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Tag: survival

Sulle orme di Sandokan con il Salgari Wild Trail

Al via la seconda edizione dell’imperdibile appuntamento per gli appassionati di running eco dinamico. Un po’ survivalismo sportivo, un po’ orienteering, un po’ running, un po’ percorso a ostacoli. Il…

Al via la seconda edizione dell’imperdibile appuntamento per gli appassionati di running eco dinamico.

Un po’ survivalismo sportivo, un po’ orienteering, un po’ running, un po’ percorso a ostacoli. Il Salgari Wild Trail è tutte queste cose messe insieme. E forse anche qualcosa in più, perchè butta un occhio all’ecologia e al rispetto dell’ambiente. La seconda edizione della manifestazione si svolgerà domenica 23 giugno a Torino. Si tratta di una manifestazione dedicata a tutti gli appassionati di escursionismo e sport di avventura, che ripercorre i luoghi della collina torinese che hanno ispirato il celebre scrittore Emilio Salgari.

Il Salgari Wild Trail è una corsa sui sentieri selvaggi, un running non agonistico su tracciato boschivo che si snoda dalla riva del Po (215 mt) al Colle della Maddalena (715 mt). In tutto 10 chilometri di itinerario con 500 metri di dislivello dal punto più basso a quello più alto della città con prove eco-dinamiche di destrezza al “Salgari Campus” in tema “natura-avventura”. Per i primi 5 chilometri verrà attraversato l’intero alveo del Rio di Reaglie che sfocia nel Po in zona Madonna del Pilone a pochi metri dalla vecchia abitazione di Emilio Salgari.

È proprio in questi boschi che Salgari ha tratto l’ispirazione per i suoi romanzi dal sapore avventuroso e quasi esotico. E proprio per rendere omaggio al più prolifico degli scrittori d’avventura che sono esistiti, 30 anni fa è sorto sulla riva sinistra del Rio di Reaglie il “Salgari Campus”, parco di Ecologia Umana visitato ogni anno da migliaia di ragazzi, adulti e sportivi.

Salgari Torino

la locandina della manifestazione

Tante le discipline outdoor

Le pratiche sportive messe in campo dal Salgari Wild Trail riguardano varie discipline Outdoor.  Si va dal trekking al trail-running, passando per lo spartan-racing, il surviving, il canyoning, l’orienteering, il nordic walking. E senza dimenticare lo scouting, il rowing, l’hiking e l’eco-running. Via libera quindi a salite, discese e passaggi su funi e reti, superamento di palizzate, semplici tiri con arco e/o giavellotto, problem solving di orientamento, guadi su tratti anche fangosi, passaggi su attrezzi che richiedono destrezza ed equilibrio. L’evento è realizzato in collaborazione con la FISSS.

 

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Da 24 anni le canoe di cartone si sfidano sul fiume Adda

Al via la Soap Kayak Race a Imbersago Giunge alla sua 24esima edizione la gara di canoe più divertente e strampalata d’Italia: la Soap Kayak Race. Canoe di cartone si…

Al via la Soap Kayak Race a Imbersago

Giunge alla sua 24esima edizione la gara di canoe più divertente e strampalata d’Italia: la Soap Kayak Race. Canoe di cartone si sfideranno sul fiume Adda, per domarne la corrente. Un appuntamento che ormai è diventato una tradizione della seconda domenica di giugno, a Imbersago (Mi). Quest’anno dal traghetto di Leonardo prenderanno il via due sfide: la Soap Kayak Race Classic riservata ai team maggiorenni e la Soap Kayak Race Kids gara con team composti da genitori-figli.

canoe adda imbersago

la Soap Kayak Race

I partecipanti arriveranno dalla Brianza, dalla Bergamasca, da Liguria, Veneto, Piemonte, Toscana, Svizzera e dalla Francia. Uno solo il motto che unisce organizzatori e appassionati della Soap Kayak Race: “L’Arca di Noè è stata costruita da un dilettante, il Titanic è stato costruito da dei professionisti”.

