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Tag: climbing

Giù dal Fitz Roy in meno di 16 ore. Un climber californiano nella storia

Grande impresa in solitaria di Jim Reynolds. Ha salito, e poi ridisceso, la Cresta Nord-Ovest del Fitz Roy, l’iconica vetta della Patagonia, in 15 ore e 50 minuti. E lo…

Grande impresa in solitaria di Jim Reynolds.

Ha salito, e poi ridisceso, la Cresta Nord-Ovest del Fitz Roy, l’iconica vetta della Patagonia, in 15 ore e 50 minuti. E lo ha fatto in solitaria e senza alcuna protezione. Così il 25enne climber americano Jim Reynolds è nuovamente entrato nella storia.

Dopo aver già stabilito nel 2017, in cordata con Brad Gobright, il record di salita in velocità  di “The Nose”, su El Capitan, Reynolds ha tentato la salita delle vette di Patagonia. E al primo tentativo è riuscito a stabilire il record in un’impresa ai limiti del survival. Sì, perché Jim Reynolds è salito sul Fitz Roy attraverso una lunga via di montagna con neve e ghiaccio, la sua lunghezza, la lontananza, e la curiosa decisione di evitare di usare una corda per scendere.

E così è stato: scarpe da arrampicata, un sacchetto di gesso e una straordinaria abilità hanno permesso a questo giovane e quasi sconosciuto climber di entrare nella storia. Prima di tentare la salita ha aspettato tre mesi, studiando il clima e attendendo il momento giusto. Che è arrivato lo scorso 21 marzo.

A raccontare l’impresa di Jim Reynolds è stato il National Geographic, che è sceso nei dettagli dell’avventura. Nell’articolo viene spiegato che tecnicamente la via scalata in free solo da Reynolds sul Fitz Roy (difficoltà  5.10c), è  tecnicamente molto più facile della salita in free solo di Honnold su  Freerider El Capitan, in Yosemite: 5.10c contro 5.13a. Ma sono le particolarità del modo in cui il Fitz Solo è stato salito e disceso che rendono l’impresa “epica”. “È incredibile che questo sia accaduto”, ha dichiarato Rolo Garibotti, alpinista argentino di fama mondiale e esperto in Patagonia. “Parleremo di questo per molto, molto tempo…”.

 

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L’Adventure Outdoor Fest 2019 si sposta ai piedi della Marmolada, per ricostruire un bosco

La nuova location pensata per dare una mano concreta ai boschi devastati dalla tempesta “Vaia”dello scorso autunno Un intento nobilissimo, dettato da un grande amore per la natura e per…

La nuova location pensata per dare una mano concreta ai boschi devastati dalla tempesta “Vaia”dello scorso autunno

Un intento nobilissimo, dettato da un grande amore per la natura e per la vita all’aria aperta, anima la settima edizione dell’Adventure Outdoor Fest. La manifestazione, infatti, quest’anno ha deciso di cambiare location e di approdare, al 25 al 28 luglio 2019, nel Medio Alto Agordino (BL). Uno dei luoghi più affascinanti delle Dolomiti, pesantemente colpito dal maltempo dei mesi scorsi, che ha bisogno di rinascere.

Ecco che il festival, diventato negli anni il punto di riferimento per gli amanti dello stile di vita outdoor e della montagna e per gli appassionati di natura e avventura tende la sua mano. Durante la tre giorni si parlerà diffusamente delle nostre foreste e di cosa possiamo fare per prenderci cura di un bene comune dall’immenso valore, soprattutto alla luce delle problematiche ambientali che stiamo vivendo in questa epoca. Ma soprattutto parte del ricavato delle iscrizioni alle attività in programma sarà devoluto a favore della ricostruzione di un bosco a Livinallongo.

