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La tua guida per l'avventura

Autore: Ilaria Pedrali

Triathlon estremo: facciamo chiarezza

Esiste una nicchia del triathlon, l’XTri, legata molto da vicino al concetto di avventura e di estremo.  A cura di Simone Andrea Manelli* Il triathlon, per chi ancora non conoscesse…

Esiste una nicchia del triathlon, l’XTri, legata molto da vicino al concetto di avventura e di estremo. 

A cura di Simone Andrea Manelli*

Il triathlon, per chi ancora non conoscesse questo sport, è una disciplina che racchiude in sé tre sport, il nuoto, il ciclismo e la corsa. In una gara di Triathlon, dunque, l’atleta si cimenta prima nel nuoto poi nel ciclismo ed infine nella corsa. Le distanze variano a seconda del tipo di gara (super sprint, sprint, olimpico, medio e intero o Ironman). Le distanze definite Ironman, o intere o full, consistono in 3.800 metri di nuoto (in acque libere, lago o mare)/ 180 km ciclismo / 42  km di corsa.

Un po’ di storia

Il Triathlon nasce negli anni 70, precisamente nel 1977 nelle Hawaii. Un gruppo di amici da tempo discuteva su quale fosse la gara più dura sotto il profilo della resistenza fisica, se fosse la Waikki rough water swim di 3,8 km a nuoto, se la 180 km bike race around Oahu o la Honolulu Marathon, naturalmente di 42,195 km. Il comandante della marina, John Collins suggerì ai ragazzi di unire le tre discipline in un’unica gara. Tutti si fecero un grande risata ma, quel giorno, dalla sete di avventura, di sfida e ricerca del limite di quei ragazzi, nasceva il triathlon, ed era nata la gara che ha fatto la leggenda di questo sport, l’Ironman delle Hawaii. Alla prima edizione parteciparono in 14. uno dei concorrenti comprò la sua bici il giorno prima della gara, un altro si fermò per una pausa ristoratrice da Mc Donald, e il primo vincitore fu Gordon Haller.

Naturalmente dal 1977 ad oggi le cose sono cambiate molto. Sono cambiate le bici, oggi strumenti molto sofisticati e costosi; vengono utilizzati materiali molto resistenti e allo stesso tempo leggeri come il carbonio o il titanio. Inoltre rispetto agli anni ’70 è stato approfondito e studiato il fondamentale tema dell’alimentazione soprattutto durante la gara.

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Un momento dell’ultima Stone Brixia Man

 

Il triathlon (e l’XTri) in Italia

Le gare più popolari (ma anche quelle più costose) sono quelle del circuito IRONMAN (il cui motto è Anything is Possible). In Italia l’Ironman si disputa, per il terzo anno consecutivo, a Cervia, in Emilia Romagna, verso la fine del mese di settembre. Ma in Italia ci sono anche altre gare su distanze c.d. intere e che sono organizzate da altri circuiti. A Venezia (Mestre) si disputava, sino al 2018, una gara del circuito Challenge. All’isola d’Elba, sempre a fine settembre si disputa l’Elbaman (sia il medio sia e la gara su distanze intere). Una gara che si sviluppa, come è facile intuire, in un contesto meraviglioso e che è resa più impegnativa, rispetto ad esempio a Cervia, proprio per il dislivello complessivo della frazione di ciclismo. Infatti nell’IM di Cervia il dislivello complessivo della bici è quasi impercettibile, circa 700 m spalmato su 180 km, mentre all’Elbaman il dislivello è di circa 2500 m.

Ma è al di fuori dei circuiti più popolari che si staglia la piccola galassia delle cosiddette gare di XTri. Si tratta di gare estreme. Molto dure e che si svolgono, normalmente, in luoghi dove la natura è incontaminata. Si tratta di gare che presuppongono una adeguata preparazione fisica e mentale. Le difficoltà possono essere determinate sia dal clima rigido (freddo inteso o clima particolarmente piovoso o caldo torrido) ma anche e soprattutto dal dislivello complessivo della gara spalmato sulle due frazioni di ciclismo e della corsa. La vera protagonista di queste gare è la salita (e la fatica). E di norma è proprio il dislivello che fa la vera selezione. Parliamo di gare dove il dislivello della frazione di bici minimo è di 4000 m e quello della corsa dai 1000 m di dislivello e oltre.

La Stone Brixia Man

In Italia, il prossimo 6 luglio, si disputa la 3° edizione dello Stone Brixia Man. Una gara che prevede, su distanze intere, 4000 m di dislivello per la frazione di ciclismo e 2000 m di dislivello per quella della corsa. La frazione di nuoto si svolge nel lago di Iseo con arrivo a Sulzano dove viene allestita la prima delle due zone cambio (T1 – transizione nuoto – bici / T2 – transizione bici – corsa).