La regata non prevede come di consueto il doppio attraversamento dell’Adda da una sponda all’altra, ma una sorta di gimcana contro corrente lungo la riva lecchese di Imbersago. I canoisti avranno a disposizione solamente 2 ore di tempo per autocostruirsi la canoa utilizzando 7 metri quadrati di cartone e un rotolo di scotch da pacchi. 

canoe adda

la Soap Kayak Race

Oltre 150 gli iscritti

Sono più di 150 i team iscritti alla competizione: ma saranno solo 50 ad avere il diritto di parteciparvi. Il maltempo che nelle ultime settimane non ha dato tregua non ha permesso agli organizzatori di allestire il pontile “catapulta”. L’alto livello dell’acqua, infine, ha fatto la sua parte e per motivi di sicurezza si è deciso di ridurre di 1/3 il numero dei partecipanti alla Soap Kayak Race.

In palio per i più meritevoli c’è un buono Extreme Waves per la discesa in Rafting in Trentino sul Fiume Noce, meta dei campionati del mondo di Canoa. E oltre ai team “vincitori” delle rispettive gare verranno premiati anche i team “mai partiti” (affondati al varo della canoa) e “mai arrivati”. Sono infatti molti quelli che affondano durante il tragitto. Ma il premio più ambito sarà come sempre quello del “miglior naufragio”.

 

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Da Palermo a New York in gommone in 70 giorni

L’avventura survival di Sergio Davì, che attraverserà 7 mila miglia nautiche a bordo di un gommone La partenza è fissata per il prossimo 21 giugno, e l’arrivo previsto dopo 70…

L’avventura survival di Sergio Davì, che attraverserà 7 mila miglia nautiche a bordo di un gommone

La partenza è fissata per il prossimo 21 giugno, e l’arrivo previsto dopo 70 giorni. Ma dal porto dell’Arenella di Palermo per arrivare a New York bisogna attraversare i ghiacciai della Groenlandia e le temperature gelide dell’Islanda. Tutto questo non è un problema per Sergio Davì, che si appresta a intraprendere un’avventura estrema. A bordo di un gommone lungo 11 metri, che si stima consumerà circa 19 mila litri di carburante.  

In totale si tratta di percorrere ben 6.700 miglia nautiche lungo una singolare rotta che sale verso il Nord Europa per navigare tra i ghiacci dell’Islanda e della Groenlandia e riscendere verso gli Stati Uniti passando per il Canada. Davì navigherà per lo più in solitaria, con alcuni avvicendamenti a staffetta per le tratte più estreme. La navigazione durerà circa 500, 600 ore e sono previste da 24 a 30 tappe, a seconda delle condizioni meteo e delle difficoltà tecniche che si potranno verificare.

Ma non si tratta solo di un’avventura survival. C’è molto di più. “Ho deciso di andare a nord per fare questo tentativo – racconta Davì – per tentare un’avventura che finora mai nessuno ha tentato”. Tra gli obiettivi di quella che per Davì è una vera e propria missione c’è anche la salute dei mari. Davì vuole fare qualcosa per la tutela dell’ambiente marino attraverso misure di contrasto alle forme di inquinamento da microplastiche. Lo farà grazie al supporto dell’IAS (Istituto per lo studio degli impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino) in capo al CNR. E poi c’è la voglia di sperimentare e analizzare gli sforzi psicofisici in condizioni estreme.

L’impresa ha anche un nome ben preciso: Ice RIB Challenge. Per seguirla da vicino esista l’app “Sergio Davì Adventures”, disponibile sia su Google Play che su App Store. Con essa sarà possibile tenersi costantemente aggiornati sullo svolgimento dell’impresa e seguire real time il Nautilus Explorer.

Sergio Davì non è nuovo a imprese di questo genere. Nel 2010 ha navigato da Palermo ad Amsterdam (3000 miglia), nel 2012 da Palermo a Capo Nord. Si è poi lanciato Oltreoceano, nel 2015 con la navigazione da Palermo a Rio de Janeiro. Una traversata interrotta a Lanzarote per un incendio ai motori, ma che nel 2017 ha avuto successo. Ora tocca a New York. Meteo e mare permettendo.

