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bimestrale di survivalismo

Il Survival in mostra a Parigi

Al via la seconda edizione di Survival Expo, il primo salone interamente dedicato al survivalismo. Le esperienze di Outdoor Expo sono ancora un ricordo vivo nella mente di chi vi…

Al via la seconda edizione di Survival Expo, il primo salone interamente dedicato al survivalismo.

Le esperienze di Outdoor Expo sono ancora un ricordo vivo nella mente di chi vi ha partecipato. Soprattutto perché quest’anno è stata introdotta un’apposita sezione dedicata al Survivalismo. Ma tra pochi giorni a Parigi apriranno i battenti di un’altra, grande, manifestazione: il Survival Expo. È il primo salone interamente dedicato al survivalismo. L’appuntamento è dal 22 al 24 marzo a Parigi, una delle patrie di questa disciplina. L’edizione 2019 è la numero due, e arriva dopo una prima edizione che ha avuto un enorme successo di pubblico, con oltre 8mila visitatori in due giorni. Mai prima dello scorso anno in Europa si era svolta una fiera dedicata al Survivalismo.

 

Il Survival Expo è l’unica fiera B2B e B2C su Survival – Outdoor – Autonomy in Europa. Vuole diventare un punto di riferimento sui temi della prevenzione dei rischi, dell’autonomia e delle attività all’aperto. Oltre ai tanti convegni e incontri, alla manifestazione sarà possibile praticare e apprendere varie attività. Tra queste, l’accensione del fuoco, le basi del primo soccorso, rudimenti sulle piante edibili, il tiro con l’arco, il climbing, e molto altro.

Molti gli ospiti attesi: bushcrafetr, geologi, climber, trainer, prepper, si danno appuntamento al Paris Event Center – Porte de la Villette, per svelare i segreti della sopravvivenza. Si parlerà anche di indipendenza energetica, di energie rinnovabili, gestione delle acque, la sicurezza, bushcraft, avventure, trekking e spedizione a rischio.

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Trans Kamchatka Expedition 2019: Gregoretti e Ray avanzano a fatica

Le condizioni meteo sono sempre più impervie, ma i due esploratori non demordono L’avventura è di quelle davvero dure. Una spedizione che prosegue seppure quasi nulla è andato come progettato…

Le condizioni meteo sono sempre più impervie, ma i due esploratori non demordono

L’avventura è di quelle davvero dure. Una spedizione che prosegue seppure quasi nulla è andato come progettato e il ritardo nella traversata è di circa una settimana. La Trans Kamchatka Expedition 2019, che vede impegnati l’italiano Stefano Gregoretti e il canadese Ray Zahib, entra ogni giorno sempre più nel vivo.

I due esploratori son partiti ormai da due settimane, lasciando la riva della costa ovest della Kamchatka per dirigersi a est. Una traversata che è possibile seguire interamente live mediante questo link: https://share.garmin.com/StefanoGregoretti. L’impresa prosegue a rilento perché Gregoretti e Ray sono messi a dura prova dalle condizioni meteo. I chilometri da percorrere, infatti, sono oltre 500, e le situazioni climatiche sono estreme, con temperature che oscillano tra i 20 e i 40 gradi sotto zero. In questi giorni, poi le continue tempeste di neve costringono i due esploratori a continui stop and go. Per questo ogni metro avanzato rappresenta un’importante conquista.

La particolarità della Trans Kamchatka 2019 risiede nel fatto che la spedizione si svolge in completa autosufficienza, in un luogo impervio. Gregoretti e Ray sono in mezzo al nulla, completamente avvolti dal panorama invernale della penisola, con pianure innevate, boschi e vulcani in lontananza. Come si legge sulla pagina facebook che segue passo passo l’avanzare della spedizione “i fiumi non sono ghiacciati, quindi non possono essere traversati a piedi”. La neve è inoltre alta un metro e mezzo.

Gregoretti e Ray hanno in dotazione il Garmin inReach. Un dispositivo che sfrutta la connessione alla rete satellitare Iridium, e permette comunicare ovunque nel mondo con messaggi, email, tracking dei percorsi. Ma soprattutto è in grado di inviare richieste SOS quando necessario laddove è assente la copertura gsm. Un’apparecchiatura le cui caratteristiche sono state diffusamente descritte nell’ultimo numero di Survival & Reporter in edicola.

