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La tua guida per l'avventura

Autore: Ilaria Pedrali

Backpacking al femminile. Tutto quel che c’è da sapere

Utili consigli per viaggiatrici zaino in spalla. Viaggiando da soli si possono scoprire e assaporare davvero le essenze vere di un luogo, della sua cultura e la magia dell’incontro con…

Utili consigli per viaggiatrici zaino in spalla.

Viaggiando da soli si possono scoprire e assaporare davvero le essenze vere di un luogo, della sua cultura e la magia dell’incontro con le persone del posto. E se a viaggiare sola è una donna il rischio è che costei ci prenda gusto e a quel punto nessun compagno di viaggio sarà mai all’altezza di poter rendere speciale e unico il viaggio intrapreso. Il backpacking, l’arte di viaggiare zaino in spalla, non è solo una moda: è uno stile di vita.

Se è vero che l’essenziale nel bagagli permette di fare spazio alle esperienze, alle emozioni e ai ricordi di viaggio, è altrettanto vero che ci sono alcune regole di base, che se rispettate mettono al riparo da spiacevoli inconvenienti. Già nel numero di Survival & Reporter di marzo ve ne avevamo parlato. Ma con l’arrivo dell’estate è bene rinfrescare la memoria.

Leggerezza

Viaggiare leggeri è la prima regola. Non servono troppi abiti, accessori e vezzi vari. Una vera backpacker bada all’essenziale e porta con sé solo quello che realmente serve. Fondamentale stilare una lista su quello che dovrà finire nello zaino. Biancheria intima, pantaloni modulabili, magliette, scarpe (ne basta un paio), ciabatte di gomma o sandali, costume, foulard, torcia, coltellino svizzero, asciugamani in microfibra, farmaci di primo soccorso, adattatore, batteria di riserva del cellulare, portadocumenti (con relativi documenti), l’essenziale per l’igiene personale, sacco a pelo ultralight. E naturalmente un telefono, magari satellitare, un lucchetto (fidarsi è bene, ma quando si dorme in ostello c’è sempre un ladro più sveglio di noi) e una bussola. Mai dimenticare, infine, una giacca a vento o k-way e un maglione anche se la destinazione è di quelle calde. La leggerezza del bagaglio, inevitabilmente, aiuterà una volta tornate ad affrontare la quotidianità in modo più distaccato e a tenere a bada l’ansia eccessiva.

Budget

Posto che il biglietto aereo viene acquistato anche con un certo anticipo per potersi accaparrare le occasioni migliori con i voli low cost, e che si deve stipulare un’assicurazione che copra ogni rischio, fissare un budget prima della partenza per le spese in loco è fondamentale. Bisogna decidere quanto spendere al massimo per ogni pernottamento e ogni pranzo, e cercare di non sforare. Utile, poi, mettere da parte qualcosa per gli imprevisti. Prediligere ostelli come soluzioni per dormire e mezzi pubblici per muoversi permette di abbassare notevolmente i prezzi e concedersi così un soggiorno più lungo.

Lingua

Certo non tutti sono in grado di imparare una lingua straniera, o un dialetto, in poche settimane. Ma scaricarsi un frasario con le espressioni più usate dell’idioma del posto che si visita è sempre utile. Non si può immaginare quante porte apra, anche tra i popoli più riottosi, un buongiorno pronunciato nella loro lingua, anche se in modo maccheronico. Meglio ancora se accompagnato da un solare sorriso.

Adattamento e flessibilità

Certo, per definizione un backpackers, anche se donna, dovrebbe sapere che da un viaggio zaino in spalla non ci si può aspettare il comfort di un resort a molte stelle. Ma repetita iuvant. E quindi è bene ricordare che spesso ci può essere la necessità di condividere la stanza con altre viaggiatrici in solitaria, e che i bagni sono sempre in comune. Lo stesso vale per i mezzi pubblici. Il risvolto della medaglia è che essere flessibili permette di cambiare i propri programmi e asciarsi affascinare dalle situazioni che si creano strada facendo.