 

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Di corsa in Groenlandia per salvare l’ambiente

Oliviero Alotto percorrerà 200 km di corsa e in canoa per raccontare come i cambiamenti climatici incidono sull’ambiente, gli animali e le comunità locali Il progetto si chiama #RunningForClimate in…

Oliviero Alotto percorrerà 200 km di corsa e in canoa per raccontare come i cambiamenti climatici incidono sull’ambiente, gli animali e le comunità locali

Il progetto si chiama #RunningForClimate in Groenlandia. A dargli vita è il runner torinese Oliviero Alotto, che dal 3 al 6 giugno prossimi correrà per oltre 200 chilometri in solitaria. Un’impresa estrema per denunciare le conseguenze dei cambiamenti climatici e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di fare ognuno la propria parte, a cominciare da poche semplici azioni da compiere nella propria vita quotidiana. E quando non correrà Alotto percorrerà il suo percorso in canoa.

Secondo l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, entro la fine del secolo, in mancanza di limitazioni delle emissioni di gas serra, la temperatura media sul Pianeta è destinata ad aumentare di 4°C e oltre, ma già con un aumento di 2°C si prevedono gravissime conseguenze ambientali e sociali. Oliviero Alotto ha ben presente questo allarme, che si aggiunge ad altri drammatici dati: in Groenlandia nel 2003 scomparivano ogni anno 111 chilometri cubi di ghiaccio, e dieci anni più tardi, la cifra è quasi quattro volte più elevata.

Ecco che per sensibilizzare sui rischi a cui il pianeta va incontro Alotto vuole tentare questa avventura ai limiti del survival. Toccherà gli spazi lasciati liberi dal ritiro dei ghiacciai sulla più grande isola al mondo. il luogo in cui tale impresa si terrà è la regione sud-ovest della Groenlandia, dove sono più evidenti gli effetti del cambiamento climatico. Oltre 200 chilometri tra le località di Kangerlussuaq (sede dell’aeroporto), Kelly Ville, Ice Cap, Sisimiut (la seconda città per popolazione).

Alotto

il progetto #RunningForClimate

L’alimentazione durante la preparazione

Fondamentale per questo tipo di imprese, la dieta dell’atleta è seguita dalla biologa e nutrizionista Felicina Biorci. Nella fase di allenamento si procede con un digiuno intermittente, che prevede 2-3 pasti al giorno al più tardi entro le 16, così da raggiungere 12-16 ore di digiuno prima della colazione del giorno successivo. Digiuno che, stando agli ultimi studi, favorirebbe l’autofagia, responsabile del ricambio cellulare che preserva un corretto funzionamento dell’organismo, la riduzione dei marcatori di infiammazione e il miglioramento del microbioma intestinale. Quindi per tenere alti i livelli di ematocrito, grazie ai quali l’ossigeno arriva abbondante nei tessuti, non mancano le barbabietole mentre legumi e canapa forniscono il giusto apporto proteico. Teff, frumenti antichi, riso, grano saraceno e miglio forniscono i carboidrati, mentre il cacao è fondamentale per contrastare i danni da carichi di lavoro eccessivi. Ovviamente ci sono 700 ml di acqua mattina e pomeriggio

L’alimentazione durante la corsa

Per riuscire a coprire i fabbisogni di circa 40-60 km di corsa giornaliera alle temperature artiche non devono mancare i carboidrati. Vista la scelta di un’alimentazione sostenibile, sono escluse proteine animali, compensate da frutta disidratata, castagne, riso, datteri, canapa.

La preparazione atletica

Alotto si prepara costantemente a imprese del genere, correndo e allenandosi ogni giorno, seguendo una precisa tabella studiata insieme a un preparatore atletico. Nel caso specifico ha corso due gare di oltre 100 km nell’arco di 3 settimane e due da 50 km. Corre almeno 100 km ogni settimana, a cui aggiunge un allenamento in bici.

Chi è Oliviero Alotto? 

