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Tag: ambiente

Trasporto sostenibile: al via la Shell Eco Marathon

161 team da 25 Paesi per la competizione tra studenti più importante d’Europa per il trasporto sostenibile  Dall’1 al 5 luglio 2019 la 35° edizione della Shell Eco-marathon sbarca nel…

161 team da 25 Paesi per la competizione tra studenti più importante d’Europa per il trasporto sostenibile 

Dall’1 al 5 luglio 2019 la 35° edizione della Shell Eco-marathon sbarca nel Regno Unito, presso il Mercedes-Benz World, Weybridge. All’evento hanno aderito 161 team provenienti da 25 Paesi. Otto le squadre italiane. Alla competizione i partecipanti gareggiano con speciali veicoli costruiti con l’obiettivo di ottenere i più bassi consumi possibili, in nome di un trasporto sostenibile.

La Shell Eco-marathon è la più importante e innovativa competizione per studenti che si svolge ogni anno in Europa, America e Asia. La gara riunisce i leader di oggi e di domani, oltre ad un vasto pubblico fortemente interessato alle tematiche energetiche, incoraggiando il dibattito su soluzioni sostenibili per affrontare la crescita del fabbisogno energetico mondiale.

Alla Shell Eco-marathon Europe una generazione di futuri ingegneri e scienziati tra i 16 e i 25 anni provenienti da 25 Paesi gareggia con veicoli autonomamente progettati e costruiti; vincitore sarà il team che, grazie al design creativo e al know-how tecnico sviluppato, riuscirà a percorrere la maggiore distanza con l’equivalente di 1 kWh o 1 litro di carburante. La Shell Eco-marathon Europe ha lo scopo di coinvolgere i cittadini europei su tematiche relative all’energia e alla mobilità, ponendosi come fonte di ispirazione nel considerare soluzioni innovative.

Otto squadre italiane in gara

Tra i 161 team partecipanti, per l’edizione 2019 figurano otto squadre italiane: FAENZAitiRACING, FAENZAnaftaRACING, Team H2politO – Molecules going hybrid, Team Zero C, H2politO – molecole da corsa, UNIBAS RACING TEAM, Eco-HybridKatane, mecc-E. I team provengono da diversi atenei: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università Degli Studi Della Basilicata e Università Degli Studi Di Catania. Ma anche da due istituti tecnici: ITIP L. Bucci di Fenza e Itis Leonardo Da Vinci di Carpi.

La Shell Eco Marathon

La storia dell’evento risale alla fine degli anni ’30. Nel 1939, un gruppo di ricercatori della Shell di Wood River, Illinois, fecero una scommessa per vedere chi avrebbe guidato la propria auto più lontano con un solo gallone di benzina. A quel tempo, 21.12 km/l era il massimo risultato che si potesse raggiungere. Le prime competizioni internazionali si tennero in Finlandia nel 1976 e a Mallory Park, nel Regno Unito, nel 1977. Nel corso degli ultimi 30 anni, l’efficienza nell’utilizzo dei carburanti è migliorata drasticamente. La Shell fa notare che “per l’auto vincitrice della Shell Eco-marathon UK sarebbe possibile viaggiare tre volte intorno all’ equatore con lo stesso quantitativo di carburante che un Concorde utilizza per raggiungere la fine della pista di decollo”.

 

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Di corsa in Groenlandia per salvare l’ambiente

Oliviero Alotto percorrerà 200 km di corsa e in canoa per raccontare come i cambiamenti climatici incidono sull’ambiente, gli animali e le comunità locali Il progetto si chiama #RunningForClimate in…

Oliviero Alotto percorrerà 200 km di corsa e in canoa per raccontare come i cambiamenti climatici incidono sull’ambiente, gli animali e le comunità locali

Il progetto si chiama #RunningForClimate in Groenlandia. A dargli vita è il runner torinese Oliviero Alotto, che dal 3 al 6 giugno prossimi correrà per oltre 200 chilometri in solitaria. Un’impresa estrema per denunciare le conseguenze dei cambiamenti climatici e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di fare ognuno la propria parte, a cominciare da poche semplici azioni da compiere nella propria vita quotidiana. E quando non correrà Alotto percorrerà il suo percorso in canoa.

Secondo l’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, entro la fine del secolo, in mancanza di limitazioni delle emissioni di gas serra, la temperatura media sul Pianeta è destinata ad aumentare di 4°C e oltre, ma già con un aumento di 2°C si prevedono gravissime conseguenze ambientali e sociali. Oliviero Alotto ha ben presente questo allarme, che si aggiunge ad altri drammatici dati: in Groenlandia nel 2003 scomparivano ogni anno 111 chilometri cubi di ghiaccio, e dieci anni più tardi, la cifra è quasi quattro volte più elevata.

Ecco che per sensibilizzare sui rischi a cui il pianeta va incontro Alotto vuole tentare questa avventura ai limiti del survival. Toccherà gli spazi lasciati liberi dal ritiro dei ghiacciai sulla più grande isola al mondo. il luogo in cui tale impresa si terrà è la regione sud-ovest della Groenlandia, dove sono più evidenti gli effetti del cambiamento climatico. Oltre 200 chilometri tra le località di Kangerlussuaq (sede dell’aeroporto), Kelly Ville, Ice Cap, Sisimiut (la seconda città per popolazione).