Mete

Qui non ci sono regole, ma solo l’imbarazzo della scelta. Se si è alle prime armi meglio optare per il nord Europa, dove questo tipo di viaggi è diffuso già da tempo e ci sono strutture adatte ad accogliere i backpackers. Per chi ha un budget basso la Turchia è una delle mete più economiche per i viaggiatori zaino in spalla. Lo stesso dicasi per la Thailandia, una delle mete più gettonate dai backpackers di tutto il mondo. L’unico consiglio è quello di abbandonarsi alle proprie sensazioni, e scegliere la prossima bandierina da mettere sul mappamondo.

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La This Is Vertical Race torna in Alta Valle Seriana

Per il secondo anno consecutivo a Valgoglio si terrà la gara più proibitiva delle Orobie. Sui monti dell’Alta Valle Seriana, in provincia di Bergamo, stanno cominciando i preparativi per l’evento…

Per il secondo anno consecutivo a Valgoglio si terrà la gara più proibitiva delle Orobie.

Sui monti dell’Alta Valle Seriana, in provincia di Bergamo, stanno cominciando i preparativi per l’evento che si svolgerà il prossimo 13 ottobre. È una corsa riservata a chi non soffre di vertigini, dato che la This Is Vertical Race è la gara verticale con le pendenze più proibitive delle Orobie.

Mille metri di dislivello condensati in soli 1.800 metri di sviluppo metteranno a dura prova i più forti grimpeur del panorama nazionale. A Valgoglio si contenderanno il titolo della Federazione italiana di skyrunning, che ha designato la competizione bergamasca quale prova unica di campionato italiano della specialità vertical kilometer per le categorie dalla Youth alla +65.

“Il percorso, da veri gourmet dell’only-up, resta confermatissimo – spiega Manuel Negroni, a capo del comitato organizzatore -. Dalla centrale Enel di Aviasco, poco sopra l’abitato di Valgoglio, si inerpica la traccia – ben segnalata – che sale per mille metri di dislivello fino a quota 1980 m slm del crinale, altamente panoramico, che divide la famosa Val Sanguigno dalla altrettanto conosciuta (in ambito escursionistico) zona dei laghi”.

Ad aggiudicarsi il podio lo scorso anno furono i trentini Patrick Facchini ed Elena Nicolini, ambedue portacolori del team La Sportiva, rispettivamente fermando le lancette sul tempo di 34’22” e 46’42”. I primati cronometrici della This Is Vertical Race appartengono invece a Marco Moletto – 33’18” – e Beatrice Deflorian – 41’56” – .

Gli scalatori puri, gli skyrunner che accorciano le distanze a fine stagione, gli scialpinisti pronti per la neve… tutte categorie di atleti che debbono evidenziare in agenda la data della cronoscalata. Domenica 13 ottobre, This Is Vertical Race, Valgoglio, Bergamo. Save the date. A proposito, le iscrizioni apriranno il 1 luglio sul portale picosport.net

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Confessioni di un serial climber

La nostra recensione del libro di Mark Twight. Mark Twight è stato uno degli alpinisti americani più anticonformisti. Sono famose le sue ascensioni. Ha compiuto la prima salita in solitaria…

La nostra recensione del libro di Mark Twight.

Mark Twight è stato uno degli alpinisti americani più anticonformisti. Sono famose le sue ascensioni. Ha compiuto la prima salita in solitaria della Via dei cechi sul Pik Communism, il più veloce Slipstream nelle Canadian Rockies. E poi, sempre in solitaria, il Mount Hunter in Alaska, alcune delle più difficili del gruppo del Monte Bianco. Ultima, ma non per importanza, l’epica no-stop di sessanta ore sulla Diretta ceca al McKinley.

È stato istruttore di arrampicata e tecniche di sopravvivenza per le forze speciali dell’esercito, e ha lavorato come consulente e distributore per alcune importanti aziende del settore di capi tecnici per il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. e ancora, Mark Twight è stato il fondatore di Gym Jones, dove ha allenato atleti (inclusi combattenti MMA, giocatori NFL e ciclisti professionisti), personale militare e attori.

“CONFESSIONI DI UN SERIAL CLIMBER” è una raccolta di scritti prodotti tra il 1985 e il 2000, proposti volutamente non in ordine cronologico, che accompagna il lettore in un percorso spigoloso, difficile, nel corso del quale risultano indispensabili pause riflessive.

Twight mette così a nudo la rabbia del lettore, spinta emotiva fondamentale per comprenderne la sua. Una rabbia contro la stupidità e la mediocrità. Dal Monte Bianco all’Himalaya, dal Canada al Palmir, alpinismo estremo e musica punk, tecnica e fragilità, amori e morte.