Responsabile di Slow Food a Torino, per anni ha guidato l’associazione Terra del Fuoco. Da sempre è impegnato nella sensibilizzazione verso la salvaguardia dell’ambiente e del Pianeta. È appassionato di montagna, corsa, trail running, ma anche di vino e cibo. Per lui la corsa è un elemento di unione tra i popoli e di riscoperta della natura nella sua più profonda essenza.

 

 

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Nuovi parametri di riferimento per la sopravvivenza a una valanga

Un nuovo studio definisce i i criteri per valutare le possibilità di sopravvivenza La primavera che quest’anno sembra non voler arrivare un po’ ovunque ha portato con sé l’aumento del…

Un nuovo studio definisce i i criteri per valutare le possibilità di sopravvivenza

La primavera che quest’anno sembra non voler arrivare un po’ ovunque ha portato con sé l’aumento del rischio di valanghe. Non solo in Italia. Anche nel Montana, la scorsa settimana, un gruppo di ciclisti è rimasto bloccato per otto ore in seguito a una valanga che si è abbattuta sulla strada di fronte a loro nel Parco nazionale dei ghiacciai.

Per fortuna per gli sportivi non ci sono state conseguenze, dato che la valanga non li ha travolti. Ma cosa sarebbe successo se fossero rimasti vittime? Quello dei ciclisti del Montana è un caso isolato. Ma il rischio valanga è una delle preoccupazioni costanti per gli sciatori fuori pista, per gli sci-alpinisti e per i responsabili delle stazioni di sci. Molti appassionati di fuori pista e di scialpinismo lo temono mentre altri lo ignorano del tutto, per incoscienza, per incompetenza o per eccesso di sicurezza in se stessi. Sta di fatto che ogni anno le valanghe mietono vittime.

Lo studio di Eurac Research e i nuovi parametri

Gli esperti di medicina d’emergenza di Eurac Research, insieme a colleghi europei e statunitensi, hanno sviluppato nuovi parametri di riferimento legati a temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue in modo da fornire una guida affidabile per le decisioni di ricovero ospedaliero di vittime di valanghe.

sopravvivere valanga

I soccorsi dopo una valanga

I pazienti che raggiungono l’ospedale in stato di ipotermia e in arresto cardiovascolare mettono i medici davanti a una valutazione difficile: il paziente è morto per asfissia o c’è una possibilità che sopravviva se la sua temperatura corporea aumenta? Una corretta valutazione iniziale è di grande importanza perché fa sì che chi ha una chance di farcela venga sottoposto al trattamento e, al tempo stesso, impedisce che risorse mediche preziose vengano investite in casi senza speranza.

Solo il 10% sopravvive

Lo studio ha analizzato i dati di 103 vittime di valanga che sono state ricoverate in stato di arresto cardiovascolare in sette grandi ospedali in Europa tra il 1995 e il 2016. Delle 103 vittime, 61 sono state riscaldate, ma solo il 10 per cento è sopravvissuto. Negli altri casi non è stata l’ipotermia a causare l’arresto circolatorio, ma il soffocamento dovuto alla valanga o un trauma.

I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista specialistica “Resuscitation” edita dal Consiglio europeo per la rianimazione, affermano che i fattori decisivi per la sopravvivenza siano temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue, quest’ultima è correlata alla decomposizione cellulare. Per entrambi i parametri, i medici hanno determinato il valore che distingue i casi potenzialmente recuperabili da quelli senza speranza. Per la temperatura corporea 30 gradi sono la soglia: nessuna vittima di valanga con arresto cardiovascolare la cui temperatura sia sopra i 30 gradi è stata mai riscaldata con successo; il potassio sierico, invece, non deve superare i 7 mmol/litro.

