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Categoria: Blog

L’avventura Survival nel relitto del Titanic – Survival & Reporter

Un’insolita iniziativa permette di esplorare il relitto che giace a quasi 4 km di profondità nell’Atlantico Oggi è possibile visitare il relitto del Titanic, che giace sul fondo dell’Oceano Atlantico…

Un’insolita iniziativa permette di esplorare il relitto che giace a quasi 4 km di profondità nell’Atlantico

Oggi è possibile visitare il relitto del Titanic, che giace sul fondo dell’Oceano Atlantico a 3.810 metri di profondità. Un’avventura non alla portata di tutti, visto che il costo si aggira sui 105 mila dollari. Ma anche per chi ha un conto in banca di tutto rispetto non si tratta comunque di un’impresa facile. 

Una parte del relitto del Titanic

La compagnia statunitense Ocean Gate Expeditions ha infatti organizzato una iniziativa imperdibile per tutti coloro che hanno uno spirito avventuriero. Si chiama Titanic Survey Expedition e altro non è se non un’immersione verso il relitto del Titanic. Non una semplice esplorazione ma di una vera e propria missione di squadra. O meglio, di più missioni. 

Sì, perché l’avventura che porta a esplorare il relitto del transatlantico più tristemente famoso della storia, si compone di sei missioni che durano undici giorni ciascuna. Vi possono partecipare al massino nove persone, e la prima spedizione dovrebbe partire già dal prossimo mese di giugno. L’ultima si concluderà con la metà di agosto.  I cosiddetti “citizen explorer”, però, non dovranno essere solo persone danarose. Dovranno essere degli specialisti in mansioni nautiche, saper usare attrezzature digitali per raccogliere immagini, video 4K e dati scansionati dal sonar, per poi elaborarli con gli scienziati esperti della squadra.

Gli avventurosi partecipanti potranno così arrivare a 3.810 metri di profondità e ammirare da vicino quel che resta del Titanic. Si immergeranno con il mini-sommergibile Titan, che è dotato di una nuova tecnologia che gli consente di inabissarsi fino a 4 km e trasportare cinque persone. Oltre alla sua struttura progettata in fibra di carbonio e titanio. Grazie alla visuale dal vivo della parte frontale del sommergibile, sarà possibile esplorare il relitto fin nei minimi dettagli. Ma lo scopo dell’esplorazione non è solo di natura “turistica”. L’obiettivo principale alla base della visita al relitto, infatti, è lo studio e la documentazione del sito, per permettere ai ricercatori di valutare il grado di deterioramento del Titanic. 

Il mini sommergibile Titan
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Un italiano si è lanciato sull’Antartide con il paracadute – Survival & Reporter

Danilo Callegari è il primo italiano ad aver realizzato questa impresa ai limiti dell’impossibile. Dopo la donna che per prima ha sorvolato l’Antartide in tuta alare, un italiano si è…

Danilo Callegari è il primo italiano ad aver realizzato questa impresa ai limiti dell’impossibile.

Dopo la donna che per prima ha sorvolato l’Antartide in tuta alare, un italiano si è lanciato con il paracadute sui ghiacci del Polo Sud. Si tratta di Danilo Callegari, il primo italiano a lanciarsi in caduta libera nel freddo cielo d’Antartide con uno spettacolare lancio in paracadute da un aereo in volo a 5.000 metri d’altezza. 

Il lancio è stato parte del progetto Antartica Extreme, che purtroppo non è andato del tutto a buon fine. Callegari, infatti, ha dovuto rinunciare all’ambizioso obiettivo di raggiungere il Polo Sud in completa solitudine e autonomia. Ma non per questo si è dato per vinto. E ha portato a termina un’altra, grandissima, impresa.

Danilo Callegari è rientrato in Italia da poco, ma sul suo sito internet è stato possibile seguire passo passo la sua spedizione, grazie a un diario di bordo costantemente aggiornato. 

Proprio il sito spiega quali erano le ambizioni del progetto, che era partito lo scorso 23 ottobre e che se anche qualcosa è andato storto ha permesso a Callegari di portarsi a casa la sua quarta Seven Summits dopo Aconcagua, Elbrus e Kilimangiaro.