A causa delle condizioni meteo la traversata della penisola russa, nell’est della Siberia, risulta più dura e impervia del previsto. Gregoretti e Ray, sulle rispettive pagine facebook mandano aggiornamenti continui. Ieri l’esploratore italiano ha confidato: “Riproveremo ad oltrepassare il Passo di Oganci. Un “demone” sommerso di neve fresca, sferzato da forti venti, e con l’ultima simpaticissima rampa di 3 km che accumula circa 800 mt di dislivello. Abbiamo aggiunto un freno alle slitte, così che non scivoli indietro. Dovrebbe funzionare…

 

 

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Interrotte le ricerche di Daniele Nardi. La via Kinshofer non ha dato alcun risultato

Ancora nessuna traccia di Daniele Nardi e Tom Ballard. I due alpinisti, di cui non si hanno notizie ormai da una decina di giri, sono ancora dispersi. Nella giornata di…

Ancora nessuna traccia di Daniele Nardi e Tom Ballard. I due alpinisti, di cui non si hanno notizie ormai da una decina di giri, sono ancora dispersi. Nella giornata di oggi le autorità pakistane hanno ripreso a far alzare in volo gli elicotteri sul Nanga Parbat. Le ricerche sono così ricominciate, dopo uno stop causato da un’emergenza civile che aveva richiesto l’utilizzo dei mezzi.

Secondo alcuni, l’italiano Daniele Nardi e il britannico Tom Ballard sarebbero stati travolti nel corso della notte del 24 febbraio da “un’enorme valanga” il cui boato sarebbe stato avvertito anche in villaggi a grande distanza. Secondo quanto ha twittato l’ambasciatore italiano in Pakistan Stefano Pontecorvo, è stata esplorata la zona della via Kinshofer, un itinerario di salita e discesa maggiormente percorso e normalmente attrezzato con corde fisse.

A cercare Nardi e Ballard è sceso in campo anche l’alpinista spagnolo Alex Txikon, che ha condotto una serie di perlustrazioni sulla via Kinshofer. Gli alpinisti si sono concentrati sulle osservazioni della parete con i binocoli e il telescopio lungo lo Sperone Mummery. Nessun esito positivo, però, è stato riscontrato. La montagna è stata osservata per tutta la notte dal campo base, nella speranza di intravedere una debole luce della frontale, ma così non è stato.

Secondo quanto si apprende le ricerche dovrebbero riprendere giovedì, con l’arrivo dei velivoli al Nanga Parbat e nuovi sorvoli sulla zona prima del rientro a Skardu. Meteo e autorità pakistante permettendo. Il segretario del Club Alpino pachistano, Karrar Haidri, infatti, ha detto che è stata posta fine alle ricerche. Haidri ha affermato che i soccorritori, l’esercito pachistano e le famiglie e amici degli scalatori hanno fatto tutto il possibile, ma senza risultati.

 

 

 

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Preparare un veicolo per avventure offroad

Cosa occorre per affrontare un viaggio avventura con un veicolo 4×4? Per rispondere a questa annosa questione esistono due grandi “Scuole di Pensiero” proprie dei grandi viaggiatori del deserto. La…

Cosa occorre per affrontare un viaggio avventura con un veicolo 4×4?

Per rispondere a questa annosa questione esistono due grandi “Scuole di Pensiero” proprie dei grandi viaggiatori del deserto. La prima asserisce “tutto quello che non c’è non si rompe” e la seconda replica “tutto quello che ci sta lo metto”!!

Qualsiasi sia l’approccio, bisogna partire da un parametro fondamentale:

IL CARICO DELL’AUTO

La capacità massima di carico di un 4×4 è normalmente riferita a un uso stradale del mezzo.

Quindi quando ci si troverà a stipare il nostro 4×4 in previsione di affrontare le piste sahariane o le grandi rotte nei luoghi più remoti della Terra, bisognerà ricordarsi di tenersi lontano da questo limite massimo, altrimenti il nostro mezzo ne risentirà.

Questi sono una serie di suggerimenti:

    • Distribuire il carico in modo uniforme, con il maggior peso verso il centro del 4×4. In questo caso si otterrà l’abbassamento del baricentro e la tenuta di strada non risentirà del peso.
    • Nelle vetture chiuse è opportuno disporre un pianale di legno sul fondo del bagagliaio per poter meglio movimentare le casse del carico e per distribuirne più uniformemente il peso.
    • I colli più pesanti vanno bloccati con cinte e corde, altrimenti ci si ritrova il carico tutto spostato davanti nel giro di pochi chilometri.
    • Usare casse con chiusura stagna per evitare di trovare sabbia e polvere all’interno di esse
    • Cassa ferri e ricambi a portata di mano nel bagagliaio
  • È consigliabile montare il serbatoio dell’acqua all’interno del 4×4 possibilmente usando un recipiente con il profilo più basso possibile.