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Un Titano nel deserto marocchino. Alex Roca e la sua storia di trionfo

Disabile al 76% Alex Roca ha tagliato il traguardo della Desert Titan Quella di Alex Roca è una storia incredibile. Disabile al 76%, non solo ha partecipato, ma è riuscito…

Disabile al 76% Alex Roca ha tagliato il traguardo della Desert Titan

Quella di Alex Roca è una storia incredibile. Disabile al 76%, non solo ha partecipato, ma è riuscito a trionfare in una delle corse ciclistiche più dure al mondo: la Titan Desert. 600 chilometri di gara a tappe in mountain bike attraverso il Marocco. In mezzo tanto caldo, un terreno inospitale e mille trappole che si nascondono dopo ogni curva e sotto ogni pietra della strada. Una corsa talmente survival, che l’obiettivo di chi partecipa è la sopravvivenza.

Alex Roca è un ciclista spagnolo, classe 1991, affetto da una paralisi cerebrale che lo ha colpito all’età di sei mesi a causa di un herpes. Il suo lato sinistro è completamente paralizzato, e l’unica forma che ha per comunicare è il linguaggio dei segni.  Ma Alex non si è mai arreso: “I dottori dissero che non avrei vissuto. Nella mia vita ho superato molte barriere. Attualmente studio, lavoro, guido l’auto, ho una vita di coppia e una vita normale”. Ecco che anche lo sport è diventato una parte importante nella sua vita, e gli ha permesso di superare i tanti ostacoli che la vita lgi ha messo di fronte. “Credo che nessuno possa porre dei limiti, ma che sia tu a porli. Ognuno è proprietario del proprio destino”.

Roca

Alex Roca al traguardo della Titan Desert

Non a caso sulle magliette he Alex indossa durante le gare campeggia la scritta “El limite te lo pones tu”, cioè “il limite te lo imponi tu”. Uno slogan che fa da sfondo anche al suo sito. Nel corso della sua vita condivisa con la disabilità questo formidabile atleta che ogni giorno supera i propri limiti, si è cimentato in vari triathlon e nella mezza maratona di Barcellona.

Lo scorso anno è stato il primo ciclista con paralisi a partecipare alla Titan Desert. Purtroppo non arrivò al traguardo a causa dei problemi di disidratazione dovuti alle alte temperature che i ciclisti affrontano durante le tappe della gara. Ma dato che la parola resa non rientra nel dizionario di Roca, quest’anno ci ha riprovato.

La gara, che ha anche una tappa speciale chiamata “Garmin”, l´unica senza segnaletica e dedicata alla navigazione, quest’anno è stata vinta da Jusep Betalù, che mette in bacheca il suo 4° trofeo personale alla Titan Desert. Ma il vero, grande, trionfo, è stato quello di Alex Roca, che è arrivato in fondo ed è così entrato nella storia.

 

 

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Donne senza limiti al Women’s Adventure Film Tour

Cortometraggi di donne comuni che hanno compiuto imprese fuori dal comune Un tour che celebra le imprese straordinarie che le donne compiono nel nome dell`avventura. Film eccezionali, che vedono come…

Cortometraggi di donne comuni che hanno compiuto imprese fuori dal comune

Un tour che celebra le imprese straordinarie che le donne compiono nel nome dell`avventura. Film eccezionali, che vedono come protagonisti avventura, sport estremi, legami familiari, ambiente e soprattutto storie di donne incredibili. È il Women’s Adventure Film Tour, un festival del cinema tutto al femminile.

La maratona di corti e documentari di 1 ora e 44 minuti arriva in Italia, per raccontare storie di donne comuni che si lanciano in azioni straordinarie. Avventure incredibili raccontate da corti emozionanti e di grande successo, per la prima volta proiettati in un’unica serata dedicata alle donne, al loro coraggio, al loro personale modo di affrontare le paure e alla loro determinazione. Partito nel maggio del 2017 da Sydney, in Australia, il tour ha fatto registrare ovunque il tutto esaurito.

Molte le storie raccontate nei vari corti. Come quella di Pasang Lhamu Sherpa Akita, la principale guida alpina donna del Nepal, impegnata in una prima salita con una partner improbabile. O quella di Mona Seraji, snowboarder professionista iraniana invita le colleghe australiane Amber Arazny e Michaela Davis-Meehan a scoprire le meravigliose montagne dell’Iran. E poi quella di Isabelle Green, 5 anni, in viaggio con la sua famiglia in Norvegia accampandosi sotto le stelle sulla neve fresca, facendo parapendio sulle catene montuose e guidando una slitta trainata dai cani.

