fbpx
La tua guida per l'avventura

Tag: maratona

La corsa più sadica al mondo non ha un vincitore

La chiamano la maratona più sadica del mondo. Di sicuro è quella più assurda e più dura che ci sia sul pianeta che si corre da 33 anni sulle Appalachian…

La chiamano la maratona più sadica del mondo. Di sicuro è quella più assurda e più dura che ci sia sul pianeta che si corre da 33 anni sulle Appalachian Mountains del Frozen Head State Park di Wartburg, in Tennessee. Stiamo parlando della Barkley Marathon, una gara in perfetto stile sruvival, che anche quest’anno non ha visto nessun vincitore.

Nessuno dei quaranta concorrenti è riuscito a tagliare il traguardo. In un tempo massimo di sessanta ore i concorrenti devono coprire il tracciato di centosessanta chilometri. Cinque giri da trentadue chilometri l’uno, lungo sentieri di montagna, tra boschi, sterpaglie, rovi, con temperature che variano dai trenta gradi allo zero. Come se non bastasse bisogna mettere in conto anche un dislivello di diciottomila metri, come scalare due volte l’Everest. Da quando la gara viene disputata, solo in 15 sono riusciti a tagliare il traguardo, gli atri si sono ritirati prima, suonando la tromba d’ordinanza.

Ebbene, nonostante tutte queste difficoltà e nonostante il fatto che la gara non venga pubblicizzata, c’è la fila per correre questa maratona. Tutti atleti fortissimi, motivati, allenati e capaci soffrire fatiche e sopportare le pene dell’inferno. Ma non basta: perché per il secondo anno consecutivo non ci sonno stati vincitori. Al primo giro si sono ritirati in diciotto, al terzo sono rimasti in sei, al quarto nessuno. In tempi di corse estreme non ci si aspetterebbe tutto ciò. Ma la Barkley Marathon è molto di più.

I 40 partecipanti quando si iscrivono pagano un dollaro e sessanta centesimi a titolo di quota di ingresso. In tutta risposta ricevono una lettera di condoglianze, dove l’organizzazione si dispiace del fatto siano stati accettati. Nessun’altra informazione. Si sa quando la gara più o meno comincia, anche se i partecipanti devono dotarsi di pazienza e aspettare anche giornate intere prima di poter cominciare a correre. Quest’anno, ad esempio, la gara si è corsa nello scorso fine settimana, andando contro ogni previsione che la davano qualche giorno dopo.

Nessun commento su La corsa più sadica al mondo non ha un vincitore

20 italiani di corsa nelle sabbie del Sahara

Correranno la Marathon des Sables: 240 km in 6 giorni a quasi 50 gradi e in totale autosufficienza alimentare Si chiama Marathon des Sables (“Maratona delle Sabbie”), ed è una corsa…

Correranno la Marathon des Sables: 240 km in 6 giorni a quasi 50 gradi e in totale autosufficienza alimentare

Si chiama Marathon des Sables (“Maratona delle Sabbie”), ed è una corsa lunga 240 chilometri, che si svolge nel Sahara marocchino. Ogni anno il percorso è a sorpresa, e i concorrenti lo scoprono solo dopo essere arrivati al campo base nei giorni prima la partenza. Quel che è certo, però, è che l’impegno richiesto è alto: si deve correre tra dune di sabbia, distese di pietre e montagne rocciose.

Si corre sempre di mattina presto, dato che le temperature salgono in fretta e non esitano a toccare i 50 gradi. Riuscire ad arrivare in fondo è un’impresa ai limiti del survivalismo. Gli atleti, infatti, dormono in bivacchi itineranti, formati da tende berbere. Sono soggetti alle escursioni termiche, oltre a tutte le difficoltà che sabbia, caldo e stanchezza, causano a ogni tappa. E poi c’è lo zaino, che arriva a pesare anche 10 kg (ma sarebbe meglio se fosse molto più leggero), che deve contenere l’occorrente per l’intera settimana: cibo, indumenti, kit d’emergenza, strumenti vari. Solo l’acqua viene fornita dall’organizzazione. Sono nove litri ad atleta al giorno, che viste le condizioni in cui corrono, sono pochi. È quindi fondamentale la nutrizione, che comincia prima nelle settimane precedenti alla gara.

Quest’anno, alla 34esima edizione della manifestazione, saranno 20 gli italiani in gara. Cercheranno di emulare, se non di superare, le performance dell’ultrarunner Marco Olmo, che nonostante i suoi 71 anni è uno dei più grandi specialisti al mondo di corse estreme.

Alla Marathon del Sables, che è una delle più affascinanti e impegnative corse del nostro pianeta, partecipano atleti provenienti da tutto il mondo. Possono correre singolarmente oppure a squadre. La condizione imprescindibile è che i corridori percorrano la lunghezza della maratona in completa autosufficienza alimentare. Lungo il percorso c’è un ristoro ogni 10 km dove i partecipanti possono ritirare la razione personale di acqua giornaliera. In totale la competizione dura una settimana, ed è composta da sei frazioni giornaliere di corsa e un giorno di riposo.

La prima edizione della MDS si svolse nel 1986 e da allora hanno preso il via oltre 20.000 runners. L’appuntamento per il 2019 è dal 5 al 15 aprile.