I danni della tempesta Vaia nei boschi bellunesi

L’edizione 2019 dell’Adventure Outdoor Festival è del tutto speciale. È frutto della collaborazione di Adventure Outdoor Italia con il progetto Dolomites Maadness, brand di destinazione che riunisce i 7 comuni di Rocca Pietore, Alleghe, Cencenighe, Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana, San Tomaso Agordino e Taibon Agordino.

Un programma ricco di esperienze, dal Trail al Bushcraft

Il programma della manifestazione è ricco di esperienze e attività sportive, e l’Adventure Outdoor Fest rappresenta un’occasione unica per riconnettersi alla natura, ricaricarsi grazie ad essa, e trovare equilibrio e armonia dentro e fuori se stessi. L’edizione 2019 nel Medio Alto Agordino sarà un evento durante il quale vivere di cose semplici, in perfetto spirito survival. Trail, climbing, bushcraft adventures, e molto altro per approfondire tematiche legate alla natura e agli sport outdoor.

In agenda sono numerosi gli appuntamenti previsti per scoprire o rivivere alcuni dei luoghi meno conosciuti e più autentici delle Dolomiti. Sia per chi è appassionato di trekking, di mtb o di trail running, sia per chi ama l’arrampicata e l’alpinismo su roccia dolomitica. Tra questi trekking con l’autore, bushcraft sotto le stelle, una speciale gara di trail running, tra storia, natura e panorami mozzafiato, corsi di slackline e highline, concerti in rifugio e racconti attorno al fuoco. E poi pratiche di mindfulness, barefoot hiking e forest teraphy. Imperdibile, poi, gli Adventure Movie Awards, con la proiezione di alcuni tra i documentari e cortometraggi dedicati all’avventura e all’esplorazione. Così come gli incontri con diversi protagonisti di questo affascinante mondo, presenti per raccontare le loro storie, le loro passioni e i loro sogni.

 

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Free solo, un survival da Oscar – Survival & Reporter

Il film del National Geographic ha vinto l’Oscar come miglior documentario La storia è quella dell’americano Alex Honnold, che ha scalato senza corde e imbragature una parete di circa 900…

Il film del National Geographic ha vinto l’Oscar come miglior documentario

La storia è quella dell’americano Alex Honnold, che ha scalato senza corde e imbragature una parete di circa 900 metri nel parco di Yosemite, in California. Mai prima d’ora un film di arrampicata aveva vinto il più famoso e prestigioso premio del cinema.

Free Solo, diretto dalla documentarista Elisabeth Chai Vasarhelyi e dal fotografo e regista Jimmy Chin, ha sbaragliato gli altri candidati: Hale County, This Morning, This Evening (diretto da RaMell Ross), Minding the Gap (diretto da Bing Liu), Of Fathers and Sons (diretto da Talal Derki) e RBG (diretto da Betsy West, Julie Cohen).

Alex Honnold, il 3 giugno 2017, è stato il primo uomo al mondo a salire sulla della via Freerider di El Capitan in 3 ore e 56 minuti, riuscendo a compiere un’impresa impossibile. Tanto impossibile che il New York Times la definita “Probabilmente la più grande impresa nella storia dell’arrampicata su roccia”. Esattamente come il film che racconta la sua storia ha compiuto l’impossibile impresa di vincere l’Oscar. Grazie a Free Solo l’arrampicata è giunta nell’Olimpo del Cinema.

Già da qualche giorno il film è uscito in alcune sale italiane, dopo la premier del 19 febbraio, ed è in tour con una serie di date fino a metà marzo, per un totale di circa 40 serate. Ma per chi se lo perdesse, o volesse rivederlo, è possibile vederlo in streaming online sia sulle due piattaforme di streaming di Apple e Google sia in quella di Amazon. La visione in streaming di Free Solo di Alex Honnold costa 9,99 dollari, qui il trail ufficiale sul canale youtube del National Geographic, che lo trasmetterà in Tv sul proprio canale a partire dal mese di Aprile 2019.