Un thriller carico di cinismo ed ossessioni, disprezzo e contraddizioni, dallo spot in Antartide per un’azienda produttrice di sigarette fino alla possibilità di un futuro nella cinematografia: “…altri sono scomparsi, fagocitati dal business, e hanno sostituito la montagna con un mucchio di grana. Potrei farlo anch’io, ma credo che mi ucciderebbe”.

Quello di Mark Twight è però anche un omaggio agli amici e partner di arrampicata che non ci sono più, come Alison Hargreaves (madre del recentemente compianto Tom Ballard), Philippe Mohr e Fred Vidal. Un atto sentito e dovuto perché, come scrive, “…ad alcuni ho detto che gli volevo bene. E per quanto riguarda altri, beh, spero che lo avessero capito, perché io non gli ho mai detto una parola”.

twight climbing

Confessioni di un serial climber

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Una bomba chiamata permafrost

Lo scioglimento del terreno perennemente ghiacciato rappresenta un pericolo enorme per la sopravvivenza. Più volte noi di Survival & Reporter abbiamo parlato del permafrost e di cosa comporta il suo…

Lo scioglimento del terreno perennemente ghiacciato rappresenta un pericolo enorme per la sopravvivenza.

Più volte noi di Survival & Reporter abbiamo parlato del permafrost e di cosa comporta il suo sempre più rapido scioglimento. Qualche giorno fa ha fatto il giro della rete la foto di alcuni cani da slitta che corrono sull’acqua. Un’immagine che è diventata il simbolo dei cambiamenti climatici e dello scioglimento accelerato dello strato di neve in atto nel Nord-Est della Groenlandia.

Ebbene, recenti studi hanno dimostrato che questo scioglimento procede a un ritmo molto più serrato rispetto a quanto finora previsto. E gli scienziati di una spedizione canadese nell’Artico hanno scoperto che il ghiaccio perenne si scioglierà con 70 anni di anticipo. Il team dell’University of Alaska Fairbanks ha dichiarato di essere esterrefatto dal ritmo con il quale una serie di estati calde ha destabilizzato lo strato superiore dei blocchi di ghiaccio sotterranei che si sono solidificati nel corso dei millenni.

Lo scioglimento del permafrost, oltre a portare con sé ondate di calore come quella che sta attraversando in questi giorni l’Italia, rappresenta un pericolo anche sotto molti altri aspetti. Il disgelo, infatti, potrebbe liberare nell’aria virus sconosciuti. Dopotutto è cosa nota che con lo scioglimento del permafrost sono stati riportati alla luce resti di mammut, o di altri animali che vivevano nel Pleistocene.

Una bomba pronta a esplodere

Ed è proprio a quel periodo della Preistoria che risalgono antichi veleni di fossili che giacciono sotto al permafrost, insieme a milioni di tonnellate di sostanze tossiche e inquinanti. Si stima infatti che sotto al ghiaccio perenne siano contenute in totale circa 1.500 miliardi di tonnellate di carbonio, il triplo di quanto conservato nelle foreste di tutto il mondo. Due volte di più rispetto a quello contenuto nell’atmosfera. Insomma, una vera e propria bomba pronta a essere rilasciata nell’ambiente.

Oltre al carbonio il ghiaccio che si scioglie porta alla luce anche ingenti quantità di microplastiche. Si stima il doppio rispetto a quelle contenute in tutti gli oceani del mondo. Inoltre verrebbero liberate anche oltre a 1,6 milioni di tonnellate di mercurio che entreranno nuovamente nella catena alimentare.

 

 

 

 

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Un Uragano di nome Julia

A 103 anni Julia Hawkins ha stabilito il record mondiale di corsa nella categoria delle ultracentenarie. Ha corso 50 metri in 21,06 secondi. Un tempo che ha dell’incredibile se si…

A 103 anni Julia Hawkins ha stabilito il record mondiale di corsa nella categoria delle ultracentenarie.

Ha corso 50 metri in 21,06 secondi. Un tempo che ha dell’incredibile se si pensa che a stabilirlo è stata un’arzilla vecchietta di 103 anni. Cosa che, facendo i dovuti paragoni, può far impallidire i recordman alla Usain Bolt. Stiamo parlando di Julia Hawkins, classe 1916, soprannominata Hurricane, l’Uragano.

