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La tua guida per l'avventura

François Cazzanelli alla conquista dei 4.897 metri del monte Vinson – Suvival & Reporter

Tredicesima spedizione extraeuropea per Cazzanelli, che ha già scalato vette dall’Himalaya alla Cina fino alla Patagonia Argentina, senza dimenticare due scalate in successione in Nepal. Una nuova ed entusiasmante avventura ai…

Tredicesima spedizione extraeuropea per Cazzanelli, che ha già scalato vette dall’Himalaya alla Cina fino alla Patagonia Argentina, senza dimenticare due scalate in successione in Nepal.

Una nuova ed entusiasmante avventura ai limiti dell’impossibile è quella che vede protagonista la guida alpina valdostana François Cazzanelli. Lo scorso 5 gennaio l’alpinista è partito alla volta del Polo Sud. Obiettivo: la vetta del monte Vinson, il più alto dell’Antartide. La cima è inserita tra le cosiddette Seven Summits, le sette vette più alte di ogni continente.  

Il monte Vinson, con i suoi 4.897 metri di altitudine, è conosciuto per essere la cima più desolata della Terra. Inoltre è la più selvaggia e lontana delle Seven Summits. La sua cima venne scalata per la prima volta nel 1966 da una spedizione dell’American Alpine Club, guidata da Nicholas Clinch e finanziata dalla National Geographic Society, con il supporto della Marina statunitense. Da allora in pochissimi sono riusciti a ripetere l’impresa. Anche perché c’è chi la definisce come “gli ultimi 3.000 metri di un ottomila”. Nella salita, infatti, si incontrano le stesse caratteristiche e condizioni climatiche. Un’impresa da veri Survival.

François Cazzanelli

Per la sua tredicesima spedizione extraeuropea Cazzanelli ha scelto di accompagnare l’imprenditore Sergio Cirio. Quest’ultimo ha già dato prova di un’ottima condizione fisica arrivando fino a quota ottomila metri dell’Everest nella scorsa primavera. Non ha però potuto raggiungere la cima a causa della mancanza di ossigeno artificiale, trasportato da uno sherpa non arrivato in tempo per affrontare l’ultimo tratto della scalata. 

“Le difficoltà principali di questa spedizione saranno dettate dalle condizioni climatiche “estreme”: le basse temperature (tra -10°C e -40ºC), il vento freddo (con sensazione termica che può arrivare a -50ºC), la neve e il ghiaccio” ha dichiarato Cazzanelli alla vigilia della partenza. Ciononostante non manca in lui la fiducia di riuscire nell’impresa: “Come si sa ogni spedizione ha una storia a se e in ogni caso procederemo sempre all’insegna della massima sicurezza”. 

Per seguire in tempo reale gli spostamenti della spedizione i canali social della guida alpina saranno ancora una volta lo strumento principale. Su Instagram e Facebook vengono pubblicati regolarmente gli aggiornamenti sull’avanzamento dell’impresa. In questi giorni i due esploratori si trovano a Punta Arenas, in Cile. Sono pronti a proseguire per l’Union Glacier Camp e da lì partire con la salita al monte Vinson.  

 

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Effetto Brexit: c’è chi si prepara alla fine del mondo – Survival & Reporter

Il prossimo 29 marzo, un venerdì, alle ore 23 il Regno Unito uscirà dall’Europa e la Brexit sarà così realtà. Sono in molti, anche tra gli appassionati di Survival, a…

Il prossimo 29 marzo, un venerdì, alle ore 23 il Regno Unito uscirà dall’Europa e la Brexit sarà così realtà. Sono in molti, anche tra gli appassionati di Survival, a temere scontri e disordini. Alcune aziende hanno già iniziato ad accumulare beni nel caso in cui si verificasse un disastroso divorzio dall’UE. Tra i tanti che temono il peggio per il post Brexit il 33enne Mark McLean, da Glasgow.