Un aereo decollerà da Punta Arenas (Cile) portandomi ai margini della banchisa di Weddell.
Da questo punto inizierò la mia avventura.
Con gli sci ai piedi, trainando una slitta del peso di circa 160kg complessivi di carico, con all’interno tutto l’occorrente per la sopravvivenza, punterò dritto in direzione sud / sud-est per circa 1.300km, distanza necessaria per raggiungere il Polo Sud Geografico.
Raggiunto il Polo Sud Geografico, un aereo bimotore ad elica mi preleverà portandomi sopra la zona della regione della montagna più alta d’Antartide (Monte Vinson) dove, da una quota di circa 5.000 metri, verrò paracadutato.
Il Monte Vinson, 4.897mt. (S 78°34’59” – W85°24’59”) è la montagna più alta d’Antartide, quarta vetta del 7SUMMITS Solo Project (progetto intercontinentale iniziato nel 2011 con il Sudamerica, continuato poi con Europa ed Africa. Il progetto prevede la scalata in stile alpino delle 7 cime più alte dei 7 continenti, creando attorno ad ognuna di esse un’avventura estrema, unendo ARIA-TERRA-ACQUA).
Raggiunto il suo campo base, inizierò la scalata a questo colosso di ghiaccio.
Una volta portato a termine questo terzo importante obiettivo, verrò esfiltrato dall’Antartide via aerea su Punta Arenas (Cile) con il successivo rientro in Italia.

Sarei il primo uomo al mondo a completare una trilogia di questo tipo in Antartide:

il Polo Sud Geografico

un lancio in paracadute

la montagna più alta

Sarei anche il primo italiano a raggiungere in solitaria e in completa autonomia il Polo Sud Geografico.

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I 5 ponti tibetani più suggestivi d’Italia – Survival & Reporter

Tra le attività outdoor le escursioni sui ponti tibetani sono tra le più belle ed avvincenti. Ecco i cinque ponti tibetani ad alto tasso di adrenalina d’Italia. Un itinerario sospeso…

Tra le attività outdoor le escursioni sui ponti tibetani sono tra le più belle ed avvincenti. Ecco i cinque ponti tibetani ad alto tasso di adrenalina d’Italia.

Un itinerario sospeso tra cielo e terra, che regala paesaggi mozzafiato e forti emozioni. Sono i ponti tibetani. Strutture di collegamento costituite da una fune che ha funzione di marciapiede e da due funi/mancorrenti laterali superiori distanziate di circa un metro da quella marciapiede. Più le funi sono tese più alta è la stabilità del ponte e minori le oscillazioni laterali. E sorprendentemente è l’Italia ad avere alcuni dei ponti tibetani che sono entrati nel Guinness dei Primati

Ponte della Luna – il più impressionante 

Il Ponte della Luna

Il ponte della Luna si trova in Basilicata e fa parte del percorso dei ponti tibetani di Sasso di Castalda. Lungo 300 metri e alto 102 dal torrente sottostante permette di camminare sospesi nel vuoto fino ad arriva al rudere del castello che domina il villaggio da un suggestivo punto panoramico. Il Ponte della Luna è formato da tanti pioli di ferro collegati da funi d’acciaio e nient’altro, così da avere una vista totale sul torrente sottostante. E se l’adrenalina non si fosse scaricata a sufficienza, al termine del percorso si trova uno sky-walk in vetro. 

Ponte di Cesana Claviere – il più lungo 

Il Ponte di Cesana Claviere

Il Ponte di Cesana Claviere non è solo il più lungo d’Italia. È il più lungo al mondo con i suoi 468 metri. Un percorso che si articola su tre ponti, di cui l’ultimo è sospeso a 90 metri da terra. Si percorre in un’ora e mezza. L’itinerario attraversa le Gorge di San Gervasio ed è costituito dalla successione di tre ponti in cavi. Quello di 70 metri e quello di 408 sono collegati. Il terzo, invece è separato dal sentiero di 90 metri realizzato nel 2008. L’altezza massima è di 30 metri da terra, ma l’emozione nel percorrerlo è davvero tanta. 

Ponte nel Cielo – il più alto

Il Ponte nel Cielo

Il Ponte nel Cielo è il ponte tibetano più alto d’Europa. Collega la località Campo Tartano, fra le Orobie in Valtellina, ai maggenghi di Frasnino. Il ponte è alto ben 140 metri e largo un solo metro. È stato inaugurato lo scorso anno ed è composto da settecento assi in legno di larice e si distende per una lunghezza di 234 metri. L’idea che ne ha permesso la realizzazione era quella di agevolare il lavoro degli alpeggiatori. Ma il ponte è diventato una meravigliosa attrazione per gli amanti delle emozioni forti. 