A rendere ancora più dura la gara è l’orario di partenza. Gli atleti si tuffano da una chiatta alle 4 del mattino a 3800 metri da Sulzano; questo comporta che alle 2 si deve essere già alzati per fare una ricca colazione per poi accedere alla zona cambio dove bisogna portare le ultime cose (barrette, gel e borracce) da utilizzare durante la frazione di ciclismo. Verso le 3 gli atleti vengono imbarcati su di una chiatta (FOTO 1 e 2) e trasportati al punto di partenza.

La notte è fottutamente buia e l’acqua è decisamente nera. Gli atleti sono dotati di una boa luminosa ma certo che l’idea di nuotare in un lago al buio non è particolarmente invitante. Ma anche questo fa parte del gioco, dell’avventura. Alle quattro esatte la chiatta raggiunte il punto dal quale gli atleti si dovranno tuffare per affrontare la frazione di nuoto. Gli ottanta partecipanti si tuffano nel nero assoluto, dove l’acqua del lago si fonde con il cielo nero. Unico riferimento è la luce del faro posizionato all’arrivo a Sulzano e sulla sponda opposta del lago. In pochi secondi si possono scorgere le ottanta lucine formare una piccola colonna.

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Un momento della scorsa edizione della Stone Brixia Man

Solo con la tua fatica

In quel momento sei solo. Con i tuoi pensieri. Le tue paure. La tua fatica. Bracciata dopo bracciata, senza riuscire nemmeno a vedere la mano che fende l’acqua. Dopo una quarantina di minuti si inizia a vedere il lontano e timido bagliore del sole. Si possono distinguere i monti che fanno da cornice al lago. Dopo poco meno di un’ora i primi atleti escono dall’acqua che è ancora buio (Foto 4) e corrono verso la zona cambio. Velocemente si tolgono la muta per indossare l’abbigliamento necessario per affrontare la frazione di ciclismo.

Dovranno pedalare senza tregua per ore e ore. In salita. È davvero dura la frazione di bici. Bisogna saper gestire il caldo, il freddo, la fame, la stanchezza e soprattutto la fatica. A Ponte di Legno dopo aver conquistato il Mortirolo e il Passo Gavia viene riposta la bici in T2 (zona cambio bici/corsa) e da qui parte la terza avventura, raggiungere il passo paradiso. 42 km di trail con 2000 metri di salita. Le gambe questo punto sono davvero dure, i muscoli sono provati. I primi impiegano poco meno di 14 ore e gli ultimi poco meno di 20 ore. Ne arrivano generalmente una cinquantina al traguardo. Gli altri o mollano o vengono fermati dai cancelli orari. Si perché a rendere ancora più dura la gara sono anche dei limiti orari, i c.d. cancelli orari. E dunque se mediamente ad una gara di Triathlon Xtri partecipano un centinaio (grosso modo) di persone, ad una gara del più popolare circuito Ironman partecipano alcune migliaia di persone. A Cervia nel 2018, si sono iscritti 2644 atleti.

Una sfida con se stessi 

Queste esperienze sportive rappresentano una sfida con se stessi. Bisogna riuscire a gestire il sonno. L’alimentazione. Lo stress. La paura. La stanchezza. Gli imprevisti. Si, perché gli imprevisti, in una gara lunga come questa, possono essere tanti. Non bisogna perdersi d’animo e bisogna fortemente desiderare di arrivare al traguardo.

Per raggiungere l’obiettivo bisogna affrontare una preparazione lunga e impegnativa. La stragrande maggioranza di quelli che decidono di affrontare questo genere di sfide non sono atleti professionisti. Dunque la vera sfida è quella di riuscire a far conciliare gli impegni lavorativi e familiari con il tempo dedicato agli allenamenti. Per fare questo si sfruttano le ore del mattino per gli allenamenti, sottraendole al sonno, la pausa pranzo e la sera. Naturalmente il fine settimana. La disciplina che richiede più tempo è certamente la bicicletta.

Allenare fisico e mente

Oltre al fisico bisogna allenare la mente. Elemento altrettanto importante. Gestire famiglia, lavoro e allenamenti non è facile e bisogna per questo riuscire a creare armonia. Si impara a superare momenti di crisi, di sconforto. È poi necessario impostare una dieta corretta e imparare a gestire l’alimentazione durante la gara.