Di professione impiegato di call center e prepper per diletto, McLean ha finora speso oltre duemila sterline per accaparrarsi tutto ciò che potrebbe servire in chiave Survival, tra razioni militari e forniture da campeggio. Persino medicine. Teme anche un’invasione russa. Per questo ha progettato di costruire un bunker sotterraneo nelle Highlands scozzesi e un sistema di tunnel per poter sopravvivere in caso di rivolte. Al momento questo rimane un progetto perché Mark non ha le disponibilità economiche per realizzarlo. Conta di curare il suo canale YouTube per racimolare i soldi

Per prepararsi al peggio ha imparato a cacciare scoiattoli e a raccogliere l’acqua piovana da bere. Da tempo conserva nascosti nella camera da letto del suo appartamento di Galsgow una gran quantità di elementi essenziali alla sopravvivenza, ed esorta gli altri a fare lo stesso. Ma da qualche tempo si sta allenando al cosiddetto d-day, infischiandosene se la gente ride quando lui racconta di essere pronto a tutto nel post Brexit.

Mark McLean con le scorte di cibo per il post Brexit

Al momento ha scorte di cibo per un paio di settimane, ma se dovesse essere costretto a vivere all’aperto, è equipaggiato anche di tende e di tutto il necessario per il campeggio. A chi gli chiede come pensa di sopravvivere risponde: “Una volta che le mie razioni saranno finite e si inizierà a fare sul serio, cercherò o pescherò il mio cibo. Vivendo nel Regno Unito, andrei a caccia e mangerò coniglio, scoiattolo, cervo e pesca. Ci sono anche bacche selvatiche”. Mark McLean è single e non ha figli, ma ha in programma di usare le sue abilità di sopravvivenza per aiutare i suoi genitori, il fratello e altri membri della famiglia tra cui nipoti, zie, zii e cugini. 

Sembrerà bizzarro quello che Mark teme. Ma è in buona compagnia. Un altro prepper, Andrew J. Rawson ha scritto un libro intitolato: “Brexit: How to Survive the Food Shortage”Il libro è una vera e propria guida che spiega ai lettori da dove cominciare, cosa comprare, come conservare i materiali di consumo. E poi capitoli su come preparare i bambini e i bambini piccoli, e quello sulla preparazione degli animali domestici. 

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Pink Extreme, la nuova rubrica di Valeria Ciravegna – Survival & Reporter

Mi chiamo Valeria Ciravegna ho 32 anni e sono riuscita a trasformare la mia passione per l’esplorazione, in un lavoro.  Comincia così la lettera che Valeria ha inviato alla nostra…

Mi chiamo Valeria Ciravegna ho 32 anni e sono riuscita a trasformare la mia passione per l’esplorazione, in un lavoro. 

Comincia così la lettera che Valeria ha inviato alla nostra redazione, e da lì tutto è nato. Una delle grandi novità di Survival & Reporter per il 2019 è infatti l’ingresso di Valeria Ciravegna e della sua rubrica Pink Extreme. Lasciamo quindi a lei la parola, per spiegarci come è riuscita a trasformare la passione per l’esplorazione in un vero e proprio lavoro.

Valeria Ciravegna

“Unendo la mia passione per la scrittura a quella per i viaggi. Anche quando non sono in giro per il mondo, non sto mai ferma.  Adoro lo sport, la natura, mi piace fare nuove esperienze ed ho un irrefrenabile e costante desiderio di adrenalina!

Desidero sempre vivere nuove avventure e nutro uno sconfinato amore per il mare e gli sport acquatici. Pratico il Surf e  lo Stand UP Paddle; e a tal proposito, lo scorso anno,  ho coronato il mio grande sogno, diventando istruttrice di questa disciplina.  

