero all’Hilo Medical Center, dove è stato curato per le ferite riportate e successivamente dichiarato in condizioni stabili. A questo punto i rangers stanno completando un’indagine per determinare se il visitatore rischi delle accuse o altre conseguenze.

kilauea

Le operazioni di soccorso dell’uomo caduto nella caldera del vulcano Kilauea alle Hawaii

L’uomo è un soldato dell’esercito americano, e la sua unità si trovava sull’isola per un allenamento sul campo alla Pohakuloa Training Area. Ha ignorato i divieti presenti all’Hawaii Volcanoes National Park, e ha scavalcato una ringhiera di protezione nel tentativo di trovare una visuale migliore, presumibilmente per scattarsi un selfie. Ha perso l’appoggio ed è caduto nella caldera.

hawaii

il vulcano Kilauea alle Hawaii

Il vulcano Kilauea, uno dei più attivi

Il Kilauea è uno dei 5 vulcani delle Hawaii, ed è uno dei più attivi sulla Terra. A maggio del 2018 si è verificata un’ eruzione che è stata la più intensa degli ultimi 200 anni. Sono state evacuate circa 10.000 persone e oltre 700 case sono state distrutte. Ben Hayes, il portavoce del National Park Service, ha spiegato che proprio a causa dell’attività eruttiva dello scorso anno l’area è ancora molto dinamica. Per questo è assai rischioso avvicinarsi al bordo del cratere. Nello stesso parco l’ultimo decesso per una caduta accidentale si è verificato il 29 ottobre del 2017.

Sebbene negli ultimi otto mesi il Kilauea sia rimasto silente e le eruzioni nella Lower East Rift Zone siano considerate finite, questo rimane ancora uno dei vulcani più attivi al mondo, e i geologi stanno guardando al passato per aiutare a prevedere il futuro essendo certi che il Kilauea abbia altre eruzioni in serbo.

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Da Madonna di Campiglio all’inesplorato Lamo She Shan

Franchini e Picco alla volta della Cina È partito da un paio di giorni la guida alpina Tomas Franchini, da Madonna di Campiglio, alla volta della Cina. Obiettivo: la scalata…

Franchini e Picco alla volta della Cina

È partito da un paio di giorni la guida alpina Tomas Franchini, da Madonna di Campiglio, alla volta della Cina. Obiettivo: la scalata del Lamo She Shan. Una montagna di 6.070 metri già salita in passato dal versante ovest, ma che dal versante est non è mai stata affrontata. Franchini nella sua avventura è affiancato dall’alpinista Pietro Picco.

La Cina è territorio già conosciuto da Tomas Franchini, che nel 2017 ha scalato il Monte Edgar, riuscendo a aprire numerose nuove vie sulle montagne della Nanmengou Valley. Un’impresa straordinaria, poiché Franchini proprio all’inizio della spedizione, quando in teoria si era ancora nella fase di acclimatamento, è riuscito a scalare in solitaria l’inviolata parete ovest del Monte Edgar.

Valle inesplorata 

Come spiega Franchini sul suo sito l’intera valle in cui si trova il Lamo She Shan è inesplorata: è “ una valle che nemmeno i locali hanno idea di come sia”. Inoltre Tomas si dice assai fortunato di poter essere uno dei pochi uomini ad avventurarsi in luoghi inesplorati. “Insieme al mio compagno di viaggio Pietro Picco, della Val d’Aosta, saremo i pionieri di questa valle, che, se riusciremo a percorrere interamente, ci condurrà ai piedi della parete est del “Lamo-She”, una montagna di 6070 mt con una parete ancora vergine che aspetta di essere scalata”.

Franchini

Il Lamo She Shan

Già di per sé l’impresa è eccezionale, survival, incredibile. Ma c’ di più. Franchini e Picco, infatti, percorreranno la valle in autonomia. Lo staff cinese li accompagnerà fino all’ultimo villaggio per poi andarli a riprendere al loro rientro. “Esploreremo la valle creando tra boschi e morene, a colpi di sega e machete – spiega ancora Tomas – un percorso che ci permetta di portare il nostro materiale il più vicino possibile alla parete che abbiamo intenzione di scalare. Una volta creato il sentiero trasporteremo sulle nostre spalle tutto il materiale per la scalata nonché i viveri necessari a sfamarci per un mese”.

Lamo She Shan

Il kit di Franchini e Picco per il Lamo She Shan

Insomma, un’avventura degna di essere vissuta, che potrà portare Franchini e Picco nell’Olimpo degli esploratori. Il Lamo She Shan è già stato scalato in passato, ma solo dalla parete ovest. Quello che i due esploratori si stanno apprestando a fare è la salita dalla parete est. In tutto circa 1.500 metri di muro verticale completamente vergine. E lì due uomini italiani saranno da soli in mezzo alla natura più selvaggia e incontaminata

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