Naturalmente tutto ha un senso se si prova piacere nello stare ore e ore in bici in mezzo alla natura solitaria della montagna. Spesso sei da solo, sia in gara sia durante gli allenamenti. Questo, per chi ha tale inclinazione, ti consente di vivere anche una dimensione spirituale molto intensa, di contatto profondo con se stessi e con la natura che circostante. Sono esperienze che rendono necessariamente più forti e saldi. Personalmente mi sono domandato cosa spinga “ragazzi” ultraquarantenni (quando va bene) ad affrontare sfide come queste quando si potrebbe tranquillamente praticare del sano “divaning”. Ritengo che in alcuni di noi arda un profondo senso di irrequietezza oltre al bisogno di misurarsi con i propri limiti. In queste prove impari a conoscere te stesso ed a fare i conti con i tuoi punti deboli. È un’ottima palestra di resilienza. La risposta che mi sono dato, approfondendo la materia attraverso la lettura di alcuni libri sul tema, è che chi non si arrende al divano, allo scorrere inesorabile del tempo, ha bisogno di nuovi stimoli. Nuove sfide. Penso faccia parte della nostra natura più antica, atavica.

La resilienza

Il prof. Pietro Trabucchi, psicologo dello sport e autore di studi e di numerosi testi sulla resilienza (uno dei padri del Tor de Geant) ha studiato e approfondito il tema della resilienza. il termine viene mutuato dalla metallurgia ed indica, infatti, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. È il contrario della fragilità. Secondo il Prof. Trabucchi “la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino.”(dal sito www.pietrotrabucchi.it). È innegabile che chi è abituato a “fare fatica” a lanciarsi in nuove sfide, è più predisposto, poi, nella quotidianità della propria vita (lavoro, famiglia etc) alle fatiche, alle sfide alle quali siamo continuamente sottoposti.  Ciò che ho imparato, personalmente, è gestire la sconfitta, trovare nel fallimento una risorsa e proseguire nel perseguimento dell’obiettivo.

*triatleta estremo

 

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Ghiacciaio Canin a rischio. Qui si disputa una corsa sui sentieri della Grande Guerra

Allarme dell’Arpa: “i ghiacciai del Monte Canin stanno scomparendo” Nonostante la primavera abbia tardato ad arrivare, e sul monte Canin a fine maggio si sia tornati a sciare, la situazione…

Allarme dell’Arpa: “i ghiacciai del Monte Canin stanno scomparendo”

Nonostante la primavera abbia tardato ad arrivare, e sul monte Canin a fine maggio si sia tornati a sciare, la situazione del ghiacciaio è in grave pericolo. L’Arpa, Agenzia Regionale per l’Ambiente, del Friuli Venezia Giulia, infatti, ha presentato una relazione in cui si afferma che “i ghiacciai del Monte Canin stanno scomparendo”. Colpa dei cambiamenti climatici, e del surriscaldamento globale.

Tecnicamente parlando, spiegano gli esperti, il ghiacciaio del Canin può ancora definirsi tale, anche se i ghiacci della montagna ormai hanno un movimento molto limitato, di pochi centimetri all’anno. Sono quasi statici, dal momento che la loro massa, il loro spessore, il loro volume non sono più tali da garantire un flusso e una deformazione interna del ghiacciaio indotta dalla massa stessa del ghiacciaio.

Proprio sul monte Canin, il cui ghiacciaio è uno dei più bassi della catena alpina, da alcuni anni si svolge la Canin Skyrace, una corsa in montagna sui sentieri della Grande Guerra. Una corsa di circa 18 km con un dislivello positivo di circa 1.700 metri che si disputa nell’ambito del Nevee Outdoor festival, manifestazione che quest’anno si svolgerà il 20 e 21 luglio prossimi.

Il Nevee Outdoor Festival

Il Nevee Outdoor Festival è un evento volto a valorizzare il territorio dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Inoltre rappresenta un’occasione di scambio culturale e condivisione dei valori dello sport e del vivere la natura in ambiente montano. Obiettivo principale della manifestazione è far scoprire le peculiarità della zona attraverso lo sport e molteplici attività, evidenziando tutte le possibilità turistiche offerte dalla montagna. In particolare far conoscere il Canin, il Montasio e la val Raccolana, un territorio molto vasto e pieno di infinite possibilità, molte delle quali sconosciute alla maggior parte dei turisti.

Ma accanto alle tante attività outdoor che si possono praticare a ridosso del ghiacciaio Canin, uno dei principali effetti dello scioglimento dei ghiacci è l’innalzamento delle temperature. L’Arpa del Friuli Venezia Giulia avverte che alla fine del secolo, a Pordenone, Gorizia e Udine, “le notti calde passeranno dalle 5-10 della metà degli anni ’70 e ’80 alle 70-80. I giorni caldi saliranno dai 20-30 ai 90-100”. A Trieste le notti calde saranno oltre 120 e 70 i giorni.

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C’è una nuova isola nel Mediterraneo. Fatta di plastica e rifiuti

Si trova a nord ovest dell’isola d’Elba ed è composta da frammenti più piccoli di 2 millimetri È una vera e propria minaccia per l’ecosistema dell’Arcipelago Toscano e non solo. Bottiglie,…

Si trova a nord ovest dell’isola d’Elba ed è composta da frammenti più piccoli di 2 millimetri

È una vera e propria minaccia per l’ecosistema dell’Arcipelago Toscano e non solo. Bottiglie, contenitori in polistirolo, buste e bicchieri usa e getta. Questo hanno trovato gli operatori di Greenpece in navigazione nel Tirreno per monitorare lo stato di salute dei nostri mari. E la scoperta è stata fatta tra l’isola d’Elba, la Corsica e Capraia: un’isola di rifiuti galleggiante.

