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Le 20 discipline del Surviving, e i loro benefici – Survival & Reporter

Il survival sportivo apporta numerosi benefici a chi pratica una (o tutte) delle 20 discipline regolamentate dalla FISSS Vi abbiamo già parlato della FISSS e del fatto che sarà partner…

Il survival sportivo apporta numerosi benefici a chi pratica una (o tutte) delle 20 discipline regolamentate dalla FISSS

Vi abbiamo già parlato della FISSS e del fatto che sarà partner del primo Survival Contest Italy che si svolgerà a luglio in Val di Fiemme. Come sicuramente i nostri lettori ricorderanno, e come tutti gli appassionati di survival sanno bene, la FISSS ha avuto il grande merito di aver creato nel campo del survival un format unico e di eccellenza nel panorama internazionale: il survival sportivo, detto Surviving.

foto tratta dalla pagina Facebook della FISSS

Il regolamento e le normative federali per il triennio 2018-2021 della Federazione parlano chiaro. Le discipline di formazione in ambito di surviving sono 20, e servono ad addestrarsi alla sopravvivenza in ogni contesto ambientale. Alcune discipline sviluppano la resistenza e la resilienza psicofisica, altre sono formative, altre ancora di abilità e specialità. Tutte hanno l’obiettivo di influire in modo diretto sulle persone, rendendole più efficienti fisicamente, rafforzandone il temperamento e le capacità decisionali, sviluppando l’aspetto razionale, aiutandole a superare lo stress e i fattori di disagio, aumentando la loro resilienza. Vediamole insieme.

Le tre discipline di resistenza e resilienza psicofisica.

Sono discipline che richiedono un grande sforzo anche a livello fisico. Si tratta di marciare, correre o comunque trasferirsi in autonomia con qualsiasi mezzo non motorizzato e con equipaggiamento ridotto. E poi rimanere in ambienti ostili con risorse limitate. Infine si tratta di superare le proprie fobie, mediante l’analisi, il controllo e la gestione di risposte emotive, stress e frustrazione in ogni contesto. Come si può chiaramente notare queste discipline sviluppano una grande capacità di adattamento e di autocontrollo, molto utile anche in situazioni quotidiane.

Le cinque discipline formative

Attraverso pratiche legate alla messa in campo delle tecniche di sopravvivenza, del primo soccorso, di tattica e di sociologia, si vuole formare la persona alla gestione dell’emergenza. Ecco che il surviving prevede la costruzione di strutture primitive, così come la messa in atto di tecniche di utilizzo di materie prime e il relativo reperimento di esse. Ma non si trascurano nemmeno i rudimenti di primo intervento con simulazioni per la messa in salvo di feriti. Poi c’è la teoria, con i kit di sopravvivenza, quindi le tattiche di autopreservazione e fuga. Infine si devono mettere in campo le nozioni di psicologia, sociologia ed economia del comportamento.

foto tratta dal sito FISSS

Le dodici discipline di abilità e specialità

Con queste discipline si entra nel vivo dello sport più propriamente detto. Oltre all’orientamento con e senza bussola e mappa, il surviving così come lo ha classificato la FISSS prevede l’arrampicata su qualsiasi parete e in ogni contesto, e i passaggi in corda. E poi il tiro con l’arco con metodo basico, il giavellotto mirato (con e senza propulsore), gli attrezzi semplici da lancio (a rotazione, a elastico e a soffio). Poi ci sono le discipline legate al nuoto e all’acquaticità, così come l’uso di natanti a remo e vela. La pratica del fuoristrada con mezzi motorizzati e non e l’uso di attrezzi da neve e scivolamento. Infine la difesa personale e la destrezza su percorsi a ostacoli naturali e artificiali.

foto dalla pagina facebook della FISSS

Sinteticamente vi abbiamo elencato le discipline del surviving e i benefici ad esse correlati. Il Survivial Contest Italy sarà l’occasione giusta per poterle mettere in pratica e per mettersi in relazione con i propri limiti per poterli superare. Stay tuned!

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I 5 romanzi più avvincenti a tema Survival – Survival & Reporter

Cinque libri da leggere, diversi tra loro, ma tutti di grande intensità emotiva. Di libri che parlano di Survival e survivalisti negli anni ne sono stati scritti tanti. Veri e…

Cinque libri da leggere, diversi tra loro, ma tutti di grande intensità emotiva.

Di libri che parlano di Survival e survivalisti negli anni ne sono stati scritti tanti. Veri e propri manuali redatti da esperti di sopravvivenza, che regalano preziosi consigli e tecniche utili in molte situazioni. Ma se vogliamo guardare all’aspetto un po’ più romantico del survivalismo, esistono molti romanzi che raccontano storie incredibili. Di sopravvivenza, ma soprattutto di forza d’animo, determinazione, costanza. Perché il survivalismo è prima di tutto uno stato mentale. Vi vogliamo proporre cinque titoli. L’ordine è rigorosamente per data di uscita, dal più recente al più antico.