Quest’anno il Women’s Adventure Film Tour arriva anche in Italia, il 29 maggio, in 50 città italiane. Ma due sono le serate di anteprima. Lunedì 27 maggio a Milano, presso Uci Cinemas Bicocca: introdurrà l’evento la giornalista Chiara Todesco, autrice di “Le Signore delle Cime – Storie di guide alpine al femminile”. Con lei Silvia Buzzi campionessa mondiale di parapendio e Anna Toretta, pluri-campionessa italiana di arrampicata su ghiaccio e guida alpina. E poi il 28 maggio a Torino, all’Uci Cinemas Lingotto. Qui interverranno Alessia Refolo, campionessa non vedente di sci nautico e arrampicata, la climber Claudia Gisolfi e Cristina Rodda, atleta olimpionica di apnea.

In attesa di vedere le proiezioni nelle sale italiane, vi proponiamo il trailer

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Musica ghiacciata per salvare l’Artico

Il progetto si chiama Ocean Memories ed è un concerto eseguito strumenti di ghiaccio Che l’Artico sia in pericolo è cosa risaputa. Così come è risaputo che lo scioglimento dei ghiacci…

Il progetto si chiama Ocean Memories ed è un concerto eseguito strumenti di ghiaccio

Che l’Artico sia in pericolo è cosa risaputa. Così come è risaputo che lo scioglimento dei ghiacci rappresenta un serio problema per i vari ecosistemi. Risulta necessario, quindi, agire per proteggere la sopravvivenza dei ghiacci. Dopo l’idea di ricongelare l’Artico, anche Greenpeace ha voluto dire la sua.

Ha così pensato di sensibilizzare ancora di più al problema con una campagna a dir poco stravagante. Musicisti che suonano, a 12 gradi sotto zero, con strumenti fatti di ghiaccio, un brano intitolato Ocean Memories. Un brano composto per l’occasione, che vuole ricordare la necessità di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Una fusione di ritmi carillon, clacson, percussioni di ghiaccio e violoncello.

“Quest’anno l’Artico sta facendo registrare uno scioglimento da record e nello scorso aprile la temperatura media è stata di 8 gradi sopra la norma“, si legge in una nota diffusa dall’organizzazione ambientalista. Con questo video parte la campagna ‘Proteggi l’oceano’: “Vogliamo sensibilizzare sull’immediata necessità di santuari oceanici non solo per il Polo Nord ma per l’intero Pianeta”, dichiara Halvard Raavand di Greenpeace Nordic, campagna mirata ad ottenere nuovi negoziati presso le Nazioni Unite per un trattato globale sugli oceani.

Il video, che qui di seguito vi riproponiamo, è stato girato il 2 maggio scorso, nel profondo nord dell’Artico. I musicisti suonano strumenti realizzati scolpendo ghiaccio raccolto nelle acque del Polo Nord.

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Anche i robot sono Survival

Negli stabilimenti Ford di Valencia presta servizio un operaio assai particolare, che si chiama Survival Per i nostri lettori questa potrebbe essere una notizia insolita. Ci piace, però, l’idea di…

Negli stabilimenti Ford di Valencia presta servizio un operaio assai particolare, che si chiama Survival

Per i nostri lettori questa potrebbe essere una notizia insolita. Ci piace, però, l’idea di condividerla con voi, se non altro perché il nome è tutto un programma. Negli stabilimenti Ford di Valencia, in Spagna, esiste un robot che si chiama Survival. Il suo nome deriva dal fatto che la macchina ha una straordinaria capacità di adattarsi all’ambiente circostante.