Un chiaro segnale di come anche il Mediterraneo non sia esente dal fenomeno dell’inquinamento. Tutt’altro: è il mare con la più alta densità di plastica. Quest’isola di rifiuti è stata formata per lo più da quanto viene trasportato dal fiume Sarno, la cui acque si gettano nel Mar Tirreno. Un misto di rifiuti denso il doppio di quello che si forma nel Pacifico nella cosiddetta Garbage patch, l’atollo di rifiuti al largo del Caraibi grande tre volte la Francia.

I pezzi più grandi si depositano sul fondo

Si tratta di un agglomerato di rifiuti lungo qualche decina di chilometri è formata dai frammenti di bicchieri, cannucce, bottigliette, scarpe, vestiti la maggior parte di quali sono ridotti a dimensioni non superiori ai 2 millimetri. Ha le sembianze di un ammasso lattiginoso, con i pezzi più grandi che si depositano sul fondo.

L’aspetto assai grave è che questa specie di isola di rifiuti, che sarebbe più appropriato chiamare “zuppa”, si sposta continuamente, in base alle correnti e ai venti che soffiano tra l’Elba e la Corsia. E ancor di più è una minaccia per i cetacei, dal momento che la zona a nord ovest dell’Elba viene definita il Santuario dei cetacei. Un’area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano, classificata come area naturale di interesse internazionale, istituita nel 1991 grazie all’Istituto Tethys, un’organizzazione italiana che si occupa della protezione dei mammiferi marini. Qui la concentrazione di cetacei è massiccia, soprattutto per la disponibilità di cibo che arriva dalle stesse correnti che formano l’isola di plastica.

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Trasporto sostenibile: al via la Shell Eco Marathon

161 team da 25 Paesi per la competizione tra studenti più importante d’Europa per il trasporto sostenibile  Dall’1 al 5 luglio 2019 la 35° edizione della Shell Eco-marathon sbarca nel…

161 team da 25 Paesi per la competizione tra studenti più importante d’Europa per il trasporto sostenibile 

Dall’1 al 5 luglio 2019 la 35° edizione della Shell Eco-marathon sbarca nel Regno Unito, presso il Mercedes-Benz World, Weybridge. All’evento hanno aderito 161 team provenienti da 25 Paesi. Otto le squadre italiane. Alla competizione i partecipanti gareggiano con speciali veicoli costruiti con l’obiettivo di ottenere i più bassi consumi possibili, in nome di un trasporto sostenibile.

La Shell Eco-marathon è la più importante e innovativa competizione per studenti che si svolge ogni anno in Europa, America e Asia. La gara riunisce i leader di oggi e di domani, oltre ad un vasto pubblico fortemente interessato alle tematiche energetiche, incoraggiando il dibattito su soluzioni sostenibili per affrontare la crescita del fabbisogno energetico mondiale.

Alla Shell Eco-marathon Europe una generazione di futuri ingegneri e scienziati tra i 16 e i 25 anni provenienti da 25 Paesi gareggia con veicoli autonomamente progettati e costruiti; vincitore sarà il team che, grazie al design creativo e al know-how tecnico sviluppato, riuscirà a percorrere la maggiore distanza con l’equivalente di 1 kWh o 1 litro di carburante. La Shell Eco-marathon Europe ha lo scopo di coinvolgere i cittadini europei su tematiche relative all’energia e alla mobilità, ponendosi come fonte di ispirazione nel considerare soluzioni innovative.

Otto squadre italiane in gara

Tra i 161 team partecipanti, per l’edizione 2019 figurano otto squadre italiane: FAENZAitiRACING, FAENZAnaftaRACING, Team H2politO – Molecules going hybrid, Team Zero C, H2politO – molecole da corsa, UNIBAS RACING TEAM, Eco-HybridKatane, mecc-E. I team provengono da diversi atenei: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università Degli Studi Della Basilicata e Università Degli Studi Di Catania. Ma anche da due istituti tecnici: ITIP L. Bucci di Fenza e Itis Leonardo Da Vinci di Carpi.