The Hunger
Alma Katsu
Newton Compton, 2018
Pagg. 379, € 12,00

Stephen King ha definito questo romanzo “inquietante” e “avvincente”. Illibro racconta la spedizione Donner, del 1846. Dopo aver viaggiato per settimane verso ovest, in direzione della California, un gruppo di pionieri si trova davanti a un bivio. Per il leader della spedizione, George Donner, è il momento di fare una scelta. La destinazione è la stessa ma le strade sono due: una è una pista sicura, l’altra si dice sia più corta. La decisione di Donner avrà ripercussioni sulle vite di tutti coloro che sono in viaggio con lui. Il caldo cocente del deserto sta per lasciare il posto a venti pungenti e a un freddo acuto in grado di congelare il bestiame. Spinti verso la follia dalla fatica e dalle privazioni, i membri del gruppo dovranno lottare per la sopravvivenza. Mentre i bambini cominciano misteriosamente a scomparire. Ma la minaccia più pericolosa che i pionieri dovranno affrontare non è la furia della natura, bensì qualcosa di più primitivo e feroce che si sta risvegliando.

 

Resta con me
Tami Oldham Ashcraft e Susea McGearhart
Harper Collins, 2018
Pagg 336, € 15,00

È la storia, narrata in prima persona, di una donna forte e coraggiosa che da sola riesce a gestire un naufragio devastante, e a sopravvivere nell’Oceano per più di un mese. Tami Oldham e il fidanzato sono due skipper provetti e dopo aver trascorso alcuni mesi a visitare le isole polinesiane a bordo di una piccola barca a vela accettano di portare un modernissimo yacht a vela, fino al porto di San Diego. Un uragano li coglie mentre sono in mare aperto. Resta con me è la storia di due giovani e di quarantun giorni trascorsi in alto mare su un’imbarcazione che è poco più di un relitto, senza motore né alberi, con la strumentazione di bordo in avaria e una riserva d’acqua e cibo limitata. Ma è soprattutto una storia che parla di sopravvivenza, di forza di volontà e di resilienza, e della straordinaria forza dell’amore.

 

Solo. Disperso in acqua nell’Oceano indiano
Brett Archibald
Nutrimenti Edizioni, 2017
Pagg 416, € 19,00

L’autore di questo romanzo è un  uomo d’affari sudafricano appassionato surfista, che racconta la sua storia. Nell’aprile del 2013, durante una spedizione di surf alle isole Mentawai, in Indonesia, cade da una barca nel mare in tempesta e nel cuore della notte, in pieno Oceano Indiano. Nessuno a bordo si rende conto dell’accaduto fino al mattino successivo. Le possibilità di sopravvivenza sono davvero ridotte al minimo. Invece Brett riesce a resistere per più di ventotto ore, senza niente a cui aggrapparsi e senza nessuna certezza di essere ritrovato, solo grazie a un’eccezionale determinazione e alla sua forte costituzione fisica. Durante la sua permanenza in acqua viene punto da sciami di meduse, avvicinato da uno squalo, attaccato in pieno viso da un gabbiano. Poi fa i conti con le sue paure interiori. Fino a quando viene avvistato e salvato da un’imbarcazione comandata da un burbero e tenace skipper australiano, grande conoscitore di quelle acque.

 

Selvaggia
Sarah Marquis
Sperling & Kupfer, 2015
Pagg. 256, € 19,00

Selvaggia è la storia della maratoneta Sarah Marquis e della sua incredibile impresa. Un cammino che ha attraversato sei Paesi, dalla Mongolia all’Australia, passando per il deserto del Gobi, la Cina, la Siberia, il Laos e la Thailandia. Ventimila chilometri davanti e uno zaino sulle spalle, Sarah ha visto paesaggi sontuosi, come il Lago Bajkal, e luoghi lussureggianti, come la giungla del Laos. Si è imbattuta in animali amichevoli e temibili belve, come i lupi della Siberia e i leopardi delle nevi nel deserto del Gobi. Ha incontrato personaggi minacciosi, ladri, narcotrafficanti, ma anche popolazioni accoglienti e calorose. Un viaggio incredibile in cui, contando solo sulle sue capacità, Sarah ha affrontato temperature gelide e caldi opprimenti, i pericoli della natura selvaggia e della solitudine.