Nel Settembre del  2015 ho aperto un Blog www.cirettawanderlust.ited ho iniziato a raccontare di viaggi e di esperienze “Fuori dall’ordinario”.  Che cosa significa….? Che per portarvi alla scoperta di Poggio Bustone, preferisco raggiungere la cima del Monte Rosato a piedi, in un trekking di 2 ore, ed organizzare una “diretta” dal cielo con i piedi che penzolano dall’imbragatura di un parapendio.

Per ogni meta che visito, cerco di trovarne sempre il lato avventuroso e sportivo, come nel caso delle Maldive, che tutti vedono solo come un posto dove godersi mare e il relax, ignorando che tra Surf, Diving, Kayak e Sup, questo luogo può diventare un vero e proprio parco giochi a cielo aperto. 

Valeria Ciravegna

Nella mia rubrica, vi condurrò alla scoperta di luoghi affascinanti e particolari, come ad esempio Nazarè in Portogallo, mostrandovi  le onde giganti dell’Oceano da molto vicino, sfrecciando su una moto d’acqua, insieme ad uno dei più grandi Big Wave Riders che cavalcano questi mostri di 18\20\30 metri.  

Tra i miei racconti troverete racconti su Paesi non ancora presi d’assalto dal settore turistico di massa, come il Senegal, il Ghana, le Filippine o la Nuova Zelanda; percorsi pazzeschi e mozzafiato come il Caminito del Rey a Malaga, oppure Malta, ma a bordo di una jeep. 

Accompagno tanti gruppi in viaggio,  in giro per il nostro pianeta, professando la fede nel mondo! 

Alla parola adrenalina, sono sempre pronta a rispondere e non potevo chiedere niente di meglio che iniziare l’anno con la nascita di questa nuova collaborazione con Survival & Reporter!  

Sono certa che insieme… vivremo delle grandiose avventure!  

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In Siberia è sparita un’intera collina. Meteorite o Ufo?

Mistero in Russia: la sommità di una collina alta 160 metri è letteralmente sparita. Gli esperti di tutto il mondo si stanno interrogando su cosa abbia provocato il crollo. Forse…

Mistero in Russia: la sommità di una collina alta 160 metri è letteralmente sparita. Gli esperti di tutto il mondo si stanno interrogando su cosa abbia provocato il crollo. Forse un meteorite potrebbe essere il responsabile della distruzione della sommità di una collina, che sprofondando ha sommerso il letto del fiume Bureja con massi, terra e tronchi d’albero.

Il misterioso avvenimento, che qualcuno attribuisce agli ufo, si è verificato qualche giorno fa nella zona di Khabarovsk, in Siberia. Ma dato che l’area crollata è disabitata, e sorge a circa settanta chilometri dal villaggio più vicino, Cekunda, la notizia si è diffusa solo in seguito. Ad accorgersi dello sprofondamento della collina sono stati gli addetti al monitoraggio della diga che sbarra il fiume Bureja, che hanno avvertito del rischio di inondazione

Un video girato nella zona della collina sparita

Non è la prima volta che in Russia succedono eventi di questo tipo, anche se a migliaia di chilometri di distanza. Nel 2013, la mattina del 15 febbraio, una palla di fuoco, con una lunghissima scia, solcò il cielo della città di Cheliabinsk, nel sud degli Urali. Era un meteoroide di circa 15-20 metri di diametro e una massa di 10.000 tonnellate, che colpì l’atmosfera ad una velocità di circa 44 volte quella del suono, frantumandosi nel cielo. La meteora di Cheliabinsk, la più studiata della storia, causò danni indiretti dovuti alle onde d’urto generate dall’esplosione, che ebbe un’energia 30 volte maggiore di quella della bomba che distrusse Hiroshima. Otre mille furono i feriti, ma fortunatamente nessuno morì. 