La Shell Eco Marathon

La storia dell’evento risale alla fine degli anni ’30. Nel 1939, un gruppo di ricercatori della Shell di Wood River, Illinois, fecero una scommessa per vedere chi avrebbe guidato la propria auto più lontano con un solo gallone di benzina. A quel tempo, 21.12 km/l era il massimo risultato che si potesse raggiungere. Le prime competizioni internazionali si tennero in Finlandia nel 1976 e a Mallory Park, nel Regno Unito, nel 1977. Nel corso degli ultimi 30 anni, l’efficienza nell’utilizzo dei carburanti è migliorata drasticamente. La Shell fa notare che “per l’auto vincitrice della Shell Eco-marathon UK sarebbe possibile viaggiare tre volte intorno all’ equatore con lo stesso quantitativo di carburante che un Concorde utilizza per raggiungere la fine della pista di decollo”.

 

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In Alta Langa il primo festival dedicato all’outdoor

Trekking, mountain bike e passeggiate a cavallo per gli amanti della natura Se si pensa alle Langhe viene subito alla mente il vino. Dolci colline, paesaggi rilassanti, vigneti. Ma il…

Trekking, mountain bike e passeggiate a cavallo per gli amanti della natura

Se si pensa alle Langhe viene subito alla mente il vino. Dolci colline, paesaggi rilassanti, vigneti. Ma il territorio di questo pezzo di Piemonte può offrire molto di più. Ecco perché per il prossimo fine settimana è in programma il primo Festival dell’Outdoor in Alta Langa. Un territorioche offre al visitatore panorami a perdita d’occhio e paesaggi caratterizzati dalle zone boschive e dai noccioleti.

Proprio qui, in questi boschi, si potrà vivere l’esperienza outdoor più autentica. L’Alta Langa presenta infatti un enorme patrimonio naturale che costituisce lo scenario ideale per praticare attività a piedi, in bicicletta o MTB, a cavallo. Molti gli eventi in programma tra sabato 8 e domenica 9 giugno, su e giù per i tantissimi sentieri, il fitto dei boschi, i suggestivi borghi, con visioni impareggiabili di un paesaggio autentico.

Alta Langa

un paesaggio dell’Alta Laga

Alcuni numeri

180 chilometri di percorsi all’aria aperta, una ventina tra guide e istruttori, 24 i Comuni attraversati, 15 eventi e cinque discipline (mountain-bike, e-bike, nordic-walking, trekking a piedi e a cavallo): sono questi i numeri del primo Festival dell’outdoor in Alta Langa, promosso dall’Unione montana Alta Langa in collaborazione con l’Atl Langhe Monferrato Roero e il sostegno della Siscom di Cervere e della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo. Due giorni di attività all’aria aperta, sabato 8 e domenica 9 giugno, per atleti, amatori e famiglie con la voglia e il desiderio di scoprire un territorio ricco di sentieri e percorsi unici.

Gli eventi

Saranno sette gli eventi in programma nella giornata di sabato 8 giugno, con inizio alle 9.30: easy-bike (pedalata per famiglie) con partenza da San Benedetto Belbo, trekking della nocciola con percorso ad anello da Cortemilia, in mountain-bike nella Valle Uzzone con partenza da Castelletto Uzzone, in e-bike nei luoghi fenogliani con partenza da Murazzano, a cavallo alle sorgenti del Belbo dal rifugio La Pavoncella di Camerana, il trekking tra bosco e castello da Prunetto e l’avvicinamento al nordic-walking a Benevello. Le varie attività si ripeteranno nella giornata di domenica 9 giugno, sempre con inizio alle 9.30, ma il percorso in mountain-bike nella Valle Uzzone sarà sostituito con due eventi ad anello lungo e corto, rispettivamente con partenza da Bossolasco e Cravanzana. Il nordic-walking si terrà ancora a Benevello, ma sarà riservato ai praticanti.

 

 

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Alta l’attesa per la Skymarathon 2019

Parterre de roi per la maratona di Livigno, che inaugura l’estate dei runner d’alta quota Dopo l’edizione da record del 2018, la Livigno Skymarathon si appresta a fare il bis….

Parterre de roi per la maratona di Livigno, che inaugura l’estate dei runner d’alta quota

Dopo l’edizione da record del 2018, la Livigno Skymarathon si appresta a fare il bis. Una sfida elettrizzante quella che sta richiamando a Livigno il gotha mondiale della specialità. La prima tappa italiana di Migu Run Skyrunner World Series di sabato 15 giugno si preannuncia memorabile, con un livello forse ancora più alto della mitica maratona basca di Zegama.