LA MANUTENZIONE:

Trasmissione: controllare le crociere e sostituirle se hanno gioco oltre il minimo consentito; controllate anche i cuscinetti delle ruote, e fatelo bene!! Un cuscinetto grippato, immobilizza l’auto all’istante, rendendo quasi impossibile il suo rientro in patria!

Sospensioni: normalmente i primi equipaggiamenti di sospensioni dei moderni fuoristrada vanno bene per un viaggio offroad non troppo impegnativo. Se dotate di balestre, in caso, fare aggiungere un foglio per poter meglio incassare eventuali buche un po’ troppo “decise”. Gli ammortizzatori dovrebbero essere a gas a doppio effetto, per poter frenare anche la compressione della sospensione.

Telaio: controllare tutta la bulloneria.

Filtro aria: per consentire un’aspirazione pulita e ottimale al motore, la migliore soluzione sarebbe quella di dotare il nostro 4×4 di uno snorkel. Questo snorkel, che in pratica è un condotto direttamente collegato al filtro dell’aria che aspira all’altezza del tetto dove c’è meno polvere e sabbia alzata dai veicoli che magari ci precedono, consente tramite apposito dispositivo, una decantazione della polvere facendo arrivare, di conseguenza, un’aria più pulita al filtro dell’aria. Per quanto riguarda il filtro in carta importantissimo è portarsene almeno un altro di scorta. Inutile dire che, in tutti i casi tranne in giornate di forte vento, è necessario fare un’ispezione giornaliera al filtro.

Olio motore: eseguire un cambio completo dell’olio motore prima di partire. Se le caratteristiche del nostro motore lo consentono, consigliamo l’utilizzo di olio minerale per evitare di portarsene una scorta elevata dato che lo si può reperire facilmente in giro per il mondo. Il cambio dell’olio motore prima della partenza deve essere abbinato a quello del suo filtro.

Filtro gasolio: sostituire il filtro del gasolio prima della partenza e portarne un altro di ricambio dato che magari è purtroppo molto facile reperire del carburante scadente, con molte impurità o residui di acqua al suo interno. Decisamente consigliato è quindi montare un pre-filtro, meglio se con decantatore dell’acqua, in una posizione facilmente raggiungibile per uno svuotamento frequente.

ACCESSORI

Portapacchi: in generale, su un automezzo si raggiunge il carico massimo molto prima di aver riempito il volume interno; si ricorra dunque alla bagagliera solo in ultima istanza, per sistemarvi colli leggeri o pneumatici di riserva.

Nessuna bagagliera tradizionale resiste peraltro alla tole ondulèe: solo i modelli appositamente studiati resistono ai colpi, in quanto usano degli attacchi sulla grondina molto larghi per poter meglio scaricare uniformemente il peso e le vibrazioni.

Le auto di nuova generazione sono generalmente sprovviste della grondina. Se proprio non potete farne a meno e dovete caricare dei pesi sul portapacchi, verificate che gli attacchi siano predisposti per il carico pesante.

Tenendo però sempre presente il principio fisico che per avere una buona stabilità il peso deve essere dislocato più in basso possibile, è chiaro che i bagagli più leggeri andranno sopra le nostre teste.

Le forature: Durante viaggi su piste più o meno impegnative dal punto di vista dell’itinerario e della morfologia del terreno, può capitare che neanche le 2 ruote di scorta normalmente a disposizione siano sufficienti per garantirci l’esclusione da una … 3° foratura e quindi allo stop forzato del veicolo!

In queste situazioni particolari e con un eventuale punto si soccorso meccanico lontano centinaia di km, bisogna armarsi di santa pazienza ed iniziare la procedura della riparazione del pneumatico o della sua camera d’aria, ma noi consigliamo sempre il tubeless!

Le normali forature si possono quindi riparare con un kit di riparazione specifico. Questa “valigetta”, indispensabile se si va da soli o in un gruppo, ha al suo interno vari ferri fra cui un perno che ha la funzione di allargare il foro che ha prodotto la bucatura e una speciale pinza che inserisce al suo interno un pezzo di toppa apposita per metà della sua lunghezza, otturandone il buco, e che lascia l’altra metà fuori tagliandola, ad operazione conclusa, con un normale taglierino.