 

La strada
Cormac McCarthy
Einaudi, 2007
Pagg. 218, € 18,00

La strada appartiene al genere post apocalittico. Ha vinto il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 2006 e il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007. Ha ispirato il film The Road del 2009. Padre e figlio camminano per la strada spingendo un carrello, dieci anni dopo che il mondo è stato distrutto da un’apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Anche il mare è una distesa di acqua grigia. Tutto quel che hanno è nel loro carrello. Attraverso flashback e racconti, la strada che i due protagonisti percorrono per arrivare al mare è la metafora della vita, e della durezza della sopravvivenza.

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Il Survival Contest Italy entra nel vivo. Al nostro fianco la F.I.S.S.S. – Survival & Reporter

Partner del primo Survival Contest Italy, la F.I.S.S.S. conduce in Italia e all’estero la formazione di Istruttori e l’organizzazione e realizzazione di corsi e test pluridisciplinari. Man mano che passano i…

Partner del primo Survival Contest Italy, la F.I.S.S.S. conduce in Italia e all’estero la formazione di Istruttori e l’organizzazione e realizzazione di corsi e test pluridisciplinari.

Man mano che passano i giorni vogliamo svelarvi qualche dettaglio in più sul Survival Contest Italy, il primo contest italiano dedicato ai survivalisti, che si svolgerà a luglio in Val di Fiemme. Oltre alle gare, individuali e di squadra, di cui vi ragguaglieremo strada facendo, è fondamentale conoscere i partner dell’evento. Il contest è infatti organizzato in collaborazione con la F.I.S.S.S., la Federazione Italiana Survival Sportivo e Sperimentale.

La Federazione, che è un hub associativo, nato per per stabilire le competenze survivalistiche teoriche, pratiche e sperimentali. In Italia la F.I.S.S.S. è costituita dai legali rappresentanti di tutti gli Enti di categoria e gli Istruttori operativi affiliati. Che tradotto in cifre significa oltre 30 consociate e circa 250 tra Operatori e Istruttori che operano in Italia e all’estero.

Dal 1986 la F.I.S.S.S. conduce in Italia e all’estero la formazione di Istruttori e l’organizzazione e realizzazione di corsi e test pluridisciplinari riferiti a ogni ambiente, negli ambiti antropologici dell’ecologia umana, e in quelli sportivi delle discipline outdoor più educative per la preservazione individuale e di gruppo.

Enzo Maolucci, presidente F.I.S.S.S. – foto dalla pagina Facebook

Proprio per questa sua vocazione la F.I.S.S.S. organizza contest e testage, sia per verificare sul campo di attitudini e conoscenze tecniche, sia per poter valutare e aggiornare i propri istruttori. L’outdoor è il campo di applicazione preferito. Perché, come vi abbiamo spiegato nei giorni scorsi, sopravvivere per sport significa vivere con passione, rapportarsi con ogni ambiente puntando alla massima autonomia e alla conoscenza dell’ignoto. Quale luogo migliore se non l’aria aperta, per applicare le conoscenze teoriche acquisite?

Ma il grande merito della F.I.S.S.S. è quello di aver creato in ambito survival un format unico e di eccellenza nel panorama internazionale, proponendo nuove linee guida e, per distinzione, anche una variante lessicale gerundiva tipica dei nuovi sport  Outdoor: il Surviving.

Il “Survival” dunque rappresenta il contesto temporaneo ed estremo di un evento che minaccia realmente la sopravvivenza fisica di uno o più individui, fatalmente o volutamente coinvolti (es. trovarsi in un’isola deserta dopo un naufragio, o per libera scelta, senza alcun equipaggiamento). Il “Surviving” invece costituisce il risvolto ecosportivo e diportistico del Survival, basato  sull’addestramento in sicurezza attraverso corsi, contest e simulazioni non a rischio (Survival games).

Oggi la F.I.S.S.S., diventata Federazione Internazionale nel 2017, indice in Italia e all’estero corsi di formazione e sessioni d’esami riconosciuti a livello europeo per Istruttori di Survival e Outdoor, a cui rilascia patente specifica secondo vari livelli EQF  curandone l’operato e tenendo un Albo di categoria internazionale. È diventata così la prima Survival Federation Academy accreditata a livello internazionale per la formazione sportiva e interculturale e per il rilascio di qualifiche professionali.

Non poteva esserci quindi nessun partner migliore per organizzare il nostro primo Survival Contest Italy. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati sui dettagli della manifestazione. Stay tuned!

 

 

 

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Le cinque città più isolate al mondo – Survival & Reporter

Esistono città incredibili, sperdute nel vari angoli del pianeta. Da quella più alta al mondo a quella con gli edifici sotto terra, un elenco dei luoghi più insoliti da scoprire….

Esistono città incredibili, sperdute nel vari angoli del pianeta. Da quella più alta al mondo a quella con gli edifici sotto terra, un elenco dei luoghi più insoliti da scoprire.