La Skymarathon da 34km (2700m d+) disegnata sulle vette di confine tra Italia e Svizzera ha raggiunto il sold out. E qualche pettorale è ancora disponibile per la K17, che nella prima parte ricalcherà il percorso della prova principe dando al popolo delle corse a “fil di cielo” la possibilità di correre spalla a spalla con i propri beniamini.

skymarathon

L’altimetria della Livigno Skymarathon

I protagonisti

Ma andiamo per ordine. Sfogliando la lista partenti della “Super Sky” disegnata sulle vette di confine tra Italia e Svizzera, vi sono più di 70 élite provenienti da tutto il mondo. Tra loro vi è il tre volte campione del mondo di trail running e due volte vincitore di Skyrunning World Series Luis Alberto Hernando, che guiderà un’agguerrita delegazione spagnola nella quale spicca il nome di un talentuoso Oriol Cardona Coll. Attenzione anche al vincitore della prima prova di coppa il giapponese Rui Ueda e al norvegese Petter Engdahl che a Livigno lo scorso anno diede letteralmente spettacolo. Menzione d’obbligo anche per il francese Garrivier Thibaut, il marocchino naturalizzato spagnolo Ait Malek Zaid, l’iberico Pablo Villa Gonzales e molti altri campioni che hanno scelto Livigno come gara clou della stagione.

Gara anche al femminile

Gara vera anche al femminile con Sheila Avilés (2ª qui lo scorso anno) che sullo spettacolare percorso dell’Alta Valtellina dovrà guardarsi seriamente le spalle dall’atleta di casa Elisa Desco. In lizza per un posto sul podio anche l’americana Ilary Gerardi, la britannica Holly Page e la sudafricana Robyn Owen.

In quota molta neve

Le abbondanti precipitazioni primaverili hanno depositato in quota moltissima neve. Confidando nell’importante rialzo termico di questi giorni, il direttore percorso Adriano Greco, supportato dal campione di casa Marco De Gasperi stanno, stanno monitorando il percorso e, a brevissimo, annunceranno eventuali varianti.

 

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Da 24 anni le canoe di cartone si sfidano sul fiume Adda

Al via la Soap Kayak Race a Imbersago Giunge alla sua 24esima edizione la gara di canoe più divertente e strampalata d’Italia: la Soap Kayak Race. Canoe di cartone si…

Al via la Soap Kayak Race a Imbersago

Giunge alla sua 24esima edizione la gara di canoe più divertente e strampalata d’Italia: la Soap Kayak Race. Canoe di cartone si sfideranno sul fiume Adda, per domarne la corrente. Un appuntamento che ormai è diventato una tradizione della seconda domenica di giugno, a Imbersago (Mi). Quest’anno dal traghetto di Leonardo prenderanno il via due sfide: la Soap Kayak Race Classic riservata ai team maggiorenni e la Soap Kayak Race Kids gara con team composti da genitori-figli.

canoe adda imbersago

la Soap Kayak Race

I partecipanti arriveranno dalla Brianza, dalla Bergamasca, da Liguria, Veneto, Piemonte, Toscana, Svizzera e dalla Francia. Uno solo il motto che unisce organizzatori e appassionati della Soap Kayak Race: “L’Arca di Noè è stata costruita da un dilettante, il Titanic è stato costruito da dei professionisti”.

La regata non prevede come di consueto il doppio attraversamento dell’Adda da una sponda all’altra, ma una sorta di gimcana contro corrente lungo la riva lecchese di Imbersago. I canoisti avranno a disposizione solamente 2 ore di tempo per autocostruirsi la canoa utilizzando 7 metri quadrati di cartone e un rotolo di scotch da pacchi. 

canoe adda

la Soap Kayak Race

Oltre 150 gli iscritti

Sono più di 150 i team iscritti alla competizione: ma saranno solo 50 ad avere il diritto di parteciparvi. Il maltempo che nelle ultime settimane non ha dato tregua non ha permesso agli organizzatori di allestire il pontile “catapulta”. L’alto livello dell’acqua, infine, ha fatto la sua parte e per motivi di sicurezza si è deciso di ridurre di 1/3 il numero dei partecipanti alla Soap Kayak Race.

In palio per i più meritevoli c’è un buono Extreme Waves per la discesa in Rafting in Trentino sul Fiume Noce, meta dei campionati del mondo di Canoa. E oltre ai team “vincitori” delle rispettive gare verranno premiati anche i team “mai partiti” (affondati al varo della canoa) e “mai arrivati”. Sono infatti molti quelli che affondano durante il tragitto. Ma il premio più ambito sarà come sempre quello del “miglior naufragio”.

 

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Da Palermo a New York in gommone in 70 giorni

L’avventura survival di Sergio Davì, che attraverserà 7 mila miglia nautiche a bordo di un gommone La partenza è fissata per il prossimo 21 giugno, e l’arrivo previsto dopo 70…

L’avventura survival di Sergio Davì, che attraverserà 7 mila miglia nautiche a bordo di un gommone

La partenza è fissata per il prossimo 21 giugno, e l’arrivo previsto dopo 70 giorni. Ma dal porto dell’Arenella di Palermo per arrivare a New York bisogna attraversare i ghiacciai della Groenlandia e le temperature gelide dell’Islanda. Tutto questo non è un problema per Sergio Davì, che si appresta a intraprendere un’avventura estrema. A bordo di un gommone lungo 11 metri, che si stima consumerà circa 19 mila litri di carburante.  