Una procedura molto più leggera e sbrigativa rispetto alla riparazione della camera d’aria…non ci sono dubbi!!!

Come promemoria per rimediare alle forature, è utile segnalare come ricambi utili:

    • un attrezzo svita valvole
    • 4-5 valvoline di ricambio
    • 3-4 valvole complete ed apposite usate solamente per pneumatici tubeless
    • Verificare che il crick sia in perfetta efficienza e idoneo alla vostra vettura
    • Una tavoletta di legno da mettere sotto il crick per evitare che affondi in caso di utilizzo su terreno molle
  • Consigliamo di fare qualche prova dall’amico gommista a casa per non trovarvi poi in grossi impicci nel caso foste in giro da soli.

Le gomme: Questa valutazione è molto importante e il mercato offre attualmente una miriade di modelli e misure tale da soddisfare qualsiasi esigenza!

Sicuramente uno pneumatico specializzato avrà delle prestazioni superiori rispetto a un altro, ma in linea di principio vi consigliamo di cercare di capire quali possono essere le misure più reperibili nella destinazione che avete individuato come vostra meta.

Come indicazione di massima vi possiamo dire che le misure più comuni di gomme e cerchi sono quelli di 15 e/o 16.

Cerchiamo comunque di fare una panoramica sulla situazione generale e diciamo che normalmente i pneumatici si possono catalogare in 4 differenti tipi:

    • Stradali: ossia tutti quelli caratterizzati da un profilo molto liscio ed aventi un battistrada studiato appositamente per una ottima tenuta di strada e per sostenere velocità elevate.
    • Track: generalmente siglati M/T e caratterizzati da tasselli sul battistrada più o meno accentuati e che hanno un’ottima presa su terreni cedevoli, su erba e sassi.
    • Sabbia: ovvero quelli studiati appositamente per comprimere la sabbia per permettere al mezzo di poter galleggiare su di essa, per essere usati a pressioni intorno ad 1 bar e aventi, nello stesso tempo, i fianchi rinforzati per contrastare l’azione abrasiva e perforante dei sassi.
  • Misti: sigla M/S e sono una via di mezzo fra i track e quelli da sabbia. Presentano sul loro battistrada dei tasselli larghi e molto ravvicinati fra loro in modo tale da permettere un buon grip sia su fondi sassosi che su quelli morbidi. Può addirittura essere chiodato per un uso su neve.

Dovrete valutare quindi la tipologia del “vostro” viaggio e capire quale potrebbe essere l’aspettativa del percorso, tenendo sempre conto della sicurezza nei lunghi trasferimenti su asfalto, che inevitabilmente ci saranno.

ASSOLUTAMENTE NO RICOPERTE!!!

EQUIPAGGIAMENTO PER LA VETTURA

Comprende gli elementi necessari ad una vettura con due persone a bordo.

Conservate gli attrezzi d’officina in una cassetta maneggevole e a tenuta di polvere, stivando a parte quelli pesanti ed ingombranti.

Sistemate tutto il materiale per le riparazioni dl fortuna in una cassetta a parte. Imballate i ricambi per la vettura con carta, cartone e nastro per imballaggi per non avere sorprese al momento del bisogno.

Tutto ciò che fissate fuori dell’abitacolo non sarà mai sufficientemente assicurato; le piste strappano via dal loro alloggiamento anche le ruote della vettura!

PER EVENTUALI PICCOLI PROBLEMI

Cavi per batteria – procuratevene di lunghi un paio di metri

Corda traino – Una Strop da 8/9 metri per eventuali traini. Ottime quelle nuove ad “elastico”.

Faro d’ispezione manuale – alogeno, facilmente orientabile, con un lungo cavo spiralato collegabile all’accendisigari. Di dimensioni contenute in modo che possa essere tenuto realmente a portata di mano, ma di potenza sufficiente a far luce sino ad una ventina di metri. Quelli fissati al lato conducente o passeggero sono costosi, bucano la carrozzeria, illuminano solo dal loro lato e non sono utili per guardare se al di sotto della vettura o accanto dove vi siete fermati.

Pala – non si tratta di un giocattolo o di un ornamento cromato. Prenderla con un manico robusto. Non vanno bene quelle larghe da neve, in plastica.