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Perché fare kayak (e non solo) in Repubblica Dominicana? – Survival & Reporter

Dal kayak al canyoning, dal rafting all’arrampicata, e molto altro. La Repubblica Dominicana è la meta ideale per una vacanza avventurosa. Non solo spiagge bianchissime e resort extra lusso, dove…

Dal kayak al canyoning, dal rafting all’arrampicata, e molto altro. La Repubblica Dominicana è la meta ideale per una vacanza avventurosa.

Non solo spiagge bianchissime e resort extra lusso, dove sonnecchiare e farsi coccolare in totale comodità. La Repubblica Dominicana è il luogo ideale per l’outdoor e per gli sport d’avventura. Soprattutto nell’area compresa tra i fiumi Jamao e Yasica. 

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Il comune di Jamao al Norte nella provincia di Espaillat nel nord della Repubblica Dominicana è considerato la meta ideale per praticare il kayak. Sono presenti, infatti, riserve naturali uniche segnate dal passaggio di questi due importanti corsi d’acqua. Qui è bellissimo avventurarsi in kayak, grazie agli oltre 5 km di acque color turchese nelle quali affondare la pagaia fino a raggiungere banchi sabbiosi passando per alberi centenari. 

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Ma soprattutto sono gli abitanti della zona che permettono di far vivere l’esperienza più autentica del viaggio e dell’avventura. Sono infatti sono i giovani sportivi del luogo che accompagnano gli esploratori per tutto il percorso, lungo il quale è possibile anche effettuare fermate per degustare prodotti tipici locali. Oppure cenare insieme a una famiglia del posto.

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Per gustare al meglio l’esperienza dell’esplorazione della Repubblica Dominicana sono molte le attività che oltre al kayak rendono unica l’avventura: canyoning, rafting, arrampicata, percorsi a cavallo lungo il fiume.

Canyoning Arroyo Frio

Tra queste il tour del Canyon de Arroyo Frio. Un canyoning della durata di 5 o 6 ore in un contesto davvero suggestivo. Qui ci si cala nelle gole profonde e strette scavate nella roccia per ammirare le imponenti 18 cascate da una prospettiva inusuale. Perché tra le numerose attrazioni naturalistiche della Repubblica Dominicana non tutti sanno che ci sono impressionanti cascate che lasciano i visitatori senza fiato e riservano ai più temerari degli scenari davvero inediti.

Foto del Ministero del Turismo della Repubblica Dominicana

Un’altra esperienza da provare è la discesa in corda doppia. Include quattro ore di arrampicata lungo il canyon del fiume. Una magica avventura che conduce fino alle impressionanti cascate. Fondamentale avere una buona preparazione fisica e una conoscenza della tecnica di discesa in corda doppia perché il percorso riserva emozioni forti. 

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Non è mai troppo tardi per scalare una parte verticale – Survival & Reporter

Greta Plowman, 99 anni, si è cimentata per la prima volta nella scalata di una parete di sei metri. A mani nude Spesso ci si sente dire che si è…

Greta Plowman, 99 anni, si è cimentata per la prima volta nella scalata di una parete di sei metri. A mani nude

Spesso ci si sente dire che si è troppo vecchi per affrontare uno sport nuovo o un’impresa che metta alla prova il nostro corpo. Forse anche la signora Greta Plowman se l’è sentito dire. Ma lei non ha dato peso alla cosa e così è entrata nel Guinness dei Primati. Ha arrampicato una parte verticale di sei metri guadagnandosi il soprannome di “spidergran”, nonna-ragno. Mai nessuna prima di lei. 

L’arzilla nonnina, che ha 99 anni e vive ad Hatfield, nella contea dell’Hertfordshire (Inghilterra), era andata al Manchester Climbing Center per assistere alla performance di sua figlia che ha ben 70 anni. Ne è rimasta affascinata e ha deciso di provare a fare lo stesso, sebbene nella sua lunga vita non si fosse mai cimentata in imprese del genere.