Il pianeta Terra è una miniera di preziosa bellezza. E come spesso accade le cose più belle e preziose sono nascoste in luoghi difficili da raggiungere. Al punto che andare all’esplorazione di queste città si rivela spesso essere una vera e propria avventura survival. Vogliamo proporre ai nostri lettori le cinque città che ci hanno maggiormente sorpreso. Ma rimaniamo in attesa di suggerimenti e segnalazioni, per poter raccontare altri angoli nascosti del mondo.

La Rinconada, Perù

La Rinconada è una città di 50 mila abitanti. È l’insediamento umano più alto al mondo. Questa città delle Ande peruviane nella regione di Puno, infatti, sorge a 5.100 metri sul livello del mare. Una città che è nata su un vecchio campo di miniere d’oro. Oltre a non esserci né acqua corrente né fognatura, il clima qui è simile a quello della costa occidentale della Groenlandia, pur essendo situata a soli 14 gradi dall’equatore, e la temperatura media annuale è solo di 1,2 gradi. Per arrivarci c’è una sola strada, stretta, precaria, coperta di erba, rocce, terra e spesso ghiaccio. Il viaggio può richiedere diversi giorni. A La Rinconada non esistono alberghi né ospedali. Gli uomini lavorano nelle miniere, non ricevono un salario ma si arrangiano vendendo l’oro che trovano. Le donne, invece si dedicano ai lavori domestici e all’artigianato. Le case sono di lamiera.

La Rinconada Perù

Coober Pedy, Australia

Con una popolazione di circa 2000 persone, Coober Pedy è una città sotterranea nel deserto dell’Australia. La gente che vi abita, di 45 diverse nazionalità, si è letteralmente rifugiata sotto terra per sfuggire alle temperature roventi, che raggiungono anche i 50 gradi. La città è nota per essere la capitale mondiale dell’opale, la gemma più misteriosa e affascinante che ci sia. A Coober Pedy tutti lavorano nelle miniere di opale. Ce ne sono ben 70, che occupano quasi 5.000 chilometri quadrati di superficie. La città è un’importante meta turistica. Sotto terra, oltre alle case che vanno in profondità fino a 22 metri, c’è una chiesa, un hotel e persino un campo da golf privo d’erba.

Coober Pedy Australia

Edimburgo dei Sette Mari, Tristan da Cunha

Edimburgo dei Sette Mari è la capitale dell’isola di Tristan da Cunha. La più sperduta che esista. In quello che è l’unico luogo abitato dell’arcipelago omonimo vivono circa 300 persone e per arrivarci bisogna fare un viaggio in barca di sei giorni, partendo dal Sudafrica. L’isola infatti si estende su una superficie di 98 chilometri quadrati, ed è posta a 2 172 chilometri da Sant’Elena e a 2 432 chilometri da Città del Capo. Gli abitanti si dedicano prevalentemente al commercio di gamberi e aragoste, oltre  che alla vendita di francobolli e monete a sporadici collezionisti. L’isola venne scoperta del 1506 dall’ esploratore portoghese Tristão da Cunha, e colonizzata 30 anni dopo perché il mare sempre mosso impediva alle barche di avvicinarsi. Al centro dell’isola c’è un vulcano attivo, il Queen Mary Peak.

Edimburgo dei Sette Mari

Ittoqqortoormiit, Groenlandia

Oltre a essere la città dal numero impronunciabile, Ittoqqortoormiit è la città più remota del mondo. È grande quanto l’Inghilterra e ci abitano 500 persone, che vivono di pesca e caccia. Ittoqqortoormitt sorge nel punto più orientale della Groenlandia, sulla Terra di Jameson, sulla riva settentrionale dello Scoresby Sund, il fiordo più grande del mondo, lungo circa 350 km. La città è affacciata sul mare di Groenlandia e sullo Stretto di Danimarca, a due passi dal Parco Nazionale della Groenlandia nordorientale, che è il più grande del mondo. In città c’è solo un negozio, una chiesa e una scuola.

Ittoqqortoormiit Groenlandia

Port Aux Francais, Isole Kerguelen

Port Aux Francais è il centro principale delle Isole Kerguelen, sperduto arcipelago nell’Ocenao Indiano Meridionale, al largo dell’Antartide. Sono territorio francese. L’isola principale si chiama Isola della Desolazione. Port Aux Francais è una stazione tecnica e scientifica permanente, abitata da 120 persone in estate e 60 in inverno. Natura selvaggia, mare cristallino, formazioni rocciose degne da libro fantasy, le Isole Kerguelen, che occupano una superficie di oltre 7mila km quadrati, sono uno de posti più difficili da raggiungere: ci vogliono sei giorni di navigazione in mare aperto dall’Isola di Reunion. Ma il traghetto parte ogni sei mesi. La terra più vicina è il Madagascar.