Alcuni giorni fa nel corso dei National Senior Games americani di Albuquerque, in New Mexico, ha sbaragliato le sue avversarie. Ma non basta: E non è finita qui: il giorno dopo, martedì 18 giugno, «Hurricane» ha corso i 100 metri in 46,07 secondi. “Sono contenta di aver fatto bene, ma in passato ho fatto meglio.Non so se è perché sono più vecchia o se è colpa dell’atmosfera”, ha commentato l’arzilla atleta al termine della sua gara.

Ma la cosa ancora più curiosa, che dimostra che non è mai troppo tardi per cimentarsi con i propri limiti e tentare nuove avventure è che la Hawkins ha scoperto la corsa alla veneranda età di 100 anni: prima gareggiava in bicicletta. “Per rimanere in forma man mano che gli anni passano bisogna stare bene e tenersi attivi”. È  questo il segreto di lunga vita di nonna Julia, che aggiunge l’importanza di “mantenere il peso corporeo entro un certo livello e fare esercizio. Ma soprattutto avere tante passioni e trovare gioia in quello che si fa, tenendo sempre la mente occupata. Non smettete di sognare”.

Julia “Hurricane” Hawkins ha quattro figli, tre nipoti e un pronipote. È vedova: era stata sposata con Murray per 70 anni, dopo un matrimonio celebrato al telefono durante la seconda guerra mondiale.

La Hawkins non è nuova a imprese di questo genere. Due anni fa, a 101 anni, aveva corso i 100 metri in 39,62 secondi. E lo scorso anno ha stabilito il nuovo record del mondo dei 60 metri piani per atlete centenarie. Li ha corsi in 24 secondi e 79 centesimi.

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Mille triatleti alla Oakley TriO di Sirmione

Luca Facchinetti e Giorgia Priarone si aggiudicano la seconda tappa del circuito Volkswagen TriO Series. Ancora una volta è stato il fascino del Castello Scaligero e del lungolago gardesano al…

Luca Facchinetti e Giorgia Priarone si aggiudicano la seconda tappa del circuito Volkswagen TriO Series.

Ancora una volta è stato il fascino del Castello Scaligero e del lungolago gardesano al tramonto a fare da perfetto sfondo alla finish line dei 1.000 triatleti impegnati nell’Olimpico Silver di Oakley TriO Sirmione, seconda tappa del circuito Volkswagen TriO Series, organizzato da TriO Events e Volkswagen.

Nonostante le condizioni meteo incerte fino alla partenza, che hanno portato al cambio di tracciato per la frazione di nuoto, la competizione ha potuto contare su un clima ideale e ha visto grande protagonista il 707 Triathlon Team. Per la squadra, gradino più alto del podio maschile e femminile con le ottime prestazioni del romagnolo Luca Facchinetti (1h45’06’’) e della piemontese Giorgia Priarone (1h59’52’’), al suo primo olimpico. “Dopo un buon avvio di stagione sin da maggio – ha dichiarato il vincitore Luca Facchinetti – ho vissuto alcune settimane difficili a causa di un black out fisico. È un percorso in salita ma sono pronto per affrontare in Olanda la Coppa Europa. L’obiettivo è rientrare nel circuito mondiale”.

Gli fa eco la vincitrice Giorgia Priarone: “Sono riuscita a condurre la competizione in solitaria perché in bici mi sentivo davvero bene, volevo provare a fare 40 km a cronometro per poi tirare il più possibile nella frazione di corsa. L’obiettivo era testare la mia condizione visto che è il mio primo olimpico”.

Il percorso dell’Olimpico Silver

Causa condizioni meteo, cambio di percorso nella frazione di nuoto (1.5km), con lo spostamento della star line su Piazzale Porto. I triatleti hanno affrontato il nuovo tracciato, definito da quattro boe, interamente nella darsena per poi, usciti dall’acqua, raggiungere la T1 sul Lungolago Diaz. Recuperate le bici, al via la frazione di ciclismo (40km) che, dopo un primo tratto di 4 km, li ha portati a lasciare il centro di Sirmione per raggiungere in 8 km l’entroterra gardesano. Da Pozzolengo è partito un anello di 15 km che, lambendo Monzambano, si è nuovamente ricollegato a Pozzolengo, sul tratto iniziale. Al rientro a Colombare di Sirmione la zona cambio T2, in via Montello, da cui è partita la frazione di corsa (10km) con un avvicinamento di 5 km verso l’arrivo presso il centro di Sirmione. Sul finale i partecipanti sono stati impegnati in un percorso multilap, da effettuare 2 volte, fino alla finish line su Piazzale Porto.