Detto fatto. Aiutata da un nipote, che ha anche ripreso la sua performance Greta Plowman ha indossato l’imbragatura e a mani nude si è arrampicata su per la parete verticale alta sei metri. Un video della BBC ne testimonia l’incredibile impresa.

Portata a termine la sua arrampicata da record la nonnina ha dimostrato di avere un’ottima padronanza della tecnica. “È stato meraviglioso! Davvero emozionante! Le dita mi dolevano un po’– ha dichiarato – ma ho imparato a spingere di più con i piedi e questo ha fatto la differenza”. Roba da fare invidia ai giovani che si avvicinano al climbing.

La nonna-ragno compirà cento anni il prossimo mese di maggio e per l’occasione ha deciso di provare un’altra avventura. Ancora non ha annunciato in quale impresa si vorrà cimentare ma c’è da scommettere che riuscirà a stupire. Pare che si voglia dare al rafting o alla discesa discesa in corda doppia.

Ma nonna Greta è in buona compagnia. Ad Harlem vive Ida Keeling che alla veneranda età di 103 anni è la più anziana velocista dei 100 metri. indomita nella sua passione per la corsa, la Keeling percorrendo 100 metri in meno di un minuto.

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Vuoi arrampicare? Vai a Milano – Survival & Reporter

Dal Milano Climbing Expo ai nuovi spazi olimpionici della palestra Rockspot, il capoluogo lombardo diventa una grande parete verticale  Milano è diventata la capitale dell’arrampicata. Per fare allenamento in vista…

Dal Milano Climbing Expo ai nuovi spazi olimpionici della palestra Rockspot, il capoluogo lombardo diventa una grande parete verticale 

Milano è diventata la capitale dell’arrampicata. Per fare allenamento in vista della bella stagione e preparare così le uscite in falesia. Sotto la Madonnina sembra che il climbing prenda sempre più piede, riuscendo a soddisfare anche le esigenze più particolari e sofisticate. 

Ecco perché nel fine settimana, presso la palestra Urban Wall di Pero si svolge la seconda edizione del Milano Climbing Expo. L’appuntamento è per il 25 e 26 gennaio, un festival dedicato all’arrampicata e alle attività outdoor in montagna. Grandi atleti dell’arrampicata e dell’alpinismo e ospiti eccellenti incontrano il pubblico e mettono a disposizione competenze e segreti.

Un momento dell’edizione 2018 del Milano Climbing Expo

Tra gli ospiti Kilian Fischhuber, Gabriele Moroni, Laura Rogora, Stefano Ghisolfi (fresco salitore dell’9b+ di Perfecto). E poi Jacob Shubert (due volte campione del mondo Lead), Jessica Pilz (neo Campionessa del Mondo Lead e Bronzo nella Combinata Olimpica). Infine il fortissimo Marcello Bombardi (Campione italiano Boulder 2018, vincitore di una Coppa del Mondo Lead a Chamonix nel 2017). 

Ma soprattutto ospite d’eccezione quest’anno al Milano Climbing Expo è la squadra olimpica d’arrampicata della Repubblica Popolare Cinese. Ha scelto la palestra Urban Wall per preparare i suoi atleti in vista delle prossime competizioni internazionali e delle qualificazioni alle Olimpiadi di Tokyo del 2020.

E poi molti workshop tematici, in programma per sabato 26, che saranno interamente gestiti da atleti e Guide Alpine. Gli appassionati potranno scegliere di scalare nelle discipline Lead e Boulder con i più forti scalatori del mondo, di analizzare alcune Metodologie di Allenamento con l’Istruttore e laureato in Scienze Motorie Andrea Giani, oppure potranno lavorare con il fisioterapista-climber Silvio Reffo nel ww Physio-training. 