Impossibile, poi, dimenticare il cosiddetto “mistero di Tugunska”. Avvenne, ancora una volta in Siberia, nel 1908 e venne descritta come l’esplosione naturale più grande della storia. Un oggetto spaziale si dissolse a pochi metri dalla superficie terrestre provocando la scomparsa di ettari di vegetazione ed un bagliore visibile fino a settecento chilometri di distanza. I suo effetti furono avvertiti fino in Europa settentrionale e in Asia centrale: in alcuni luoghi si manifestarono enormi nubi argentee, in altri un’insolita luminosità del cielo notturno. 

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La Nuova Zelanda dice no ai bunker dei survivalisti americani

Che la Nuova Zelanda da qualche anno sia stata eletta la meta ideale dei miliardari della Silicon Valley che pianificano la fuga dall’Apocalisse è cosa risaputa nel settore. Qui, i…

Che la Nuova Zelanda da qualche anno sia stata eletta la meta ideale dei miliardari della Silicon Valley che pianificano la fuga dall’Apocalisse è cosa risaputa nel settore. Qui, i ricchi americani hanno negli anni acquistato case e terreni per costruirsi i bunker a prova di fine del mondo. Rifugi sofisticati, acquistati in Texas e poi spediti in Nuova Zelanda, dove vengono seppelliti in zone sotterranee segrete. 

La Nuova Zelanda, il paradiso dei survivalisti della Silicon Valley

Merito dell’immagine che il Paese dà di sé: un luogo misterioso, affascinante, una terra ancora incontaminata dove la natura offre il suo meglio. E soprattutto perché la Nuova Zelanda è al tempo stesso isolata e autosufficiente in termini di energia, acqua e risorse alimentari, nonostante la sua sismicità e la sua intensa attività vulcanica. Sta di fatto che si dice che oltre il 50% degli imprenditori hi-tech californiani ha investito in qualche modo nella cosiddetta “assicurazione da apocalisse”, inclusa la costruzione di “panic room” e bunker sotterranei. Una passione, quella per il survivalismo, che da una parte è nata perché “di moda”, ma soprattutto perché sono sempre di più i convinti che gli imprenditori temono anche di doversi difendere da una rivolta popolare, dovuta al fatto che l’intelligenza artificiale farà perdere il lavoro a migliaia di persone.

Da qualche mese a questa parte, però, il parlamento neozelandese ha varato una legge che impedisce agli stranieri di acquistare case, ad eccezione dei residenti in Australia e Singapore. La passione per il survivalismo che da qualche anno è scoppiata tra i miliardari della Silcon Valley, infatti, ha rappresentato per la Nuova Zelanda una vera e propria invasione, a cui è sempre più difficile far fronte, e i neozelandesi si sentono inquilini in casa propria. Di qui, nella scorsa campagna elettorale Jacinda Arden, la labursita che poi ha vinto le elezioni, ha giurato guerra ai survivalisti americani, e ha promesso che avrebbe messo fine al fenomeno. Anche perché il Paese è alle prese negli ultimi anni con una grossa crisi abitativa, e il mercato immobiliare dei ricchi con la passione del survivalismo ha fatto impennare i prezzo degli alloggi di circa il 60%. 

L’interno di un bunker

Detto fatto. Una delle prime leggi da quando la Arden è stata eletta, infatti, è stata proprio quella relativa all’acquisto di case da parte degli stranieri. Non tutte le case però sono interdette ai non neozelandesi: solo quelle indipendenti e isolate. Rimane possibile acquistare nuovi appartenenti in grossi complessi edilizi, ma le vecchie case, quelle che possono essere ristrutturate in chiave survivalista sono off limits. 