Isole Kerguelen

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Tara, la leggendaria collina irlandese carica di mistero – Survival & Reporter

Hill of Tara è uno dei luoghi più importanti della storia d’Irlanda: dimora delle divinità e punto di contatto con l’altro mondo. L’Irlanda è una terra ricca di leggende. Di…

Hill of Tara è uno dei luoghi più importanti della storia d’Irlanda: dimora delle divinità e punto di contatto con l’altro mondo.

L’Irlanda è una terra ricca di leggende. Di tutte, però, ce n’è una ammantata di sacralità e spiritualità. È la leggenda relativa alla Collina di Tara, nella Contea di Meath. Nell’antica religione e mitologia irlandese Tara (Temair in gaelico) era considerata la dimora delle divinità, e punto di contatto ed entrata nell’altro mondo. Ancora oggi è un luogo mistico, ricco di fascino e mistero. Un sito molto complesso, che comprende più di 30 strutture distribuite per circa 2 Km lungo il bordo di un basso altopiano ad una quota di circa 155 metri s.l.m.

Tara è uno dei luoghi sacri più importanti d’Irlanda, residenza leggendaria dei Re supremi irlandesi (gli Ard-Rì), che qui si facevano incoronare fino all’XI secolo, sposando simbolicamente la dea Medb, che si credeva fosse giunta dall’aldilà. Tutto risale agli anni tra il 4.000 e il 2.500 a.C, quando la popolazione di Tara credeva che la collina fosse il luogo da cui gli dei erano entrati nel nostro mondo.

I re in Irlanda venivano scelti dagli dei, in base alla Pietra del Destino, detta Lia Fail. Una pietra portata dai celti sulla collina di Tara, perché oggetto sacro. Su questa collina il re doveva dare prova di essere stato scelto dagli dei, provando così a “volare” sopra la Pietra del Destino. Secondo la leggenda, quando il legittimo re supremo d’Irlanda ci mise sopra i piedi, si disse che la pietra ruggiva di gioia. E il ruggito era udibile in tutta l’Irlanda. Da quanto viene riportato, la Pietra del Destino faceva parte di quattro Doni che i Tuatha de Danann consegnarono agli Ard-Rì per fondare l’Irlanda.

Oggi si ritiene ancora che la Lia Fail sorregga l’intera Irlanda. Dalla sommità della collina sono stati ben 142 i re che hanno sorvegliato il loro regno. E a difenderli c’erano i Feniani, cioè i Cavalieri del Destino, protettori dell’Irlanda.

Ma sulla collina, all’epoca degli antichi re, c’era molto altro. Qui avevano sede una grande sala per i banchetti indetti dall’Ard-Rí, con più di settecento posti, una scuola bardica, druidica e per guerrieri. Vi erano poste anche alcune dimore dei funzionari e uomini vicini al Re d’Irlanda. Ancora oggi, sulla collina di Tara, i druidi vi svolgono le loro principali assemblee, dette Gorsedd.

La collina ha una conformazione molto particolare, per via dei tumulus da cui è composta. Una forma che dall’alto mostra due grandi solchi circolari intersecati l’uno nell’altro, che ricordano le statuette preistoriche della dea Madre. E in effetti l’antico nome gaelico “Tara” veniva associato alla Madre Terra.

 

 

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Due imprese impossibili sott’acqua – Survival & Reporter

Petr Kapoun e Sofia Gomez: uno si immerge sotto il ghiaccio, l’altra corre sott’acqua con una pietra da 20 kg in mano Secondo la Fipas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva…

Petr Kapoun e Sofia Gomez: uno si immerge sotto il ghiaccio, l’altra corre sott’acqua con una pietra da 20 kg in mano

Secondo la Fipas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, l’Immersione in Apnea è lo sport subacqueo del futuro. E l’Italia è Nazione leader in questo sport, avendo conquistato molteplici titoli europei e mondali, e avendo stabilito innumerevoli record. Ci sono però due apneisti, non italiani, che hanno fatto imprese incredibili. Si chiamano Sofia Gomez e Petr Kapoun.

Sofia Gomez è un’apneista colombiana di 26 anni, che nel 2017 ha conquistato il record mondiale di apnea Constant Weight a due pinne dopo essere scesa di 83,1 metri (273 piedi) in 2 minuti e 43 secondi. Adesso sta conquistando i social. Recentemente è stato infatti pubblicato un suo video dove la si vede mentre si allena. E il suo è un allenamento del tutto particolare. Si svolge a 20 metri di profondità, nel mare caraibico dell’isola di Dominica. Sofia corre sott’acqua, e porta con sé una pietra da 20 kg. Un peso sufficiente per non riemergere. Una volta sul fondo Sofia ha iniziato a correre tra le rocce, sfidando le forze di attrito dell’acqua. Il video, che anche noi vi proponiamo, ha oltre un milione di visualizzazioni.