Ai più audaci Jacopo Larcher e Barbara Zangerl, Jorg Verhoeven e Katharina Saurwein, Luca Moroni e Federica Mingolla faranno assaggiare le Big Wall, l’esperienza Trad ed il Dry Tooling. Si potranno migliorare aspetti relativi alla sicurezza della assicurazione in sosta con la guida Alpina Alberto Marazzi. Infine la guida alpina Michele Maggioni porterà il Paraclimbing nella palestra Urban Wall. Insomma, una grande festa per gli appassionati di climbing, ma anche un modo per avvicinare chi guarda le pareti verticali con curiosità senza aver mai arrampicato. 

La nuova palestra Rockspot

Ma l’arrampicata a Milano non è solo il Climbing Expo. A cinque anni dall’apertura la storica palestra Rockspot di via Fantoli cambia nome e diventa olimpionica, visto che l’arrampicata farà il suo ingresso ufficiale nei Giochi di Tokio 2020. In tutto 3000 metri quadrati occupati da pareti, quattro torri, un’area training e muri d’arrampicata. Una superficie quadruplicata, che arriva a 16 metri d’altezza e fino a 20 metri di sviluppo, con 300 possibili itinerari di corda. Uno spazio attrezzato con strutture certificate per tutte le specialità olimpiche: bouldering, lead climbing e speed climbing.

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Cinque storie incredibili di sopravvivenza – Survival & Reporter

Storie di tempi recenti e di tempi antichi. Tutte accomunate da una incredibile forza di vivere. Anche in situazioni estreme Lo spirito di avventura e il desiderio di mettere in…

Storie di tempi recenti e di tempi antichi. Tutte accomunate da una incredibile forza di vivere. Anche in situazioni estreme

Lo spirito di avventura e il desiderio di mettere in circolo l’adrenalina sono parte del dna di ogni survivalista che si rispetti. Ma c’è anche di chi, suo malgrado, si è trovato di fronte al rischio vero e ha saputo vincere la paura. Nervi d’acciaio e sangue freddo sono la cifra comune a queste cinque incredibili storie di sopravvivenza.

1 Josè Salvador Alvarenga, che è sopravvissuto alla deriva nel Pacifico per 14 mesi.

Primo posto di diritto, anche per una questione di vicinanza temporale, spetta a José Salvador Alvarenga. La sua avventura sembra uscita da un film di Hollywood sullo stile di Cast Away. Una storia talmente strana che spesso è stata messa in dubbio. Pescatore di professione, quando aveva 37 anni, Alvarenga riuscì a sopravvivere per 14 mesi dentro una barca di vetroresina lunga solo tre metri, dopo che la sua imbarcazione andò alla deriva nell’Oceano Pacifico. Tutto inizia il 17 novembre 2012, nel Chiapas messicano. Alvarenga a un amico escono a pesca e si portano l’occorrente per stare fuori un giorno e mezzo. Specchio, rasoio, spazzolino da denti, due cambi d’abito, oltre a un gps, una radio con le batterie quasi scariche, e novantuno chili di ghiaccio. Una tempesta li sorprende a 50 miglia al largo. L’amico di Josè muore, lui sopravvive cibandosi di pesci e bevendo il sangue degli uccelli che riusciva a catturare con armi e trappole rudimentali da lui costruite. Tocca terra il 30 gennaio 2014 sulla spiaggia di Tile Island, nelle isole Marshall. 6.700 miglia più in là di dove era salpato.

José Salvador Alvarenga

2 Harrison Okene vivo dopo 3 giorni sott’acqua

A salvare questo cuoco nigeriano è stata la Coca Cola. Una storia surreale, la sua. L’uomo è l’unico sopravvissuto al naufragio della barca su cui lavorava, 30 metri sotto il mare. Harrison Okene quando l’imbarcazione si capovolse per via del mare grosso, si trovava casualmente in bagno. Forzò la porta e iniziò a scivolare lungo il soffitto di un corridoio. Finì in un altro bagno, dove si era formata una bolla d’aria alta circa un metro. Lì Okene ha vissuto al buio per circa 60 ore, senza cibo e avendo solo della Coca-Cola da bere, sperando nell’arrivo dei soccorsi. I primi soccorritori non si accorsero di lui, ma quando tornarono Okene uscì dalla sua bolla d’aria e andò in cerca di loro,  riuscendo a individuarli grazie alle luci delle torce. 