In totale si tratta di percorrere ben 6.700 miglia nautiche lungo una singolare rotta che sale verso il Nord Europa per navigare tra i ghiacci dell’Islanda e della Groenlandia e riscendere verso gli Stati Uniti passando per il Canada. Davì navigherà per lo più in solitaria, con alcuni avvicendamenti a staffetta per le tratte più estreme. La navigazione durerà circa 500, 600 ore e sono previste da 24 a 30 tappe, a seconda delle condizioni meteo e delle difficoltà tecniche che si potranno verificare.

Ma non si tratta solo di un’avventura survival. C’è molto di più. “Ho deciso di andare a nord per fare questo tentativo – racconta Davì – per tentare un’avventura che finora mai nessuno ha tentato”. Tra gli obiettivi di quella che per Davì è una vera e propria missione c’è anche la salute dei mari. Davì vuole fare qualcosa per la tutela dell’ambiente marino attraverso misure di contrasto alle forme di inquinamento da microplastiche. Lo farà grazie al supporto dell’IAS (Istituto per lo studio degli impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino) in capo al CNR. E poi c’è la voglia di sperimentare e analizzare gli sforzi psicofisici in condizioni estreme.

L’impresa ha anche un nome ben preciso: Ice RIB Challenge. Per seguirla da vicino esista l’app “Sergio Davì Adventures”, disponibile sia su Google Play che su App Store. Con essa sarà possibile tenersi costantemente aggiornati sullo svolgimento dell’impresa e seguire real time il Nautilus Explorer.

Sergio Davì non è nuovo a imprese di questo genere. Nel 2010 ha navigato da Palermo ad Amsterdam (3000 miglia), nel 2012 da Palermo a Capo Nord. Si è poi lanciato Oltreoceano, nel 2015 con la navigazione da Palermo a Rio de Janeiro. Una traversata interrotta a Lanzarote per un incendio ai motori, ma che nel 2017 ha avuto successo. Ora tocca a New York. Meteo e mare permettendo.

 

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Di corsa in Groenlandia per salvare l’ambiente

Oliviero Alotto percorrerà 200 km di corsa e in canoa per raccontare come i cambiamenti climatici incidono sull’ambiente, gli animali e le comunità locali Il progetto si chiama #RunningForClimate in…

Oliviero Alotto percorrerà 200 km di corsa e in canoa per raccontare come i cambiamenti climatici incidono sull’ambiente, gli animali e le comunità locali

Il progetto si chiama #RunningForClimate in Groenlandia. A dargli vita è il runner torinese Oliviero Alotto, che dal 3 al 6 giugno prossimi correrà per oltre 200 chilometri in solitaria. Un’impresa estrema per denunciare le conseguenze dei cambiamenti climatici e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di fare ognuno la propria parte, a cominciare da poche semplici azioni da compiere nella propria vita quotidiana. E quando non correrà Alotto percorrerà il suo percorso in canoa.

Secondo l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, entro la fine del secolo, in mancanza di limitazioni delle emissioni di gas serra, la temperatura media sul Pianeta è destinata ad aumentare di 4°C e oltre, ma già con un aumento di 2°C si prevedono gravissime conseguenze ambientali e sociali. Oliviero Alotto ha ben presente questo allarme, che si aggiunge ad altri drammatici dati: in Groenlandia nel 2003 scomparivano ogni anno 111 chilometri cubi di ghiaccio, e dieci anni più tardi, la cifra è quasi quattro volte più elevata.

Ecco che per sensibilizzare sui rischi a cui il pianeta va incontro Alotto vuole tentare questa avventura ai limiti del survival. Toccherà gli spazi lasciati liberi dal ritiro dei ghiacciai sulla più grande isola al mondo. il luogo in cui tale impresa si terrà è la regione sud-ovest della Groenlandia, dove sono più evidenti gli effetti del cambiamento climatico. Oltre 200 chilometri tra le località di Kangerlussuaq (sede dell’aeroporto), Kelly Ville, Ice Cap, Sisimiut (la seconda città per popolazione).

Alotto

il progetto #RunningForClimate

L’alimentazione durante la preparazione

Fondamentale per questo tipo di imprese, la dieta dell’atleta è seguita dalla biologa e nutrizionista Felicina Biorci. Nella fase di allenamento si procede con un digiuno intermittente, che prevede 2-3 pasti al giorno al più tardi entro le 16, così da raggiungere 12-16 ore di digiuno prima della colazione del giorno successivo. Digiuno che, stando agli ultimi studi, favorirebbe l’autofagia, responsabile del ricambio cellulare che preserva un corretto funzionamento dell’organismo, la riduzione dei marcatori di infiammazione e il miglioramento del microbioma intestinale. Quindi per tenere alti i livelli di ematocrito, grazie ai quali l’ossigeno arriva abbondante nei tessuti, non mancano le barbabietole mentre legumi e canapa forniscono il giusto apporto proteico. Teff, frumenti antichi, riso, grano saraceno e miglio forniscono i carboidrati, mentre il cacao è fondamentale per contrastare i danni da carichi di lavoro eccessivi. Ovviamente ci sono 700 ml di acqua mattina e pomeriggio

L’alimentazione durante la corsa

Per riuscire a coprire i fabbisogni di circa 40-60 km di corsa giornaliera alle temperature artiche non devono mancare i carboidrati. Vista la scelta di un’alimentazione sostenibile, sono escluse proteine animali, compensate da frutta disidratata, castagne, riso, datteri, canapa.