Ponte delle Ferriere – il (fu) più lungo al mondo

Il Ponte delle Ferriere

Il Ponte delle Ferriere è stato il ponte più lungo al mondo, entrando nel Guinness dei Primati nel 1990. È lungo 227 metri e largo 1,3. Venne costruito nel 1923 per permettere agli operai di andare al lavoro, e collega i paesi toscani di Mammiano Basso e Popiglio, rimanendo sospeso sul torrente Lima. Col passare degli anni ha perso la sua funzione originaria, ma è rimasto un avvincente percorso per ammirare un paesaggio mozzafiato e regalare emozioni adrenaliniche a chi lo attraversa. Il ponte è realizzato con strutture che poggiano su 4 cavi di acciaio, mantenuti in tensione. 

Ponte tibetano sulla Ferrata Dibona – il più difficile 

Il Ponte tibetano sulla Ferrata Dibona

Il Ponte tibetano sulla Ferrata Dibona si trova sulle Dolomiti, e sicuramente è il ponte più difficile da raggiungere. Si estende dal rifugio Lorenzi, sul Monte Cristallo, fino alla località Ospitale. Il ponte è proprio all’inizio della scalata ed è lungo 27 metri. Pochi, ma la vera impresa è arrivarci. Sì, perché prima di poter fare l’esperienza del ponte si deve passare da una scala metallica e attraversare una passerella di legno che porta in un ex tunnel bellico. Da qui si prosegue sulle rocce fino ad arrivare al ponte. Impressionante il panorama che si può intravedere dagli assi di legno sotto ai piedi. 

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La donna che ha vinto la gara più dura al mondo correndo e allattando – Survival & Reporter

La scozzese Jasmin Paris ha vinto la Montane Spine Race, una della gare più dure del pianeta. Lo ha fatto allattando.  In tutto sono 268 miglia, cioè 431 chilometri. È la…

La scozzese Jasmin Paris ha vinto la Montane Spine Race, una della gare più dure del pianeta. Lo ha fatto allattando. 

In tutto sono 268 miglia, cioè 431 chilometri. È la Montane Spine Race, una delle gare tra le più difficili al mondo, che mette a dura prova la tenuta fisica e mentale dei partecipanti. A vincere l’edizione di quest’anno è stata una dona di 35 anni, Jasmin Paris, che ha sbaragliato tutti i 136 concorrenti, tra cui le altre otto donne. Ha percorso le 268 miglia che separano Edale, in Inghilterra, e Kirk Yetholm, in Scozia, in 83 ore, 12 minuti e 23 secondi. L’atleta che si è classificato secondo ha tagliato il traguardo 15 ore dopo di lei. 

Jasmine Paris in un momento della gara

Continui saliscendi nello sterrato, tra temperature inclementi, venti freddi e l’incognita neve, non hanno fermato questa donna d’acciaio che ha anche migliorato il precedente record di 12 ore. Per intenderci e caprie la difficoltà di questa lunghissima gara, una corsa al limite della sopravvivenza, si pensi che è come correre più di dieci maratone di seguito e ascendere l’equivalente di una volta e mezzo il monte Everest.

Il percorso della Montane Spina Race

Ma la vera particolarità, o forse la bizzarria che fa entrare la Paris nella storia dell’ultratrail è che nel frattempo ha pure allattato. Nelle poche tappe di ristoro consentite, infatti, l’ultramaratoneta si è persino tirata il latte per la sua bambina di 14 mesi. “Gran parte del percorso avviene in aree remote”, ha dichiarato Jasmin, che di professiona fa il veterinario. “Quindi è fatto in solitudine, è un altro importante elemento che incide. Dunque è una prova di forza per molti aspetti, una sfida immensa. Io avevo la migliore delle motivazioni per arrivare alla fine: mia figlia che mi aspettava”. 

Jasmine Paris con la sua bambina all’arrivo
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Guida sicura su due ruote? Ora c’è la scuola – Survival & Reporter

Una scuola di guida sicura per vivere la moto con la D maiuscola. Perchè il mondo dei bikers è sempre più rosa. Si chiama BikerX ed è una startup nata dall’esperienza di una donna per promuovere la conoscenza…

Una scuola di guida sicura per vivere la moto con la D maiuscola. Perchè il mondo dei bikers è sempre più rosa.