L’altra, incredibile e folle, impresa sott’acqua è stata portata a termine dal freediver ceco Petr Kapoun, di 54 anni. Lo scorso 23 gennaio 2019 ha nuotato in apnea sotto le acque ghiacciate del Lago Milada, nella Repubblica Ceca. Senza timore alcuno di incorrere in un’ipotermia Kapoun si è immerso con addosso solo una maschera, un costume nero e un orologio. Ha nuotato prima a dorso e poi a stile libero, per circa 20 metri, andata e ritorno. Aveva un unico aiuto: una corda tesa di sicurezza tra le due entrate nel ghiaccio, alla quale però non si è mai aggrappato.

 

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Il survival sportivo: un vero toccasana – Survival & Reporter

Sopravvivere per sport significa vivere con passione, rapportarsi con ogni ambiente puntando alla massima autonomia e alla conoscenza dell’ignoto. Stanno entrando nel vivo le fasi di preparazione del primo contest…

Sopravvivere per sport significa vivere con passione, rapportarsi con ogni ambiente puntando alla massima autonomia e alla conoscenza dell’ignoto.

Stanno entrando nel vivo le fasi di preparazione del primo contest italiano dedicato ai survivalisti. La location è la Val di Fiemme, e il periodo è il prossimo mese di luglio. Nei prossimi post entreremo più nel dettaglio sulle discipline e le gare che verranno disputate. Per ora, però, riteniamo doverosa una precisazione sulla natura del contest, che vedrà prove individuali e prove a squadre.

Il Survival Contest Italy sarà una manifestazione di survival sportivo. Non solo corse OCR, ma un insieme di discipline volte all’apprendimento e allo sviluppo delle tecniche di sopravvivenza in situazioni potenzialmente rischiose. Essere survivalisti significa vivere al di là delle possibilità concesse dalle circostanze. Ma il survival è anche la “scienza del comportamento nel pericolo”, cioè studio e sperimentazione delle  soluzioni adottate in vari ambiti nel passato, nel presente e, in prospettiva, anche di quelle possibili in futuro.

Ecco che si capisce appieno il significato del survivalismo sportivo. Perché sopravvivere per sport significa vivere con passione, rapportarsi con ogni ambiente puntando alla massima autonomia e alla conoscenza dell’ignoto. Lo sport è in sintesi “cultura e scienza dell’azione fisica” (libera o disciplinata) per vocazione, diletto o professione.

E il survivalismo sportivo è una disciplina che fa sopravvivere le abilità e le attitudini delle nostre origini, che esprime il piacere di mettere in atto le tecniche più utili e “vitali” in ogni contesto ambientale e che cerca soprattutto l’avventura di conoscere e di misurarsi nell’emergenza reale o simulata. È una sorta di “meta-disciplina”, che richiede di adattarsi. Improvvisare, risolvere complessità. Il tutto per raggiungere lo scopo prefissato.

Detta così sembra una cosa difficilissima. In realtà lo è meno di quel che sembra. Il segreto è affrontare le complessità rinunciando a una logica specialistica e “lineare”. Insomma, più che un’arte marziale, il survival sportivo è un’arte parziale, che chiede di garantirsi l’esistenza con qualsiasi mezzo proprio e improprio. Di qui il ruolo fondamentale viene giocato dallo spirito d’avventura, che viene dunque esteso dal piano mitico e romantico a quello di ricerca e conoscenza dell’ignoto.

Tutto questo con un notevole beneficio apportato al corpo. Perché il survival sportivo sviluppa positive dinamiche comportamentali e favorisce le difese immunitarie. Inoltre è un potente antidepressivo e risulta utile per superare molte fobie. Migliora il metabolismo, l’autostima, le capacità cognitive e decisionali, il controllo emotivo, la memoria procedurale e prospettica.

Insomma, non vi resta che iscrivervi al nostro Survival Contest Italy. Nel frattempo…Stay tuned!

 

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L’ultrarunner italiano che va a esplorare la Kamchatka

Stefano Gregoretti è in partenza per la TransKamchatka. 500 km di esplorazione dell’estrema penisola russa. Oltre 500 km in situazioni climatiche estreme, con temperature che oscillano tra i 20 e…

Stefano Gregoretti è in partenza per la TransKamchatka. 500 km di esplorazione dell’estrema penisola russa.