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Le donne che salvano l’Africa dal bracconaggio

Il bracconaggio in Africa è una piaga dura a rimarginarsi. Ma grazie al coraggio di donne come le Akashinga arriva un barlume di speranza. Sono donne ranger, che vengono chiamate…

Il bracconaggio in Africa è una piaga dura a rimarginarsi. Ma grazie al coraggio di donne come le Akashinga arriva un barlume di speranza. Sono donne ranger, che vengono chiamate anche “brave ones”, le coraggiose. Proteggono una riserva naturale dello Zimbabwe dove vivono 11mila elefanti a rischio estinzione, insieme a rinoceronti e altri animali che sono prede allettanti per i bracconieri. Sfidano i pregiudizi di un mondo tutto al maschile e combattono attivamente il bracconaggio. 

le fasi di addestramento delle Akashinga

L’unità è la seconda di questo tipo a mondo: prima delle Akashinga sono venute le Black Mambas in Sud Africa. Ma le donne dello Zimbabwe hanno una storia del tutto particolare, che le mette di diritto in cima alla classifica delle più determinate a proteggere gli animali. Stando al parere degli esperti dell’Iapf, la Fondazione internazionale anti-bracconaggio, queste squadre di donne sono più efficaci dei loro colleghi maschi perché meno suscettibili alla corruzione e considerano moltissimo il loro ruolo e l’opportunità che è stata loro data. 

A guidare e addestrare le Akashinga c’è un ex militare dell’esercito australiano, Damien Mander. Un soldato con alle spalle diverse missioni in Afghanistan dove è stato addestrato all’attività di cecchino da precisione, che a un certo punto della sua vita ha deciso di trasferirsi in Africa per combattere il fenomeno del bracconaggio che continua a fruttare oltre 200miliardi di dollari l’anno. 

un video della BBC dedicato alle Akashinga

Mander ha inoltre voluto dare una possibilità alle donne che avevano bisogno di un sostegno economico e di un riscatto. Ha così pensato ad arruolare, nel 2017, alcune donne tra le più svantaggiate e vulnerabili nelle zone rurali. Sono arrivate a lui  sopravvissute ad abusi, mogli abbandonate, orfane, prostitute e madri single. Lui le ha armate di fucili adatti al combattimento a distanza ravvicinata (ma con una precisione sufficiente a far cadere i nemici a 500 metri), e le ha formate a operare nella Zambezi Valley inferiore dello Zimbabwe, la frontiera del bracconaggio dell’Africa. Delle circa 40 donne addestrate solo tre si sono ritirate dopo le prime 72 ore di addestramento. Un training in perfetto stile militare che sta dando i suoi frutti.  

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Una donna ha sorvolato l’Antartide in tuta alare. Per la prima volta nella storia

Volare con la tuta alare sulle innevate distese dell’Antartide. Un’impresa da brividi, che mai prima d’ora era stata realizzata. Per di più da una donna. Un sogno che è diventato…

Volare con la tuta alare sulle innevate distese dell’Antartide. Un’impresa da brividi, che mai prima d’ora era stata realizzata. Per di più da una donna. Un sogno che è diventato realtà grazie a Heather Swan, cinquantenne skydiver australiana che qualche settimana fa ha portato a termine il primo volo in tuta alare in Antartide. 

Insieme al marito Glen Singleman si è lanciata da 3.700 metri di altezza sul ghiacciaio Unione, con un vento che soffiava fino a 180 chilometri orari e una temperatura di meno 35 gradi. 

L’Unione con i suoi ampi crepacci, si trova sulla costa di Zumberge, nella parte occidentale della Terra di Ellsworth, e il suo punto più alto si trova a circa 1.400 metri sul livello del mare. 

il video del volo di Heather Swan sopra l’Antartide in tuta alare

La passione per lo sport estremo a Heather Swan è venuta in età già adulta, nel 1995, dopo aver assistito a una conferenza di colui che poi è diventato suo marito. Glenn Singleman, infatti, è un campione di tuta alare e detiene ben tre record mondiali. Ora anche la moglie, che da dirigente d’azienda è diventata una campionessa di sport estremi, ha ottenuto il suo record, ed è diventata la prima donna a volare sull’Antartide. 