Tubo per carburante – due metri per travasi d’emergenza dai serbatoi delle vetture.

Scatola d’emergenza – tenete veramente a portata di mano una scatoletta con i seguenti attrezzi:

    • chiavi a forchetta 10, 13 e 17
    • pinze piccole
    • cacciavite da elettricista
  • cacciavite doppio croce/taglio.

Questa dotazione, unitamente al coltello svizzero che avete in tasca, vi permetterà di far fronte al 70% dei piccoli lavori senza metter mano alla pesante scatola degli attrezzi.

Compressore – è un elemento importante perché la guida su sabbia prevede di dover sgonfiare le gomme. E quindi vanno rigonfiate. Un piccolo compressore a 12 volt con manometro incorporato risolve questo problema purché sia un attrezzo con portata sufficiente e molto, molto robusto. Quelli di plastica, acquistabili per pochi soldi dai ricambisti e nei grandi magazzini non valgono nulla perché si sciolgono con il super lavoro ed il gran caldo. Il vostro compressore dovrà essere piccolo, potente, interamente metallico e pesante.

Manometro – uno strumento separato per controllare lo stato degli pneumatici senza dover mettere mano al compressore.

Elastici e cinghie ferma pacchi – portatene con voi anche se non avete nulla da fissare al momento della partenza. Per acquisti fatti in loco, per imprevisti. Scegliete elastici con ganci in acciaio plastificati e cinghie da 1” con fibbie rapide in acciaio cucite e non termosaldate.

Trasporto acqua – Può essere valida sia la soluzione di un serbatoio fisso (tipo camper) sia quella di taniche in plastica alimentare spessa e pesante, da 20/30 litri; quelle economiche da poche migliaia di lire possono esplodere se sollecitate eccessivamente o bucarsi se sottoposte a sfregamento continuo. Il bocchettone, con tappo a vite, deve essere largo a sufficienza da permettere l‘ingresso della pompa dell’acqua.

Carburante di scorta – le taniche vanno bene purché specificamente destinate al carburante e da venti litri, sono ottimali sia quelle in metallo che quelle in plastica molto pesante. Queste ultime, anche se consigliabili per essere stivate all’interno della vettura (sono meno rumorose), hanno purtroppo il tappo a vite. Quelle in metallo, d’altro canto, sono più rigide e robuste e sono dotate di tappo a baionetta, più affidabile e adatto a ricevere il versatore; in definitiva sono le migliori. Molte vetture sono dotate di serbatoio ausiliario. Considerare sempre di avere almeno 50 litri di carburante in più rispetto all’autonomia stimata. Può sempre essere che troviate un distributore chiuso o senza carburante laddove invece previsto.

Le taniche in metallo necessitano di manutenzione. La chiusura a baionetta deve essere controllata annualmente così come la guarnizione in gomma, e le parti sverniciate vanno ridipinte previa scartavetratura del velo di ruggine.

Tubo acqua – con attacchi vari per caricare acqua da fontane/rubinetti

Materiale vario

    • Nr. 1 kit metallo liquido – Per le piccole riparazioni.
    • Nr. 1 kit sigillante per radiatori – Per eventuali piccoli fori.
    • Nr. 1 matassina di fil dl ferro
    • Forbici
    • Tubetto bostik
    • Kit lampade
  • Almeno una lampada per ogni tipo di lampadina a bordo.

Naturalmente si potrà aggiungere ciò che si reputa necessario, dettato dalla fantasia, dai consigli degli amici “esperti” o dalla vecchia zia preoccupata per gli spifferi, basta che la qualità delle vostre attrezzature sia la migliore possibile…soprattutto per la convenienza del negoziante che l’avrà venduta!

a Cura di: Eugenio Paschetta & Riccardo Gallino 

Team Desartica

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Nardi: ricerche ancora sospese sul Nanga Parbat – Survival & Reporter

Si pensava che Daniele Nardi stesse per entrare nella storia. Ma ogni ora che passa il presagio più triste avanza. Le ricerche dell’alpinista che ha tentato la scalata in invernale…

Si pensava che Daniele Nardi stesse per entrare nella storia. Ma ogni ora che passa il presagio più triste avanza. Le ricerche dell’alpinista che ha tentato la scalata in invernale sul Nanga Parbat ma di cui non si hanno notizie ormai da giorni, sono state sospese per il maltempo.