Si chiama BikerX ed è una startup nata dall’esperienza di una donna per promuovere la conoscenza della guida sicura su due ruote. Non solo: BikerX vuole anche contribuire alla diffusione della cultura dell’essere motociclista e favorire l’approccio a donne e nuove generazioni.

Dai Istat e Aci alla mano, nella sola città di Milano sono oltre 20 mila le donne che si spostano in moto. Per andare al lavoro accorciando i tempi di percorrenza, certo, ma anche come filosofia di vita. Perché la moto negli ultimi anni è diventata una fedele compagna della routine settimanale e del tempo libero anche per le donne. Basti pensare che negli ultimi cinque anni c’è stata una crescita del 32,4% delle donne che hanno acquistato una moto. E nel solo 2017 la crescita è stata del 16,6%. Una moda, forse, importata dagli Stati Uniti, dove le centaure sono ben il 19% del totale dei motociclisti. Ma tra i nati tra gli anni ’80 e il 2000 il 26% dei proprietari di moto è al femminile.

La moto è una passione che, per contro, viene praticata su strade sempre più intasate e troppo spesso dissestate. Tutti elementi che mettono in pericolo la sicurezza degli amanti delle due ruote e che richiedono una profonda conoscenza della moto stessa e di come guidarla nella maniera più opportuna. Ecco che mai come ora è importante avere dei corsi di guida sicura. 

Per far fronte a questa necessità, dall’esperienza di qualificati istruttori specializzati nelle due ruote è nata BikerX. Si tratta di un’organizzazione offre corsi di vari livelli dedicati a neofiti, neopatentati o a chi vuole migliorare la propria tecnica di guida. Ma che soprattutto promuove la conoscenza e la cultura delle due ruote attraverso eventi in cui verranno combinati tecnica di guida, il piacere del turismo in moto e la passione per questa compagna di viaggio. 

Il progetto prenderà il via con la sessione inaugurale il prossimo 23 marzo 2019 all’interno dello spazio Campo Prova dell’autoscuola Gatti di Reggio Emilia. Un centro permanente di formazione alla guida unico in Italia. In totale una superficie di 50.000 m2attrezzata con viali, incroci, rotonde, che permette di simulare tutte le più frequenti situazioni di guida che si verificano in un’area urbana. 

Dopo aver svolto particolari e personalizzati test attitudinali finalizzati a descrivere le proprie peculiarità nella guida e nell’approccio emotivo alla strada, i partecipanti al corso, monitorati da un team di esperti istruttori, affronteranno le due sessioni principali, una teorica e una pratica. 

In aula sarà posta maggiore attenzione alla guida sicura su due ruote, soffermandosi sull’importanza dell’abbigliamento da utilizzare in sella a una moto, sulla giusta postura da adottare, con particolare attenzione alla corporatura, sulle componenti meccaniche, sui rischi più comuni e cenni sul primo intervento in caso di incidenti. Successivamente, all’interno di aree dedicate alle prove su due ruote, verranno testate concretamente le impostazioni di guida. Un vero e proprio percorso teorico e pratico che permetterà di affrontare con sicurezza le insidie della strada e vivere appieno il mondo delle due ruote.

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Perché fare kayak (e non solo) in Repubblica Dominicana? – Survival & Reporter

Dal kayak al canyoning, dal rafting all’arrampicata, e molto altro. La Repubblica Dominicana è la meta ideale per una vacanza avventurosa. Non solo spiagge bianchissime e resort extra lusso, dove…

Dal kayak al canyoning, dal rafting all’arrampicata, e molto altro. La Repubblica Dominicana è la meta ideale per una vacanza avventurosa.

Non solo spiagge bianchissime e resort extra lusso, dove sonnecchiare e farsi coccolare in totale comodità. La Repubblica Dominicana è il luogo ideale per l’outdoor e per gli sport d’avventura. Soprattutto nell’area compresa tra i fiumi Jamao e Yasica. 

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Il comune di Jamao al Norte nella provincia di Espaillat nel nord della Repubblica Dominicana è considerato la meta ideale per praticare il kayak. Sono presenti, infatti, riserve naturali uniche segnate dal passaggio di questi due importanti corsi d’acqua. Qui è bellissimo avventurarsi in kayak, grazie agli oltre 5 km di acque color turchese nelle quali affondare la pagaia fino a raggiungere banchi sabbiosi passando per alberi centenari. 