Heather Swan mentre vola sopra l’Antartide

I due, però, non sono nuovi a imprese di questo genere. Prima dell’Antartide, nel 2015, hanno volato – sempre in tuta alare – sopra il Grand Canyon e nove anni prima hanno battuto il record lancio in una tuta alare saltando dal monte Meru in India. La loro vita di coppia, con le relative avventure in fatto di sport estremi, è diventata oggetto di molti racconti e documentari. 

Heather e il marito Glenn dopo un lancio

Senza dubbio, però, il volo sopra l’Antartide è l’impresa più estrema e incredibile che i due hanno portato a termine. Anche perché il Polo Sud rappresenta una terra ancora molto inesplorata e per Heather era un sogno. Che è diventato realtà. 

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Una banca di semi salverà l’umanità in caso di catastrofe?

In caso di catastrofe mondiale la salvezza potrebbe venire dalle isole Svalbard. Qui, nel cuore del mar glaciale Artico, proprio in mezzo a una montagna dell’isola di Spitsbergen, sorge la…

In caso di catastrofe mondiale la salvezza potrebbe venire dalle isole Svalbard. Qui, nel cuore del mar glaciale Artico, proprio in mezzo a una montagna dell’isola di Spitsbergen, sorge la banca mondiale dei semi. Un enorme deposito a 1.300 chilometri dal Polo Nord, scavato per 150 metri dentro la montagna, dove viene custodito il patrimonio genetico delle colture agricole della Terra, chiamato Svalbard Global Seed Vault.

La struttura del Svalbard Global Seed Vault

Tre grandi sale, protette da sistemi di massima sicurezza, custodiscono alla temperatura costante di 18 gradi sotto zero oltre un milione di semi, depositati qui praticamente da ogni Paese del mondo, a fronte dei circa 2,2 milioni di sementi custoditi nelle banche del pianeta. Il 2018 è stato un anno record per il deposito dei semi, e in 30 tra banche di sementi e istituti genetici hanno qui depositato 92.638 campioni. Mai così tanti dal 2011. In totale però lo spazio utile del bunker è stato pensato per poter contenere fino a 4 milioni e mezzo di semi, cioè il doppio di quelli attualmente noti alla scienza. Anche per il 2019 c’è la possibilità di depositare i semi, e la struttura verrà aperta per ben tre volte, a marzo, giugno e ottobre a tale scopo. 

Gli interni della Svalbard Global Seed Vault

Insomma la Svalbard Global Seed Vault, che è finanziata e gestita dal governo norvegese e supportata dalle principali istituzioni mondiali tra cui la Fao, è una vera e propria assicurazione sulla vita per l’umanità. E il bunker è in grado di mantenere la sua temperatura per i prossimi duecento anni, anche se dovesse verificarsi una improvvisa interruzione di corrente elettrica. 

Nelle intenzioni con cui è stato creato il deposito serve non solo a custodire anche a restituire i semi a quei paesi che ne fanno richiesta. Un esempio è dato dalla Siria: nel 2015 infatti una banca dei semi di Aleppo ha fatto la prima richiesta di prelievo di alcune sementi che aveva depositato in precedenza alle Svalbard per cercare di ripartire nella raccolta in seguito al trasferimento della sua sede a Beirut a causa della guerra. 

Alcuni dei semi conservati nella Svalbard Global Seed Vault

Anche se la Svalbard Global Seed Vault, che ha compiuto dieci anni nel 2018, è stata progettata per resistere al verificarsi di disastri naturali o causati dall’uomo per un millennio, dalla caduta di asteroidi a una guerra nucleare, c’è un pericolo che ne insidia l’esistenza. Il caldo. I cambiamenti climatici, infatti, stanno mettendo a rischio il permafrost, il terreno artico che fino a oggi è sempre stato perennemente ghiacciato ma che con l’innalzamento delle temperature si sta in parte sciogliendo. 