Daniele Nardi Mummery Nanga Parbat

A nulla è valsa la straordinaria colletta che ha mobilitato l’Italia intera per raccogliere i fondi necessari a non fermare le ricerche. In pochissime ore sono stati raccolti oltre 100 mila euro per aiutare le famiglie di Nardi e del suo compago Ballard a sostenere gli ingenti costi delle operazioni di soccorso dei due alpinisti. L’obiettivo è quello di raccogliere 150 mila euro. Ma le pessime condizioni meteo, con temperature ampiamente sotto i meno 30 gradi e venti superiori anche di 130-140 chilometri orari, stanno bloccando tutto.

Insieme a Nardi a tentare la scalata del Nanga Parbat seguendo un percorso fino ad ora inviolato, quello cioè che porta ad attraversare e a superare lo sperone Mummery, c’è Tom Ballard. Ed è stata proprio la fidanzata di quest’ultimo a dire ieri che le speranze sono ormai finite. Ma il padre di Ballard ha dichiarato: “Se non sono stati già consumati dalla montagna, quei ragazzi potrebbero sopravvivere lassù per 10 giorni, anche per 14. Non rinuncerò alla speranza finché non mi verrà detto che devo farlo. Dobbiamo rimanere saldi e sperare”.

Più o meno quello che pensa anche il fratello di Nardi, Claudio, che via facebook ha ringraziato quanti hanno contribuito alla colletta da tutta Italia. “Grazie per le manifestazioni di affetto che ci state dimostrando in questi giorni. Daniele purtroppo è ancora disperso dal 24.02.2019 sul Nanga Parbat. L’ultimo contatto lo abbiamo avuto il 24/02 alle ore 14:28 italiane. Proprio nei momenti di difficoltà Daniele ha sempre dato il meglio di se e sono sicuro che anche questa volta lo sta facendo. Daniele non si arrendeva mai, provava ancora, passo dopo passo. Proprio in questo delicato momento sarebbe proprio lui a dire non fermarti, continua! Cerca di andare avanti. Per questo non vogliamo fermarci, cercheremo di dare il meglio di noi per dare a lui ancora una chance per tornare a casa”.

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Il rifugio dei prepper in Colorado, a mille dollari l’anno

Il fondatore è un ex ufficiale dell’intelligence e colonnello dell’Aeronautica, convinto che la fine del mondo sia vicina Nello stato americano del Colorado è stato costruito un ranch che funge da…

Il fondatore è un ex ufficiale dell’intelligence e colonnello dell’Aeronautica, convinto che la fine del mondo sia vicina

Nello stato americano del Colorado è stato costruito un ranch che funge da comunità di sopravvivenza, equipaggiata per uscire indenne da qualsiasi tipo di disastro, sia esso un’epidemia di influenza o un’esplosione nucleare. Si chiama Fortitude Ranch e da fuori sembra un normale bed and breakfast.

Con soli mille dollari all’anno ci si può unire a una vera e propria comunità di sopravvivenza, grande e ben preparata per affrontare pandemie virali, minacce di predoni e ogni altra catastrofe. Nel costo è compresa anche la possibilità di conservare le proprie scorte, incluse le armi. In sistemazioni spartane ed essenziali, che rappresentano la vera essenza del Fortitude Ranch. Ma prima che arrivi la fine del mondo il ranch, gestito da personale a tempo pieno, è anche un bel luogo di vacanza, che sorge in montagna, immerso in una foresta remota e bellissima.

Fondatore del Fortitude Ranch è Drew Miller, che ha raccolto attorno a sé un centinaio di membri. Miller è un ex ufficiale dell’intelligence e colonnello dell’Aeronautica, che vive da prepper, convinto che la fine del mondo sia vicina. Ha dato il via alla sua idea in West Virginia, e poi l’ha trasferita in Colorado.

Al momento il Fortitude Ranch del Colorado è in fase di costruzione, e il termine dei lavori è previsto per la metà di quest’anno. Sarà una struttura completa di bunker sotterranei, pannelli solari e forniture che possono far sopravvivere 500 persone per un anno. Sarà ingabbiato da un muro di cemento e nove torri di guardia che si affacciano sull’intera area.

Ma il progetto è ben più ampio ed è destinato a espandersi un po’ ovunque negli Usa. Miller sta acquistando terreni in Wisconsin per un terzo sito. Se il flusso di domanda e di dollari rimarranno costanti, l’obiettivo finale è quello di costruire 12 ranch in tutto il Paese.