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Ma soprattutto sono gli abitanti della zona che permettono di far vivere l’esperienza più autentica del viaggio e dell’avventura. Sono infatti sono i giovani sportivi del luogo che accompagnano gli esploratori per tutto il percorso, lungo il quale è possibile anche effettuare fermate per degustare prodotti tipici locali. Oppure cenare insieme a una famiglia del posto.

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Per gustare al meglio l’esperienza dell’esplorazione della Repubblica Dominicana sono molte le attività che oltre al kayak rendono unica l’avventura: canyoning, rafting, arrampicata, percorsi a cavallo lungo il fiume.

Canyoning Arroyo Frio

Tra queste il tour del Canyon de Arroyo Frio. Un canyoning della durata di 5 o 6 ore in un contesto davvero suggestivo. Qui ci si cala nelle gole profonde e strette scavate nella roccia per ammirare le imponenti 18 cascate da una prospettiva inusuale. Perché tra le numerose attrazioni naturalistiche della Repubblica Dominicana non tutti sanno che ci sono impressionanti cascate che lasciano i visitatori senza fiato e riservano ai più temerari degli scenari davvero inediti.

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Un’altra esperienza da provare è la discesa in corda doppia. Include quattro ore di arrampicata lungo il canyon del fiume. Una magica avventura che conduce fino alle impressionanti cascate. Fondamentale avere una buona preparazione fisica e una conoscenza della tecnica di discesa in corda doppia perché il percorso riserva emozioni forti. 

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I grandi scalatori del ghiaccio ancora una volta in Italia – Survival & Reporter

I migliori climber su ghiaccio di tutto il mondo si sfideranno, per il settimo anno consecutivo, a Corvara in Passiria Corvara in Passira, domani e domenica, ospiterà una tappa del…

I migliori climber su ghiaccio di tutto il mondo si sfideranno, per il settimo anno consecutivo, a Corvara in Passiria

Corvara in Passira, domani e domenica, ospiterà una tappa del Circuito di Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio, UIAA Ice Climbing World Cup. Una sfida per la vittoria nelle due discipline in programma e guadagnare così punti preziosi per la classifica generale di Coppa del Mondo. 

La parete su cui arrampicheranno è la struttura di arrampicata su ghiaccio più spettacolare d’Europa. «La torre di ghiaccio alta 25 metri è attualmente in condizioni ottimali – ha dichiarato il direttore del comitato organizzatore Reinhard Graf – e grazie agli ultimi interventi dei nostri esperti, i concorrenti troveranno le giuste difficoltà da affrontare durante le loro sfide. Non vediamo l’ora che l’evento abbia inizio e, per la settima volta, siamo davvero felici di ritrovare tanti volti noti».

A sfidarsi saranno un centinaio di atleti provenienti da 20 nazioni. Tra questi, presenti i due campioni iridati nella combinazione, i russi Nikolai Kuzovlev e Maria Tolokonina. Entrambi sono in testa alla attuale classifica generale di Coppa del Mondo. «Questo fine settimana – commenta Reinhard Graf – vedremo in gara anche il talento svizzero Yannick Glatthard che lo scorso fine settimana è uscito vittorioso dalla tappa di casa a Saas Fee e tre anni fa, proprio qui a Corvara, ha chiuso al secondo posto».

In campo ci saranno anche le donne. Grande attesa per la performance della coreana Woonseon Shin che a Saas Fee ha avuto la meglio e ha posto momentaneamente fine alla striscia vincente della russa Maria Tolokonina. Del resto non dimentichiamo che a Corvara la Shin nel 2015 ha conquistato il titolo iridato.

Il programma delle gare prevede una fitta agenda. Sabato 2 febbraio tocca alle le prove di qualificazione della gara di difficoltà (lead). Seguiranno le qualifiche delle prove di velocità (speed) e poi le stesse finali della velocità. Le finali delle prove di difficoltà prenderanno il via alle 13.00 di domenica. 

Molti gli spettatori attesi, che potranno assistere gratuitamente allo spettacolo che le gare di Ice Climbing regalano. Chi invece preferisce seguire la manifestazione da casa potrà farlo grazie alla diretta streaming. La federazione internazionale UIAA e gli organizzatori, infatti, trasmetteranno le gare sia in alta definizione sia sul canale YouTube della UIAA, che sul sito ufficiale della torre di ghiaccio di Corvara. 