 

 

 

Nessun commento su 20 italiani di corsa nelle sabbie del Sahara

La donna che ha vinto la gara più dura al mondo correndo e allattando – Survival & Reporter

La scozzese Jasmin Paris ha vinto la Montane Spine Race, una della gare più dure del pianeta. Lo ha fatto allattando.  In tutto sono 268 miglia, cioè 431 chilometri. È la…

La scozzese Jasmin Paris ha vinto la Montane Spine Race, una della gare più dure del pianeta. Lo ha fatto allattando. 

In tutto sono 268 miglia, cioè 431 chilometri. È la Montane Spine Race, una delle gare tra le più difficili al mondo, che mette a dura prova la tenuta fisica e mentale dei partecipanti. A vincere l’edizione di quest’anno è stata una dona di 35 anni, Jasmin Paris, che ha sbaragliato tutti i 136 concorrenti, tra cui le altre otto donne. Ha percorso le 268 miglia che separano Edale, in Inghilterra, e Kirk Yetholm, in Scozia, in 83 ore, 12 minuti e 23 secondi. L’atleta che si è classificato secondo ha tagliato il traguardo 15 ore dopo di lei. 

Jasmine Paris in un momento della gara

Continui saliscendi nello sterrato, tra temperature inclementi, venti freddi e l’incognita neve, non hanno fermato questa donna d’acciaio che ha anche migliorato il precedente record di 12 ore. Per intenderci e caprie la difficoltà di questa lunghissima gara, una corsa al limite della sopravvivenza, si pensi che è come correre più di dieci maratone di seguito e ascendere l’equivalente di una volta e mezzo il monte Everest.

Il percorso della Montane Spina Race

Ma la vera particolarità, o forse la bizzarria che fa entrare la Paris nella storia dell’ultratrail è che nel frattempo ha pure allattato. Nelle poche tappe di ristoro consentite, infatti, l’ultramaratoneta si è persino tirata il latte per la sua bambina di 14 mesi. “Gran parte del percorso avviene in aree remote”, ha dichiarato Jasmin, che di professiona fa il veterinario. “Quindi è fatto in solitudine, è un altro importante elemento che incide. Dunque è una prova di forza per molti aspetti, una sfida immensa. Io avevo la migliore delle motivazioni per arrivare alla fine: mia figlia che mi aspettava”. 

Jasmine Paris con la sua bambina all’arrivo
Nessun commento su La donna che ha vinto la gara più dura al mondo correndo e allattando – Survival & Reporter

Correre a meno sessanta gradi. L’impresa mostruosa di Paolo Venturini

Il progetto è uno di quelli che già dal nome si prospettano difficili: Monster Frozen. Una sfida al limite dell’impossibile, mai tentata prima da nessuno. Una prova di endurance, correndo…

Il progetto è uno di quelli che già dal nome si prospettano difficili: Monster Frozen. Una sfida al limite dell’impossibile, mai tentata prima da nessuno. Una prova di endurance, correndo a piedi, nel luogo più freddo della terra, nel periodo più freddo dell’anno. A cimentarsi nell’impresa un poliziotto padovano ultramaratoneta, Paolo Venturini, assistente Capo della Polizia di Stato e atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Oro. Correrà in Siberia, provando a unire i proverà a unire i villaggi di Tomtor e Ojmjakon, luoghi che tra loro distano la lunghezza di una maratona, e detengono il record del freddo. Le temperature in questo periodo non salgono mai sopra i sessanta gradi sotto zero. 

Le due città si trovano in quella porzione di Siberia chiamata Yakutia, che ha un’estensione immensa, e con i suoi oltre 4 milioni di chilometri quadrati occupa quasi un quarto di tutta la Russia d’Europa. Ojmjakon è una città di circa 80 abitanti, dove in inverno le condizioni di vita raggiungono il loro limite, con non più di 3 ore di luce di giorno e una visibilità compromessa da uno spesso strato di nebbia. Tomtor, è l’altra città con cui Ojmjakon si contende il primato della città abitata più fredda del pianeta. A febbraio scorso le temperature hanno toccato i -69,2 gradi. 

Ad accompagnare Venturini ci saranno due medici del dipartimento di Medicina dello Sport dell’Università di Padova, un traduttore, un accompagnatore e una troupe televisiva italiana, oltre al coinvolgimento di esperti in medicina del freddo dell’Università di Yakutsk. Perché le difficoltà principali a cui Venturini va incontro correndo a queste temperature sono legate al fatto che respirare aria così fredda provoca il congelamento delle prime vie respiratorie, problemi ai denti e agli alveoli polmonari. Durante la corsa il maratoneta indosserà uno speciale termometro in grado di monitorare le temperature che verranno affrontate e altri parametri medici. Questo dispositivo trasmetterà i dati via radio a un computer, che certificherà come l’impresa di Venturini sia ufficialmente una sfida ai limiti dell’impossibile. 

Se il progetto, che prenderà vita dal 17 al 22 gennaio prossimi, verrà portato a termine con successo, Venturini stabilirà un record che rimarrà impresso indelebilmente nella storia. 

1 commento su Correre a meno sessanta gradi. L’impresa mostruosa di Paolo Venturini

Type on the field below and hit Enter/Return to search