I vari alloggi sono caratterizzati da un design semplice, economico ed efficace. Solo pochi metri di terra forniscono un’elevata protezione contro le esplosioni e le radiazioni nucleari.

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Il perché della neve nera e verde in Siberia

Addio bianche distese di neve, i colori sgargianti e inquinatissimi hanno preso il sopravvento In Siberia qualche settimana fa è caduta della neve nera come il carbone. E infatti è…

Addio bianche distese di neve, i colori sgargianti e inquinatissimi hanno preso il sopravvento

In Siberia qualche settimana fa è caduta della neve nera come il carbone. E infatti è stato proprio il carbone a determinare questa colorazione. Colpa delle tante miniere a cielo aperto presenti nella regione di Kuzbass. Per quanto preoccupante il fenomeno non è una novità, ma c’è chi grida all’apocalisse. Sì, perché quel che sorprende è che questa neve nera ora è diventata verde fosforescente.

Il Kuzbass, con il suo capoluogo Kemerovo, è un importantissimo bacino carbonifero, una delle riserve di carbone fossile più grandi del mondo, sviluppatasi in particolare durante il regime sovietico, con poche o nessuna precauzione di tipo ambientale. E allora è presto spiegato il fenomeno della ‘black snow’. Ma tutta l’area è a vocazione industriale e sono presenti anche numerosi stabilimenti che producono tubi di acciaio e lega, e altri che per anni hanno prodotto sostanze ritenute in seguito tossiche perché a base di cromo esavalente.

L’inquinamento è alle stelle e questo determina la colorazione a tinte sgargianti del manto nevoso. Addio quindi alle distese candide e immacolate, ma via libera ai colori più disparati. In particolare la colorazione verde fluorescente della neve di Pervoouralsk proviene da un impianto di cloro mal funzionante e questo può rappresentare un serio pericolo ecologico. Questa colorazione distrugge il potere riflettente della neve che dovrebbe restituire luce e calore all’atmosfera.

I media russi parlano di scenari apocalittici e spiegano che in queste zone del Paese l’aspettativa di vita sia di 3 o 4 anni inferiore alla media della Nazione. L’incidenza di cancro, paralisi cerebrale infantile e tubercolosi qui sarebbe più alta che altrove. La neve porta con sé mercurio, piombo, nichel, cadmio, mercurio, antimonio e arsenico. E non è un caso che il tasso di tubercolosi dell’area è il doppio della media regionale, con il più alto numero di paralisi cerebrali di tutta la Russia. Esistono dei sistemi di ‘scudo’ nella fabbriche, che dovrebbero filtrare l’aria, ma non sempre funzionano a dovere. Come dimostra il caso della neve verde fluo.

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L’italiano che va alla conquista dell’Iditarod

Ronnie Carrara, bancario bergamasco, è l’unico italiano in gara, in sella a una fat-bike In questi giorni si sta disputando l’Iditarod trail invitational (Iti), la più lunga ultra maratona invernale….

Ronnie Carrara, bancario bergamasco, è l’unico italiano in gara, in sella a una fat-bike

In questi giorni si sta disputando l’Iditarod trail invitational (Iti), la più lunga ultra maratona invernale. Si svolge in Alaska da quando nel 2002 venne creata sulla falsariga dell’Iditarod Sled Dog Race, la corsa di 1.600 km con i cani da slitta da Anchorage a Nome. Quest’anno l’unico italiano che vi partecipa è Ronnie Carrara, bancario di Serina, in provincia di Bergamo.

Una corsa che prevede tre diverse distanze, mille miglia (1.609 km), 350 miglia (563 km) e 150 miglia (241 km). Vi si può partecipare correndo a piedi o in bici. Il 38enne Carrara percorrerà 350 miglia in sella alla sua fat-bike, una mountain bike con le ruote grandi che con le sacche (materassino, sacco a pelo, fornello e cibo) pesa oltre 27 kg.

Più che una gara l’Iditarod è una esperienza di vita, di quelle dure, estreme. Un’impresa da survival che percorrerà in una manciata di giorni a strettissimo contatto con la natura selvaggia dell’Alaska. Ronnie terrà alti i colori della bandiera italiana, oltre a essere uno dei pochi europei che partecipano alla gara, percorrendo i 560 chilometri (le 350 miglia appunto) che separano Knik da Mcgrath. Di soliti ci si impiegano dieci giorni, ma lui vuole farcela in sette, nonostante il rigore del freddo che in questa stagione oscilla tra i meno 5 e i meno 15 gradi.