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In Perù per cercare Paititi – Survival & Reporter

Una spedizione tutta italiana va alla ricerca della leggendaria città perduta, nascosta in un punto ignoto dell’immensa selva amazzonica a nord di Cusco, in Perù Vogliamo proporre ai lettori di…

Una spedizione tutta italiana va alla ricerca della leggendaria città perduta, nascosta in un punto ignoto dell’immensa selva amazzonica a nord di Cusco, in Perù

Vogliamo proporre ai lettori di Survival & Reporter la lettera di un gruppo di esploratori che nei prossimi mesi andrà alla ricerca di Paititi, la leggendaria città perduta costruita dall’impero Inca.

Nel XVI secolo è iniziata la conquista del Sudamerica e da quel momento ha cominciato a dilagare la leggenda di El-Dorado. Spinte da una tale prospettiva, un’infinità di persone si sono immerse nella selva amazzonica, senza però trovare mai nulla di significativo.

L’unica città perduta che esiste davvero si trova nella foresta del Perù, è stata costruita dagli Incas nel XV secolo e venne chiamata Paikikin (“Uguale a [Cuzco]”). Tuttavia durante i primi tempi della conquista la ribattezzarono Paititi, per metonimia con la regione incaica di cui era capitale.

Localizzazione di Paititi

Le antiche cronache parlano di Paititi, ma riportano notizie fuorvianti sulla sua ubicazione. Finora tutti coloro che hanno tentato di raggiungere Paititi sono stati sviati.

Infatti le molte spedizioni che si sono succedute nell’Amazzonia peruviana, hanno esplorato solo i territori forestali a sud-est, a est e a nord-est dell’antica capitale imperiale Cuzco. Rimane ancora da esplorare l’area a nord, più precisamente l’Altopiano Mesopotamico, così chiamato perché si trova tra i fiumi Timpìa e Ticumpinia.

Localizzazione di Paititi rispetto ad altri siti archeologici amazzonici (petroglifi pre-incaici di Pusharo, piramidi natural-artificiali di Pantiacolla e insediamento incaico di Mameria).

Entro questo territorio, grazie a immagini satellitari il nostro gruppo ha individuato l’area dal potenziale archeologico, caratterizzata da formazioni particolarmente significative. Alcune di esse sono apparentemente semi-artificiali, come la Montagna Quadrata, il Lago Quadrato, i Laghetti Gemelli e la Montagna Rettangolare.

Pertanto abbiamo deciso di organizzare una spedizione in loco, denominata “Progetto Paititi”. Vogliamo raggiungere finalmente la città perduta e studiarla. Il team del progetto fa capo all’associazione archeologica Campo Base di Roma e detiene il patrocinio scientifico della Società Geografica Italiana.

Altopiano Mesopotamico (Montagna Quadrata con Laguna Quadrata e Laghetti Gemelli).

L’esplorazione si svolgerà tra agosto e settembre 2019, cioè nel periodo in cui il clima è più favorevole. I membri che vi parteciperanno sono nove: l’organizzatore Marco Zagni (esploratore e scrittore), Giuseppe Fort (archeologo e presidente dell’associazione), Silvia Motta (archeoastronoma), Roberto De Leo (medico ed esploratore), Massimo Guzzinati (ricercatore indipendente e scrittore); Michael Bolognini (esperto di sopravvivenza), Marco Lizzari (esploratore), Raul Lazzarin (ricercatore storico e cartografo digitale), Alessandro Fodella (esploratore).

Montagna Quadrata

Già nel 2016, Zagni e De Leo si sono avvicinati all’Altopiano Mesopotamico, trovando delle incisioni lasciate da un’antica civiltà. Poi, nel 2017, due delle loro guide peruviane, Javier Paso e Benancio Encalada, spingendosi ancora più a nord hanno rinvenuto un muro di confine e altre strutture. Anche i media peruviani ne hanno parlato: www.hackthematrix.it/?p=16529;www.clarin.com/viajes/hallan-ruinas-ciudadela-prehispanica-selva-peruana_0_HJW5mtRhb.html.

Tutti questi ritrovamenti periferici rispetto all’Altopiano Mesopotamico, segnalano il grande potenziale archeologico del medesimo.