Alotto

il progetto #RunningForClimate

L’alimentazione durante la preparazione

Fondamentale per questo tipo di imprese, la dieta dell’atleta è seguita dalla biologa e nutrizionista Felicina Biorci. Nella fase di allenamento si procede con un digiuno intermittente, che prevede 2-3 pasti al giorno al più tardi entro le 16, così da raggiungere 12-16 ore di digiuno prima della colazione del giorno successivo. Digiuno che, stando agli ultimi studi, favorirebbe l’autofagia, responsabile del ricambio cellulare che preserva un corretto funzionamento dell’organismo, la riduzione dei marcatori di infiammazione e il miglioramento del microbioma intestinale. Quindi per tenere alti i livelli di ematocrito, grazie ai quali l’ossigeno arriva abbondante nei tessuti, non mancano le barbabietole mentre legumi e canapa forniscono il giusto apporto proteico. Teff, frumenti antichi, riso, grano saraceno e miglio forniscono i carboidrati, mentre il cacao è fondamentale per contrastare i danni da carichi di lavoro eccessivi. Ovviamente ci sono 700 ml di acqua mattina e pomeriggio

L’alimentazione durante la corsa

Per riuscire a coprire i fabbisogni di circa 40-60 km di corsa giornaliera alle temperature artiche non devono mancare i carboidrati. Vista la scelta di un’alimentazione sostenibile, sono escluse proteine animali, compensate da frutta disidratata, castagne, riso, datteri, canapa.

La preparazione atletica

Alotto si prepara costantemente a imprese del genere, correndo e allenandosi ogni giorno, seguendo una precisa tabella studiata insieme a un preparatore atletico. Nel caso specifico ha corso due gare di oltre 100 km nell’arco di 3 settimane e due da 50 km. Corre almeno 100 km ogni settimana, a cui aggiunge un allenamento in bici.

Chi è Oliviero Alotto? 

Responsabile di Slow Food a Torino, per anni ha guidato l’associazione Terra del Fuoco. Da sempre è impegnato nella sensibilizzazione verso la salvaguardia dell’ambiente e del Pianeta. È appassionato di montagna, corsa, trail running, ma anche di vino e cibo. Per lui la corsa è un elemento di unione tra i popoli e di riscoperta della natura nella sua più profonda essenza.

 

 

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Everest sempre più sovraffollato

E ora arrivano i wc chimici ad alta quota Che l’Everest sia una meta assai ambita da alpinisti più o meno esperti è cosa risaputa. Ormai da anni si moltiplicano…

E ora arrivano i wc chimici ad alta quota

Che l’Everest sia una meta assai ambita da alpinisti più o meno esperti è cosa risaputa. Ormai da anni si moltiplicano gli appelli alla prudenza, dato che la principale causa di decessi sulla vetta più alta del mondo è proprio il sovraffollamento. La gente, però, continua a voler salire in cima. Tanto che il ministero del Turismo Nepalese ha rilasciato 374 permessi (più 350 sherpa), e quello tibetano 364: 144 ad alpinisti stranieri, 12 ad alpinisti cinesi e 208 a sherpa nepalesi. Numeri che non tengono conto dei semplici visitatori.

Un numero così elevato di scalatori e di accampamenti sta lasciando segni pesanti nei sentieri di accesso alla montagna e nei campi base. Il problema è serio e la Cina ha deciso di bloccare gli accessi e limitare fortemente la salita in vetta all’Everest. Ha chiuso il campo base che si trova sul suo versante , lasciandolo accessibile solo ai visitatori con permesso. I dati del 2014, gli ultimi disponibili, parlavano di 40 mila persone all’anno in quel campo base. I turisti da questa stagione potranno arrivare soltanto fino al monastero di Rongbuk, poco al di sotto dei circa 5.200 metri dove è situato il campo base.

Uno dei problemi che questo massiccio afflusso di scalatori, spesso improvvisati, provoca, è quello dei rifiuti. Tanto che l’Everest è ormai considerato una discarica ad alta quota. Ecco che per far fronte a ciò il Tibet ha deciso di installare una toilette ecologica al campo più alto, posizionato a quota 7.028 metri. La toilette renderà più facile raccogliere i rifiuti umani prodotti dagli scalatori grazie alla presenza sotto il water di un barile dotato di sacchi della spazzatura. Alla fine della stagione la toilette verrà rimossa.

La toilette ecologica è l’ultima soluzione adottata per arginare il problema dei rifiuti sull’Everest. La Cina già da qualche anno ha creato postazioni per lo smistamento e il riciclo dei rifiuti. Il Tibet, invece, dal 2015 ha chiesto agli scalatori di recuperare 8 kg di rifiuti ciascuno, da portare via dalla montagna: per i trasgressori multa di 100 dollari per ogni kg mancante.

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