Anche Oakley TriO Sirmione plastic free

Grazie alla sinergia tra TriO Events e Culligan grande attenzione al territorio. Anche a Sirmione bandita la plastica con la fornitura da parte dell’azienda di acqua potabile, prelevata dalla rete acquedottistica, e trattata dai suoi impianti Aquabar con bicchieri di cellulosa riciclabili al 100%. Materiali biodegradabili anche al pasta party a conclusione dell’evento.

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Due nuovi patrimoni Unesco per l’Italia

Alpi Giulie e Po Grande sono stati inseriti tra le Riserve della biosfera Una buona notizia per la montagna italiana, e non solo: le Alpi Giulie sono entrate tra i…

Alpi Giulie e Po Grande sono stati inseriti tra le Riserve della biosfera

Una buona notizia per la montagna italiana, e non solo: le Alpi Giulie sono entrate tra i patrimoni dell’Unesco. Il programma Il Mab, il programma “Uomo e la Biosfera” ha inserito queste montagne tra le Riserve della biosfera perché sorgono al punto di incontro di tre zone biogeografiche nonché aree culturali.

In particolare, il comitato Unesco ha messo in luce la specificità delle Alpi Giulie, che l’Italia condivide con la Slovenia. La loro collocazione territoriale ha prodotto una ricchissima biodiversità, e il mantenimento di tradizioni popolari, su cui la riserva intende fondare i propri percorsi di sviluppo sostenibile, anche in una logica transfrontaliera con la confinante e omonima riserva slovena.

Anche il Po Grande tra le riserve Mab

Insieme alle Alpi Giulie l’Unesco ha inserito tra i patrimoni anche il “Po Grande”, tratto medio padano del fiume Po che si estende tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Di particolare importanza per l’Unesco è il progetto di gestione integrata dell’acqua che si basa sui principi della conservazione, sostenibilità e educazione ambientale.

Po Grande unesco

Il Po Grande

Il programma Mab e le riserve della biosfera

Il programma Mab intende promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato fra l’essere umano e l’ambiente circostante attraverso la salvaguardia della biodiversità e le buone pratiche per uno sviluppo sostenibile. Ecco che le riserve della biosfera “comprendono ecosistemi terrestri, marini/costieri o una combinazione degli stessi. Le Riserve promuovono attività di cooperazione scientifica, ricerca interdisciplinare e sostenibilità ambientale nel pieno coinvolgimento delle comunità locali, pertanto rappresentano esempi di best practice nell’ottica dello sviluppo sostenibile e della interazione tra sistema sociale e sistema ecologico”.

19 riserve in Italia

In totale, con il Po Grande e le Alpi Giulie, sono 19 i territori italiani iscritti nelle riserve Mab. Ma nelle prossime settimane l’Unesco esaminerà altre due importanti candidature italiane, in lizza per essere inserite nelle liste del patrimonio culturale mondiale dell’umanità. Si tratta delle Alpi del Mediterraneo e delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

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Le iene dell’Artico

Recenti studi su due fossili dimostrano che nel Pleistocene le iene vivevano nell’Artico Siamo abituati a pensare che l’habitat delle iene siano le calde e aride zone di Asia e…

Recenti studi su due fossili dimostrano che nel Pleistocene le iene vivevano nell’Artico

Siamo abituati a pensare che l’habitat delle iene siano le calde e aride zone di Asia e Africa. E in effetti oggi è così. Ma c’è stato un tempo in cui, nell’ultima Era glaciale, questi mammiferi vivevano indisturbati anche tra le steppe e la tundra dell’Artico. Degli studi condotti su due denti rinvenuti nello Yukon, in Canada, negli anni ’70 hanno confermato che nell’antichità le iene vivevano nelle zone più fredde del mondo.