Oltre 500 km in situazioni climatiche estreme, con temperature che oscillano tra i 20 e i 40 gradi sotto zero. Tempo di percorrenza: 30 giorni. Sono solo alcuni aspetti dell’incredibile impresa che l’endurance athlete italiano Stefano Gregoretti si appresta ad intraprendere. È la TransKamchatka, la traversata dell’estrema penisola russa. Insieme a Gregoretti il canadese Ray Zahib, con il quale l’atleta italiano condivide il faticoso compito di esplorare la Kamchatka. I due cercheranno di tracciare la migliore via che da Ovest a Est li porterà attraverso fiumi gelati, valichi di montagna, geyser e vulcani per completare il tanto ambito viaggio.

 

Ma l’aspetto più difficoltoso e preoccupante di questa esplorazione è il territorio stesso della Kamchatka, un luogo impervio e inesplorato, una pagina bianca di cui non si conoscono passaggi e percorsi e che è costellata da una potente cintura sismica creata da 160 vulcani e attraversata dal freddo gelido che arriva direttamente dal circolo polare artico.

Un’impresa incredibile e mostruosa, se si pensa che Gregoretti e Ray hanno deciso di effettuare tutta la spedizione in totale autosufficienza, con gli sci ai piedi e trasportando due slitte cariche di 80 chili l’una. Dentro, la tenda, una stufa in titanio, obbligatoria visto il lungo tempo di esposizione al gelo, i viveri e ben 10 chili di tecnologia necessaria per tracciare il percorso e fare il reportage di tutto.

Le fasi di allenamento e preparazione alla spedizione si sono svolte in Quebec, a Chelsea, dove i due atleti nella scorsa settimana hanno ultimato i preparativi all’interno del Parco de la Gatineau, a nord di Ottawa. Una fase necessaria per iniziare ad avere confidenza con un clima molto più freddo di quello italiano, anche se lontano dal gelido inverno della Kamchatka, e per predisporre tutto il necessario per la spedizione.

Non mi dò una soglia di rischio, se non quella estrema, che però non dipende da me, ma dalla Natura. Ancora nessuno sa da dove passeremo. Le mappe sono generali non in dettaglio sul luogo, senza nomi ecc. Insomma sembra la rotta più logica, ma finché non avremo i piedi sopra non lo sapremo”, ha dichiarato Gregoretti.

Quella di Gregoretti e Zahib è una coppia già collaudata in fatto di imprese impossibili: nel 2016 hanno attraversato in fat bike l’isola di Baffin (Artico Canadese) per 250 km. Poi si sono avventurati in mountain bike nel deserto di Atacama, in Cile. Nel 2017 Arctic Extreme: l’attraversamento di tre regioni del Nord del Canada a piedi, con gli sci e in fat bike. Nel gennaio 2018 hanno percorso 1900 km nel deserto attraversando il deserto del Namib in soli 29 giorni.

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L’ultrarunner italiano che va a esplorare la Kamchatka – Survival & Reporter

Stefano Gregoretti è in partenza per la TransKamchatka. 500 km di esplorazione dell’estrema penisola russa. Oltre 500 km in situazioni climatiche estreme, con temperature che oscillano tra i 20 e…

Stefano Gregoretti è in partenza per la TransKamchatka. 500 km di esplorazione dell’estrema penisola russa.

Oltre 500 km in situazioni climatiche estreme, con temperature che oscillano tra i 20 e i 40 gradi sotto zero. Tempo di percorrenza: 30 giorni. Sono solo alcuni aspetti dell’incredibile impresa che l’endurance athlete italiano Stefano Gregoretti si appresta ad intraprendere. È la TransKamchatka, la traversata dell’estrema penisola russa. Insieme a Gregoretti il canadese Ray Zahib, con il quale l’atleta italiano condivide il faticoso compito di esplorare la Kamchatka. I due cercheranno di tracciare la migliore via che da Ovest a Est li porterà attraverso fiumi gelati, valichi di montagna, geyser e vulcani per completare il tanto ambito viaggio.

 

Ma l’aspetto più difficoltoso e preoccupante di questa esplorazione è il territorio stesso della Kamchatka, un luogo impervio e inesplorato, una pagina bianca di cui non si conoscono passaggi e percorsi e che è costellata da una potente cintura sismica creata da 160 vulcani e attraversata dal freddo gelido che arriva direttamente dal circolo polare artico.

Un’impresa incredibile e mostruosa, se si pensa che Gregoretti e Ray hanno deciso di effettuare tutta la spedizione in totale autosufficienza, con gli sci ai piedi e trasportando due slitte cariche di 80 chili l’una. Dentro, la tenda, una stufa in titanio, obbligatoria visto il lungo tempo di esposizione al gelo, i viveri e ben 10 chili di tecnologia necessaria per tracciare il percorso e fare il reportage di tutto.