Si tratta di un robot a guida autonoma che trasporta i componenti di ricambio all’interno dello stabilimento, riuscendo a evitare oggetti, cambiare percorso in caso di eventuali ostacoli e fermarsi quando è necessario. È stato sviluppato interamente dagli ingegneri Ford, ed è il primo del suo genere sviluppato per essere utilizzato presso gli stabilimenti europei dell’azienda. Presta servizio da circa un anno e finora non ha mai sbagliato un colpo.

ford survival

un dettaglio di Ford Survival

Il robot non sostituisce i dipendenti ma può far risparmiare loro fino a 40 ore di lavoro al giorno assumendo questo ruolo, consentendo agli operatori di utilizzare il proprio tempo in attività più complesse. Survival è dotato di 17 cassetti per contenere materiali di diversi pesi e dimensioni. Per evitare errori, l’apertura e la chiusura di questi cassetti è automatizzata, il che significa che gli operatori di ciascuna area hanno solo accesso ai materiali a loro assegnati.

“L’abbiamo programmato per conoscere l’intero impianto, quindi, insieme ai sensori, non ha bisogno di interventi esterni per muoversi”, ha affermato Eduardo García Magraner, Manufacturing Manager, presso lo stabilimento di Valencia, in Spagna, dove è in corso la sperimentazione del robot. Survival non è l’unico robot che fa questo tipo di lavoro, anche se lui è quello dal nome più particolare. Per funzionare utilizza la tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) per visualizzare l’ambiente circostante, una tecnologia utilizzata anche nei prototipi di veicoli autonomi Ford.

 

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Due italiani come Marco Polo. Sulla via della Seta in ebike

Il progetto si chiama Soul Silk: 10.000 chilometri in cento giorni, attraverso 12 stati e 2 continenti Loro si chiamano Yanez e Giacomo. Sono rispettivamente Yanez Borella e Giacomo Meneghello….

Il progetto si chiama Soul Silk: 10.000 chilometri in cento giorni, attraverso 12 stati e 2 continenti

Loro si chiamano Yanez e Giacomo. Sono rispettivamente Yanez Borella e Giacomo Meneghello. Il primo è un maestro di snowboard e ultrarunner, l’altro un fotografo di montagna. Da qualche giorno sono partiti alla volta della Cina con un progetto assai ambizioso chiamato Soul Silk. Ripercorrere la Via della Seta, proprio come fece Marco Polo, ma in sella a un’ebike. In tutto si tratta di percorrere oltre 10mila chilometri, in bicicletta dall’Italia alla Cina, scalando una vetta per ciascuno degli stati eurasiatici che incontreranno utilizzando gli sci d’alpinismo o a piedi a seconda delle circostanze.

italia cina

Giacomo Meneghello on the road

Le vette di cui si parla sono di tutto rispetto. Nel tragitto di Soul Silk, infatti, oltre alla Marmolada ci sono i 5137 metri del Monte Ararat e i 7134 metri del Pic Lenin. Come i due esploratori spiegano sul loro sito, l’obiettivo di questa impresa è quello di “far vedere che si può avere il coraggio di fare qualcosa di straordinario e che si può viaggiare in modo ecosostenibile”.

Insomma, inseguire i propri sogni è possibile, a patto di mettersi in gioco e rischiare un pochino. Nobile, poi, l’altro scopo del progetto. Giacomo e Yanez, infatti, pedalano per supportare l’Admo, l’’associazione per la donazione del midollo osseo, portando una sua bandiera in cima ad ogni montagna che conquistano.

italia cina

Borella e Meneghello in vetta con la bandiera dell’ADMO

Per compiere l’incredibile avventura di Soul Silk Borella e Meneghello ritengono siano necessari un centinaio di giorni, durante i quali i due novelli Marco Polo aggiornano il loro diario di bordo mediante i social. A oggi la spedizione è giunta in Georgia, dopo aver attraversato la Croazia e la Turchia. Un po’ in bici, un po’ a piedi e un po’ sugli sci.

Borrella e Meneghello viaggiano con un prototipo di E-bike dotata di carretto con pannello fotovoltaico che li aiuta a ricaricare le batterie. Si tratta di un carretto che pesa 80 kg e che va trascinato per 6-7 ore al giorno, dove viene trasportato tutto il materiale necessario all’impresa.

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