Si tratta di un mistero lungo 50 anni, sul quale oggi si è fatta luce. I ricercatori dell’Università di Buffalo, hanno pubblicato le loro ultime analisi sulla rivista Open Quaternary, e hanno affermato che quei fossili di denti risalgono a un periodo compreso tra 1,4 milioni e 850.000 anni fa e appartengono a un genere ormai estinto, quello della iena-ghepardo (Chasmaporthetes).

Le caratteristiche delle iene Chasmaporthetes

Questa iena-ghepardo era dotata di zampe ben più lunghe rispetto alle iene attuali, ed era probabilmente un corridore più veloce e un predatore meglio capace di inseguire le prede, prosegue lo studioso. Pare inoltre che avesse una pelliccia folta simile a quella dei mammut o dei rinoceronti lanosi, il cui colore cambiava in base alle stagioni, proprio come succede oggi alle lepri e alle volpi artiche. Oltre a cibarsi dei cadaveri di altri animali e a frantumare le ossa servendosi dei suoi potenti denti e delle sue forti mascelle, è possibile che questa iena cacciasse gli animali artici, fra cui caribù, cavalli e forse persino anche mammut.

Dall’Eurasia al Nord America attraverso lo stretto di Bering

“Fossili di questo genere di iena sono stati trovati in Africa, Europa e Asia, perfino nel sud degli Stati Uniti: ma come è arrivata in nord America?”, si chiede il paleontologo Jack Tseng. La risposta arriva ancora una volta dagli esami sui fossili. Queste antiche iene si spostarono dall’Eurasia, territorio in cui si sono evolute, al Nord America attraverso un ponte di terra sullo stretto di Bering, un lembo di terra che ha collegato l’Asia e l’America del nord durante le ere glaciali, quando il livello dei mari era più basso. Quelle iene erano in grado di percorrere questo tragitto in una zona così settentrionale, nonostante il clima rigido. Da lì, le iene si sarebbero poi spostate verso sud, fino ad arrivare in Messico.

 

 

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Cinque posti dove passare il Solstizio d’estate

È il giorno più lungo dell’anno, carico di simbologia, misticismo, riti e leggende Anche se nelle ultime settimane il caldo ha già fatto capolino, oggi, 21 giugno, è il primo…

È il giorno più lungo dell’anno, carico di simbologia, misticismo, riti e leggende

Anche se nelle ultime settimane il caldo ha già fatto capolino, oggi, 21 giugno, è il primo giorno d’estate, il Solstizio. In questo giorno le ore di luce, nell’emisfero boreale, superano quelle di buio. Alle 17.54 italiane il sole raggiungerà la massima altezza sull’orizzonte, dando inizio ufficialmente all’estate astronomica. Questo giorno è da sempre carico di simbologia, e sono molti i luoghi della Terra dove trascorrerlo. Vediamone insieme alcuni.

Stonehenge

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Il Solstizio a Stonehenge

Quando si dice Solstizio d’estate impossibile non pensare a Stonehenge. Questo enigmatico sito archeologico della Gran Bretagna, infatti, è considerato il posto ideale. Qui ogni anno si radunano migliaia di persone per ammirare l’alba del giorno. È in quel momento infatti che il sole filtra tra le pietre di Stonehenge in modo particolare, illuminando il monolite centrale e offrendo uno straordinario spettacolo. Non possono mancare le danze al ritmo del suono tribale dei tamburi. Il Solstizio è anche una delle poche occasioni dell’anno in cui ai visitatori è concesso di toccare le pietre di Stonehenge. Alcuni sentono un contatto spirituale e un’energia particolare grazie al contatto con queste pietre antichissime.

San Pietroburgo

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Il Solstizio a San Pietroburgo

In questo periodo San Pietroburgo è famosa per le sue notti bianche. La notte più bella è proprio quella del Solstizio d’estate, tra il 21 e il 22 giugno. Il giorno, infatti, dura quasi 18 ore. I bagliori rosa del cielo notturno illuminano lo spazio del delta della Neva e delle sue rive, i parchi, le facciate delle chiese e degli antichi palazzi, creando un’atmosfera magica. A celebrare l’incanto di questa notte balletti, opere, mostre, concerti e, soprattutto, il Festival delle Vele Scarlatte, il più affascinante tra gli spettacoli pirotecnici sull’acqua in Europa.