Il video del salvataggio di Harrison Okene

3 Aron Ralston, che ha ispirato il film “127 ore”

L’incredibile avventura di Aron Ralston è avvenuta nel 2003, e rappresenta un concreto esempio di tenacia e resilienza, che fa riscoprire quanto possa essere forte la determinazione di una persona. Climber di professione, il 26 aprile del 2003 Ralston decise di arrampicarsi in solitaria nel Blue John Canyon, nello Utah. Mentre scendeva in uno dei numerosi stretti passaggi del canyon smosse accidentalmente un grosso masso, che gli schiacciò il braccio e glielo incastrò contro la parete di roccia. Per 5 giorni, 127 lunghissime ore, rimase intrappolato, senza cibo né acqua, in preda all’agonia. Alla fine, stremato e disidratato prende una drastica decisione. Per sopravvivere si amputa il braccio con il coltellino che aveva con sé. Per spezzare di netto l’osso fece leva sulla pietra che lo schiacciava. Dopo l’amputazione percorse 12 chilometri per raggiungere l’uscita del canyon. Incontrò una coppia di turisti olandesi, che chiamarono l’elicottero con cui venne portato in ospedale. Un’esperienza quasi macabra, che diede lo spunto per la realizzazione del film “127 ore”del 2011.

Aron Ralston

4 Ada Blackjack, la Robinson Crusoe donna

Questa inuit di 23 anni, nel 1921, riuscì a sopravvivere per quasi ben 2 anni sull’isola siberiana Wrangel Island, dove i mammut lanosi sopravvissero all’incirca fino al 2500/2000 a.C., cinquemila anni in più dei loro simili sulla terraferma. Ada era partita come sarta al seguito della sciagurata spedizione organizzata dal famoso esploratore artico, Vilhjalmur Stefansson. Abbandonata dal marito aveva bisogno di soldi per curare il figlio malato. Dopo due anni completamente isolati i membri della spedizione tentarono di raggiungere la Siberia, attraversando il mare ghiacciato. Ma di loro non si seppe più nulla. Ada sopravvisse, imparando a cacciare per cibarsi. Il 20 agosto 1923, dopo quasi due anni di permanenza sull’isola, la goletta Donaldson, riuscì ad arrivare sull’isola a salvarla. 

Ada Blackjack

5 Alexander Selkirk, per 4 anni su un’isola deserta nel 1700.

Quella di Alexander Selkirk è una storia di survivalismo duro e puro del 1700. Lui stesso, infatti, ha deciso di vivere come naufrago, ritirandosi in solitudine su un isola deserta. È riuscito a rimanerci per ben 4 anni, imparando a sopravvivere solo con ciò che la natura poteva offrirgli. Se Ada Blackjack è la Robinson Crusoe donna, Selkirk può essere considerato il Crusoe in carne e ossa. O forse è proprio l’ispiratore del romanzo. Era un pirata scozzese, che dall’ottobre 1704 al 2 febbraio 1709, visse su un’isola deserta dell’America Meridionale, dopo essere stato abbandonato dal suo capitano nell’Oceano Pacifico. Il resoconto della sua avventurosa vita è narrato nel libro di Woodes Rogers “A cruising voyage round the world: first to the South-Sea, thence to the East-Indies, and homewards by the Cape of Good Hopeworld”, pubblicato nel 1712, con un resoconto dell’avventura di Selkirk.

Alexander Selkirk
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