Attualmente stiamo cercando fonti di finanziamento per questa importante spedizione, e a tale scopo abbiamo istituito un crowdfunding. Invitiamo tutti i lettori che ci vogliano dare una mano, a partecipare con una donazione, che darà loro diritto a rimanere informati sullo svolgersi del progetto. Per farlo, basta andare qui.

Se poi qualcuno volesse finanziare l’intero progetto, si guadagnerebbe il diritto di partecipare alla spedizione, potendo presenziare in prima persona al ritrovamento di Paititi. Per comunicare questo proposito, basta contattarci tramite l’e-mail presente nel crowdfunding o tramite la pagina Facebook del Progetto Paititi.

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Non è mai troppo tardi per scalare una parte verticale – Survival & Reporter

Greta Plowman, 99 anni, si è cimentata per la prima volta nella scalata di una parete di sei metri. A mani nude Spesso ci si sente dire che si è…

Greta Plowman, 99 anni, si è cimentata per la prima volta nella scalata di una parete di sei metri. A mani nude

Spesso ci si sente dire che si è troppo vecchi per affrontare uno sport nuovo o un’impresa che metta alla prova il nostro corpo. Forse anche la signora Greta Plowman se l’è sentito dire. Ma lei non ha dato peso alla cosa e così è entrata nel Guinness dei Primati. Ha arrampicato una parte verticale di sei metri guadagnandosi il soprannome di “spidergran”, nonna-ragno. Mai nessuna prima di lei. 

L’arzilla nonnina, che ha 99 anni e vive ad Hatfield, nella contea dell’Hertfordshire (Inghilterra), era andata al Manchester Climbing Center per assistere alla performance di sua figlia che ha ben 70 anni. Ne è rimasta affascinata e ha deciso di provare a fare lo stesso, sebbene nella sua lunga vita non si fosse mai cimentata in imprese del genere.


Detto fatto. Aiutata da un nipote, che ha anche ripreso la sua performance Greta Plowman ha indossato l’imbragatura e a mani nude si è arrampicata su per la parete verticale alta sei metri. Un video della BBC ne testimonia l’incredibile impresa.

Portata a termine la sua arrampicata da record la nonnina ha dimostrato di avere un’ottima padronanza della tecnica. “È stato meraviglioso! Davvero emozionante! Le dita mi dolevano un po’– ha dichiarato – ma ho imparato a spingere di più con i piedi e questo ha fatto la differenza”. Roba da fare invidia ai giovani che si avvicinano al climbing.

La nonna-ragno compirà cento anni il prossimo mese di maggio e per l’occasione ha deciso di provare un’altra avventura. Ancora non ha annunciato in quale impresa si vorrà cimentare ma c’è da scommettere che riuscirà a stupire. Pare che si voglia dare al rafting o alla discesa discesa in corda doppia.

Ma nonna Greta è in buona compagnia. Ad Harlem vive Ida Keeling che alla veneranda età di 103 anni è la più anziana velocista dei 100 metri. indomita nella sua passione per la corsa, la Keeling percorrendo 100 metri in meno di un minuto.

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Le cinque (più una) corse nel fango più avvincenti d’Italia – Survival & Reporter

Arriva in Italia la Tough Mudder. Ma le corse a ostacoli nel fango non sono una novità nel nostro Paese È dei giorni scorsi l’annuncio dell’arrivo in Italia della Tough…

Arriva in Italia la Tough Mudder. Ma le corse a ostacoli nel fango non sono una novità nel nostro Paese

È dei giorni scorsi l’annuncio dell’arrivo in Italia della Tough Mudder. Sarà Real Massive a portare per la prima volta in Italia, a Milano e Roma, la corsa evento che nel mondo ha già conquistato 3 milioni di persone. Guai a chiamarla gara. La Tough Mudder è una sfida in cui persone di ogni età e condizione fisica, famiglie, sportivi e non, sfidano se stessi nel superamento di prove individuali o collettive lungo un percorso di 12/16 km arricchito da 25 ostacoli divertenti e sfidanti.

Una partecipante alla Tough Mudder

Ma in Italia le corse nel fango non sono una novità. Già da anni le cosiddette OCR, Obstacle-Course Races, fanno il pienone di partecipanti. Tanto che è nata un’apposita federazione, che riunisce associazioni e società sportive dilettantistiche impegnate nello sviluppo della disciplina con manifestazioni, competitive e non competitive, in Italia. 