San Tomè

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Il Solstizio a San Tomè

In provincia di Bergamo, ad Almenno San Bartolomeo, c’è un piccolo tesoro di arte romanica: la Rotonda di San Tomè. Una chiesetta dalle forme armoniose, a pianta perfettamente rotonda, che racchiude in sé un grande carico di misticismo. Per i costruttori medievali una chiesa rappresentava un “centro sacro”, cioè assumeva le caratteristiche cosmogoniche del centro del mondo conosciuto. Il Solstizio è la data ottimale per l’osservazione di fenomeni luminosi che si verificano all’interno della chiesa.

Motta d’Affermo

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La Piramide 38° Parallelo Motta d’Affermo

Sulla brulla e assolata collina di Motta d’Affermo, in provincia di Messina, si erge da tempo una singolare struttura: la Piramide 38° Parallelo di Mauro Staccioli. Si chiama così perché è stata eretta in corrispondenza esatta del 38° parallelo. Qui, ogni anno, il 21 giugno, si rinnova l’appuntamento con “Il Rito della Luce”, evento dedicato alla celebrazione del solstizio tra danze, mostre, letture di poesie, musica e performance fino al tramonto del sole. Tutti i partecipanti sono invitati a rispettare il silenzio e a indossare un abito bianco.

Kokino

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L’Osservatorio di Kokino

A Kokino, in Macedonia, nel 2001 è stato scoperto un sito che da subito è stato iscritto nella lista della NASA degli osservatori astronomici antichi più importanti del mondo. Un enorme ammasso di pietre dove già dal 1815 a.C. si eseguivano avanzati calcoli dei movimenti del sole, della luna e degli astri. Quest’anno in cielo sarà particolarmente visibile Saturno, proprio in questi giorni, e Venere sarà proprio al centro della costellazione del Cancro.

 

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A 10 anni conquista El Capitan ed entra nella storia

Selah Schneiter è la persona più giovane ad aver mai conquistato la vetta di El Capitan È uno dei monoliti più temuti dagli scalatori più esperti, per via dei ripidi strapiombi…

Selah Schneiter è la persona più giovane ad aver mai conquistato la vetta di El Capitan

È uno dei monoliti più temuti dagli scalatori più esperti, per via dei ripidi strapiombi delle sue pareti. Così non è stato per Selah Schneiter. Questa ragazzina di soli 10 anni è riuscita ad arrivare in cima ai 950 metri di El Capitan scalando The Nose, la sua via più famosa.

Un’impresa eccezionale, che di diritto fa entrare Selah nella storia del climbing. Altri ragazzini in passato sono riusciti ad arrivare in cima, ma nessuno era giovane come lei. Nel 2001 Scott Cory, allora 11enne, scalò The Nose due volte. Nello stesso anno, anche Tori Allen, 13 anni, salì la via. E alla fine dello scorso anno, la via è stata scalata in libera da Connor Herson, 15 anni.

Selah ha effettuato la scalata con il  padre Mike Schneiter (esperto scalatore) e l’amico Mark Regier, in un tentativo che li ha tenuti impegnati sulla parete per cinque giorni. Per la famiglia Schneiter l’arrampicata è parte della loro vita. Furono proprio le ripide pareti di granito di El Capitan che fecero innamorare i genitori di Selah, 15 anni orsono. E la piccola ha cominciato a frequentare la valle di Yosemite quando aveva solo otto settimane di vita. A sette anni saliva già vie di cinque tiri.

Per prepararsi alla salita di The Nose Selah ha dovuto imparare manovre di corda, come fare pendoli e adattarsi alla vita in portaledge e non si pensi che abbia fatto solo il passeggero. La Schneiter infatti ha salito da prima la partenza (Pine Line, una piccola variante dell’attacco originale, il punto di passaggio dal Texas Flake al Boot Flake ed il tratto finale dall’albero alla cima.

“È stata la prima volta che ho pianto di felicità”, ha detto la bambina, che ha una volta ridiscesa ha voluto festeggiare con una pizza. “Non riesco a credere che ce l’ho fatta. Il nostro motto era ‘Come si mangia un elefante? A piccoli morsi’”. Selah adesso pensa di convincere il fratellino, che ha 7 anni, a emulare la sua scalata. 

 

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