Le fasi di allenamento e preparazione alla spedizione si sono svolte in Quebec, a Chelsea, dove i due atleti nella scorsa settimana hanno ultimato i preparativi all’interno del Parco de la Gatineau, a nord di Ottawa. Una fase necessaria per iniziare ad avere confidenza con un clima molto più freddo di quello italiano, anche se lontano dal gelido inverno della Kamchatka, e per predisporre tutto il necessario per la spedizione.

Non mi dò una soglia di rischio, se non quella estrema, che però non dipende da me, ma dalla Natura. Ancora nessuno sa da dove passeremo. Le mappe sono generali non in dettaglio sul luogo, senza nomi ecc. Insomma sembra la rotta più logica, ma finché non avremo i piedi sopra non lo sapremo”, ha dichiarato Gregoretti.

Quella di Gregoretti e Zahib è una coppia già collaudata in fatto di imprese impossibili: nel 2016 hanno attraversato in fat bike l’isola di Baffin (Artico Canadese) per 250 km. Poi si sono avventurati in mountain bike nel deserto di Atacama, in Cile. Nel 2017 Arctic Extreme: l’attraversamento di tre regioni del Nord del Canada a piedi, con gli sci e in fat bike. Nel gennaio 2018 hanno percorso 1900 km nel deserto attraversando il deserto del Namib in soli 29 giorni.

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Val di Fiemme, la montagna con la M maiuscola. Anche per il survivalismo – Survival & Reporter

La Val di Fiemme è la location del primo Survival Contest del prossimo luglio Prati immensi, torrenti, boschi, parchi naturali, pareti da scalare. La Val di Fiemme è la meta…

La Val di Fiemme è la location del primo Survival Contest del prossimo luglio

Prati immensi, torrenti, boschi, parchi naturali, pareti da scalare. La Val di Fiemme è la meta ideale per una vacanza all’insegna dell’outdoor. Le esperienze che si possono vivere sono innumerevoli e diversificate. Anche perché il territorio si estende su una superficie che va dagli ottocento metri sul livello del mare e raggiunge, superandoli, i tremila. La Val di Fiemme è la Montagna con la M maiuscola. Arrampicare sulle pareti del Lagorai o su quelle del Latemar, le due catene montuose che delimitano la Val di Fiemme, regala emozioni uniche. Così come è un’esperienza indimenticabile correre ad alta quota tra le cime più fotografate al mondo. Perché la Val di Fiemme è il luogo ideale per immergersi completamente nella natura, vivendo fino in fondo tutto quello che la montagna può regalare.

 

Un po’ di geografia…

La Val di Fiemme si trova in Trentino Alto Adige, ed è una delle principali valli dolomitiche. I suoi confini naturali sono a ovest il Parco Naturale del Monte Corno, a nord le catene dolomitiche del Latemar e dalle Pale di San Martino, a est il Parco Naturale di Paneveggio e a sud la catena del Lagorai, che comprende il Cermis. Lungo tutta la Val di Fiemme scorre il torrente Avisio, che si getta nel fiume Adige. I tantissimi boschi della Valle sono popolati dall’Abete Rosso, che riesce a sviluppare un’altezza di 50 metri, con esemplari che raggiungono una circonferenza fino a 6 metri e un volume di tronco di 25/30 metri cubi. I boschi in Val di Fiemme sono una cosa seria, al punto che dal dodicesimo secolo esiste una particolare forma di autogoverno, la “Magnifica Comunità della Val di Fiemme”, che ancora oggi amministra il patrimonio boschivo.

…e di storia

Gli abitanti della Val di Fiemme nell’antichità si chiamavano Flamonienses. Poco prima dell’era cristiana i Romai li assoggettarono. Pur di conservare l’autonomia nei confronti dei conti del Tirolo gli abitanti della valle stipularono con Trento i patti Gebardini (1110-12), con i quali la valle riconosceva la sovranità del principe-vescovo di Trento incaricato di garantire la libertà dei valligiani, che si autogovernavano attraverso la Magnifica Comunità Generale di Fiemme. Nel 1796 la valle fu invasa dai francesi; nel 1801 passò all’Austria, nel 1806 alla Baviera. Tornata all’Austria nel 1813, fu annessa all’Italia nel 1918.

 

Survivalismo in Val di Fiemme

Data la sua posizione geografica, la Valle di Fiemme nella storia è rimasta isolata per molti secoli, protetta dalle montagne circostanti, rese ancora più insidiose dalla presenza di lupi e orsi. Ancora oggi i boschi della valle sono il regno di una flora affascinante e di una ricca fauna selvatica. Non è raro incontrare cervi, caprioli, camosci, marmotte. Ecco che un’esperienza ai confini del survivalismo è quanto di più intrigante e avventuroso che la Valle possa offrire. Il contest di Survival & Reporter si inserisce in questo spirito naturalistico, per liberare il lato avventuroso insito in ciascuno di noi. Non ci resta che dirvi: stay tuned…

 

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