In attesa che vengano rese disponibili maggiori informazioni sulla Tough Mudder, vediamo quali sono le corse a ostacoli, specialmente quelle nel fango, più famose e partecipate d’Italia. 

La Inferno Run

Già il nome dice tutto e non lascia molto spazio all’immaginazione. L’Inferno Run si svolge in tre tappe, la prima delle quali si è svolta il 19 gennaio, tra Piemonte, Lombardia e Toscana. Le Alpi Marittime sono state teatro della prima prova, a giugno toccherà all’Idroscalo, il mare dei milanesi, per poi spingersi fino alle colline del Chianti in ottobre. L’edizione 2019 sarà la sesta, e ci si aspetta che i partecipanti siano ancora di più dei 43 mila che hanno corso nel 2018. Atleti, curiosi, neofiti, gente di tutte le età accomunata dal desiderio di sfidare se stessi in distanze, percorsi e ostacoli tutti da scoprire. 

Una tappa della Inferno Run

La Farm Run 

La Farm Run è considerata la corsa a ostacoli nel fango più divertente d’Italia. Si tratta di una corsa adatta a tutti, donne e uomini, che abbiano voglia di divertirsi, superare ostacoli di varie fogge e dimensioni, affrontare buche di fango, prove di equilibrio, per mettersi alla prova o per competere. Si svolge a Noceto, in provincia di Parma, e quest’anno l’appuntamento è per il 22 giugno. Tre le modalità di partecipazione: competitiva di 12 km, non competitiva di 12 km, e non competitiva di 5 km.

Una partecipante alla Farm Run

La Strong Man Run

La Strong Man Run è la più famosa corsa ad ostacoli d’Italia, che è nata nel 2007 in Germania. Ciascun partecipante si troverà ad affrontare sul percorso diversi tipi di ostacoli. Vasche di fango e schiuma, mega scivoli, muri di balle di fieno o container pieni di acqua sono solo alcune delle emozionanti attrazioni pensate per gli Strongman. I percorsi e gli ostacoli sono pensati per essere affrontati anche da chi non è un atleta super allenato o un runner professionista. I partecipanti corrono travestiti o mascherati trasformando una corsa ad ostacoli in una vera e propria festa. In palio fama, gloria, divertimento. L’edizione 2019, si svolgerà anche quest’anno a Rovereto, il 21 settembre. 

La Strong Man Run

La Legion Run

Un’emozionante corsa di 5 chilometri con 21 ostacoli di acqua, fango e ghiaccio da superare con l’aiuto della propria Legione. Si svolge a Roma, all’ippodromo di via Tor di Quinto. La Legion Run non è una competizione, ma una gara unica nel suo genere, studiata per offrire ai partecipanti l’opportunità di impegnarsi oltre i propri limiti. La sfida è sia fisica sia mentale che regala momenti epici da condividere con amici, colleghi o familiari. 

La Legion Run

La Knight Race

La Knight Race di Urbania è la prima gara OCR nelle Marche. L’idea di questa corsa scaturisce da un gruppo appassionato di persone con una fantastica caratteristica comune, una smodata voglia di divertirsi e provare cose nuove. Lo scorso anno si è svolta a Gabicce Mare, quest’anno tocca alla magnifica cornice del Barco Ducale di Urbania. La corsa prevede due modalità di partecipazione, competitiva, per uomini e donne, e non competitiva. La corsa si districherà lungo tutto il territorio collinare attraversando più volte il Fiume Metauro. Obbligatorio superare e non aggirare gli ostacoli, di qualunque natura essi siano. Per allenarsi c’è il training dei 5 Cavalieri, in programma per il 3 febbraio.  

Una foto tratta dal pagine Facebook della Knight Race

La Spartan Race

Fuori dalla classifica si piazza la Spartan Race, vista la particolarità della sua natura. È la corsa a ostacoli numero uno al mondo e si ispira ai tipici percorsi utilizzati nell’addestramento militare. Più che una corsa la Spartan Race, che prevede numerosi eventi in giro per l’Italia, è uno stile di vita. Non a caso ha l’obiettivo di cambiare la vita di chi vi partecipa, motivando le persone a vincere la pigrizia e conoscere, sperimentare e abbracciare lo stile di vita Spartan.

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