Carrara non è nuovo a sfide ai limiti dell’impossibile. Già nel 2016 ha corso la Rovaniemi 150, l’ultramaratona ai confini del Polo. Incurante del freddo e delle condizioni estreme in cui si è disputata la corsa, si è classificato al terzo posto, percorrendo la gara in meno di 48 ore dalla partenza, di cui 34 in mezzo alla bufera.

L’Iditarod era il suo grande sogno, che ora si sta concretizzando. Grazie anche a una dura disciplina che lo ha portato ad allenarsi quattro volte alla settimana, per sei ore ogni volta. Prima o dopo il lavoro in banca.

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Arriva il nuovo numero di Survival & Reporter. Corri in edicola! – Survival & Reporter

Dal prossimo 6 marzo Torna in edicola Survival & Reporter, il bimestrale dedicato al mondo del survivalismo e dell’outdoor. Un numero completamente rinnovato nella veste grafica, e ricco di nuovi…

Dal prossimo 6 marzo

Torna in edicola Survival & Reporter,

il bimestrale dedicato al mondo del survivalismo e dell’outdoor. Un numero completamente rinnovato nella veste grafica, e ricco di nuovi contenuti ed interviste.

Imperdibile la storia di copertina. Un reportage esclusivo di Emanuele Equitani, il supertramp italiano che trascorre i suoi inverni in Alaska. Troverete un appassionante racconto di una delle sue avventure più intense.

Survival & Reporter racconta lo straordinario successo di Garmin, e dei suoi prodotti. In particolare di inReach, il dispositivo che grazie alla sua connessione diretta con il satellite, senza passare dalla rete gsm, permettere di vivere le proprie passioni in totale sicurezza.

Tanti i reportage, tante le storie, tanti e preziosi i consigli e i suggerimenti per affrontare la nuova stagione che ci attende. Importanti contributi di viaggiatori e di esperti survivalisti arricchiscono l’offerta delle pagine di Survival & Reporter. Così come le rubriche dedicate agli appuntamenti da non perdere in fatto di outdoor in agenda per i prossimi due mesi a venire.

Insomma, mai come in questo numero la nostra e la vostra rivista è densa di contenuti. Non vi resta che correre in edicola e acquistare la vostra copia.  

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Free solo, un survival da Oscar – Survival & Reporter

Il film del National Geographic ha vinto l’Oscar come miglior documentario La storia è quella dell’americano Alex Honnold, che ha scalato senza corde e imbragature una parete di circa 900…

Il film del National Geographic ha vinto l’Oscar come miglior documentario

La storia è quella dell’americano Alex Honnold, che ha scalato senza corde e imbragature una parete di circa 900 metri nel parco di Yosemite, in California. Mai prima d’ora un film di arrampicata aveva vinto il più famoso e prestigioso premio del cinema.

Free Solo, diretto dalla documentarista Elisabeth Chai Vasarhelyi e dal fotografo e regista Jimmy Chin, ha sbaragliato gli altri candidati: Hale County, This Morning, This Evening (diretto da RaMell Ross), Minding the Gap (diretto da Bing Liu), Of Fathers and Sons (diretto da Talal Derki) e RBG (diretto da Betsy West, Julie Cohen).

Alex Honnold, il 3 giugno 2017, è stato il primo uomo al mondo a salire sulla della via Freerider di El Capitan in 3 ore e 56 minuti, riuscendo a compiere un’impresa impossibile. Tanto impossibile che il New York Times la definita “Probabilmente la più grande impresa nella storia dell’arrampicata su roccia”. Esattamente come il film che racconta la sua storia ha compiuto l’impossibile impresa di vincere l’Oscar. Grazie a Free Solo l’arrampicata è giunta nell’Olimpo del Cinema.

Già da qualche giorno il film è uscito in alcune sale italiane, dopo la premier del 19 febbraio, ed è in tour con una serie di date fino a metà marzo, per un totale di circa 40 serate. Ma per chi se lo perdesse, o volesse rivederlo, è possibile vederlo in streaming online sia sulle due piattaforme di streaming di Apple e Google sia in quella di Amazon. La visione in streaming di Free Solo di Alex Honnold costa 9,99 dollari, qui il trail ufficiale sul canale youtube del National Geographic, che lo trasmetterà in Tv sul proprio canale a partire dal mese di Aprile 2019.

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