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Caccia sicura con il defibrillatore. Toscana pioniera in Italia

I cacciatori maremmani potranno effettuare le loro battute di caccia al cinghiale in totale sicurezza. Nei giorni scorsi è infatti stato presentato nella sala del Consiglio comunale di Manciano il…

I cacciatori maremmani potranno effettuare le loro battute di caccia al cinghiale in totale sicurezza. Nei giorni scorsi è infatti stato presentato nella sala del Consiglio comunale di Manciano il progetto “Caccia Sicura”. I cacciatori del territorio grossetano, formati mediante un corso certificato, sono stati dotati di defibrillatori da utilizzare al bisogno nelle battute di caccia al cinghiale. 

Il progetto è il primo e unico di questo tipo in tutta Italia, ed è volto a sensibilizzare alla cultura della cardio protezione. I cacciatori di cinghiali, proprio per la natura di questa tipologia venatoria, sono soliti svolgere le loro battute il luoghi impervi e per questo difficili da raggiungere dai soccorsi in caso di bisogno. E si sa che la tempestività dei soccorsi in presenza di un arresto cardiaco è l’elemento fondamentale per salvare la vita di chi viene colpito da malore. Ed è altrettanto importante saper riconoscere i sintomi di un arresto cardiaco. Per questo il progetto Caccia Sicura comprende anche un corso di formazione che rende i cacciatori capaci di praticare la rianimazione cardiopolmonare e di utilizzare i defibrillatori in dotazione. 

Caccia Sicura è un progetto sostenuto dal Comune di Manciano, in provincia di Grosseto, dalla Misericordia di Manciano e da Asl Toscana Sud Est. In totale sono state formate all’uso del defibrillatore e alle manovre di primo soccorso sei squadre di cacciatori, che hanno visto ciascuna la partecipazione di quattro membri. 

Il consigliere delegato alla Sanità del Comune di Manciano, Luca Giorgi, formatore regionale Blsd, si è occupato della formazione dei cacciatori e ha promesso che presto il progetto verrà ampliato, al fine di raggiungere tutti i cacciatori che effettuano battute di caccia al cinghiale. E questa tipologia di cacciatori è assai diffusa in Maremma, dove l’attività venatoria è uno degli hobby più praticati. Dotando i cacciatori di defibrillatore si può evitare di trasformare una giornata dedicata alla propria passione in tragedia.

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Cinque cose inquietanti e misteriose scoperte su google earth

Avete mai sorvolato la Terra con Google Earth? be’ fatelo potreste incappare in cose molto molto strane…

Quanti di noi non hanno mai “viaggiato” saltellando qua e là per il globo terrestre grazie al mitico Google Earth? C’è chi si sente un alieno che osserva la Terra dal suo Ufo, chi gioca a fare Superman, chi invece semplicemente ci pianifica le vacanze. Ma che succede quando l’occhio onnipotente del satellite ci mostra quello che qualcuno non voleva farci vedere? Ecco cinque posti strani selezionati e “screenshottati” per voi da Survival&Reporter.

Numero 1: Il guardiano delle Badlands

Situato sulle formazioni rocciose tra l’Alberta e il Saskatchewan, in Canada, questa strana faccia indiana sembra vegliare sulle terre dei suoi avi indossando il tradizionale copricapo piumato.

Numero 2: Il lago umano

Nei pressi di Bauru in Brasile c’è questo strano lago artificiale a forma di uomo con braccia e gambe aperte come a dire: “Vieni a tuffarti in me….”

Numero 3: Cerchio nel deserto

Nel deserto del Nevada oltre alla scintillante Las Vegas si trovano l’Area 51 e questo…. saranno collegati?

Numero 4 : Il pentacolo Kazaco

In una località sperduta del Kazakistan, segnata sulle mappe come
Lisakovskaya Pentagram dell’URSS, si trova questo simbolo satanico… o è solo un parco dedicato alla stella rossa del comunismo?

Numero 5: La F…aglia sudanese

Si lo so… in ogni caso questo posto esiste e si può visitare nel Gharb Darfur, in Sudan. Che dire? la Terra è donna.

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