La preparazione atletica

Alotto si prepara costantemente a imprese del genere, correndo e allenandosi ogni giorno, seguendo una precisa tabella studiata insieme a un preparatore atletico. Nel caso specifico ha corso due gare di oltre 100 km nell’arco di 3 settimane e due da 50 km. Corre almeno 100 km ogni settimana, a cui aggiunge un allenamento in bici.

Chi è Oliviero Alotto? 

Responsabile di Slow Food a Torino, per anni ha guidato l’associazione Terra del Fuoco. Da sempre è impegnato nella sensibilizzazione verso la salvaguardia dell’ambiente e del Pianeta. È appassionato di montagna, corsa, trail running, ma anche di vino e cibo. Per lui la corsa è un elemento di unione tra i popoli e di riscoperta della natura nella sua più profonda essenza.

 

 

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Nuovi parametri di riferimento per la sopravvivenza a una valanga

Un nuovo studio definisce i i criteri per valutare le possibilità di sopravvivenza La primavera che quest’anno sembra non voler arrivare un po’ ovunque ha portato con sé l’aumento del…

Un nuovo studio definisce i i criteri per valutare le possibilità di sopravvivenza

La primavera che quest’anno sembra non voler arrivare un po’ ovunque ha portato con sé l’aumento del rischio di valanghe. Non solo in Italia. Anche nel Montana, la scorsa settimana, un gruppo di ciclisti è rimasto bloccato per otto ore in seguito a una valanga che si è abbattuta sulla strada di fronte a loro nel Parco nazionale dei ghiacciai.

Per fortuna per gli sportivi non ci sono state conseguenze, dato che la valanga non li ha travolti. Ma cosa sarebbe successo se fossero rimasti vittime? Quello dei ciclisti del Montana è un caso isolato. Ma il rischio valanga è una delle preoccupazioni costanti per gli sciatori fuori pista, per gli sci-alpinisti e per i responsabili delle stazioni di sci. Molti appassionati di fuori pista e di scialpinismo lo temono mentre altri lo ignorano del tutto, per incoscienza, per incompetenza o per eccesso di sicurezza in se stessi. Sta di fatto che ogni anno le valanghe mietono vittime.

Lo studio di Eurac Research e i nuovi parametri

Gli esperti di medicina d’emergenza di Eurac Research, insieme a colleghi europei e statunitensi, hanno sviluppato nuovi parametri di riferimento legati a temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue in modo da fornire una guida affidabile per le decisioni di ricovero ospedaliero di vittime di valanghe.

sopravvivere valanga

I soccorsi dopo una valanga

I pazienti che raggiungono l’ospedale in stato di ipotermia e in arresto cardiovascolare mettono i medici davanti a una valutazione difficile: il paziente è morto per asfissia o c’è una possibilità che sopravviva se la sua temperatura corporea aumenta? Una corretta valutazione iniziale è di grande importanza perché fa sì che chi ha una chance di farcela venga sottoposto al trattamento e, al tempo stesso, impedisce che risorse mediche preziose vengano investite in casi senza speranza.

Solo il 10% sopravvive

Lo studio ha analizzato i dati di 103 vittime di valanga che sono state ricoverate in stato di arresto cardiovascolare in sette grandi ospedali in Europa tra il 1995 e il 2016. Delle 103 vittime, 61 sono state riscaldate, ma solo il 10 per cento è sopravvissuto. Negli altri casi non è stata l’ipotermia a causare l’arresto circolatorio, ma il soffocamento dovuto alla valanga o un trauma.

I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista specialistica “Resuscitation” edita dal Consiglio europeo per la rianimazione, affermano che i fattori decisivi per la sopravvivenza siano temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue, quest’ultima è correlata alla decomposizione cellulare. Per entrambi i parametri, i medici hanno determinato il valore che distingue i casi potenzialmente recuperabili da quelli senza speranza. Per la temperatura corporea 30 gradi sono la soglia: nessuna vittima di valanga con arresto cardiovascolare la cui temperatura sia sopra i 30 gradi è stata mai riscaldata con successo; il potassio sierico, invece, non deve superare i 7 mmol/litro.

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